La presenza di una qualsiasi specie vegetale in un determinato ambiente non è mai casuale ma deriva dalle esigenze ecologiche della specie da vicende storiche più o meno recenti. Per questo complesso di cause, specie simili tendono a riunirsi in ambienti simili, formando "comunità vegetali". L'insieme delle specie vegetali di un territorio, cioè la "flora" di quel territorio, si ripartisce, quindi, in combinazioni più o meno stabili di specie e l'insieme delle comunità vegetali forma la "vegetazione". La stabilità delle comunità vegetali dipende dal grado d' integrazione (cioè di "non concorrenza") esistente tra le specie per quanto riguarda la luce lo spazio.È facile rendersi conto che le comunità vegetali (per esempio, vari tipi di boschi, di praterie, di cespuglieti) contribuiscono in larga misura a imprimere all'ambiente la sua "fisionomia".Anche le comunità vegetali, come le specie che le formano, non sono distribuite in modo casuale, ma secondo ambiti caratteristici determinati dalle stesse cause che selezionano la presenza delle singole specie: vicende geologiche e climatiche, condizioni attuali di clima e di suolo, opera trasformatrice dell'uomo. Il clima seleziona in modo primario grandi complessi di comunità vegetali e permette cosi di individuare, in senso altitudinale, le cosiddette "fasce di vegetazione", corrispondenti, in modo approssimativo, alle "zone di vegetazione" che si osservano in senso latitudinale. Queste fasce, di regola, sono caratterizzate in base alle comunità forestali che si svilupperebbero se non vi fossero alterazioni umane o diversificazioni di habitat dovute, per esempio, alla presenza di suoli particolari e molto selettivi nei confronti della vita vegetale, o condizioni orografìche anch'esse limitanti.Uno schema delle fasce di vegetazione attualmente riconoscibili in Italia, che comprende accanto alle formazioni forestali stabili, le principali modificazioni strutturali dovute all'azione dell'uomo, può essere il seguente:- FASCIA MEDITERRANEA: Formazioni sempre verdi di oleastro (Olea oleaster) e lentisco (Pistacia lentiscus), querceti con lecci (Quercus ilex). Degradazioni a macchia e gariga. Presenza di colture agrarie.- FASCIA SUBRNEDITERRANEA: Boschi con prevalenza di querce a foglie caduche o semipersistenti (che cadono nella primavera). Diffusione di antiche coltivazioni di castagno. Presenza di colture agrarie.- FASCIA MONTANA: Boschi di faggio (Fagus sylvatica), raramente di faggio e abete bianco. Nei territorio alpino, soprattutto boschi di conifere dominati dall'abete rosso (Picea abies). Grande sviluppo dei prati da fieno e dei pascoli primaverili.- FASCIA BOREALE O SUBALPINA: Arbusteti a rododendri e mirtilli, con larice (Larix decidua) e cembro (Pinus ceinbra) nelle Alpi; faggi cespugliosi e cespuglieti a mirtilli nelle montagne più elevate dell'Appennino settentrionale e centrale. Pascoli estivi.- FASCIA ALPINA: Praterie a carice ricurva (Carex curvula su suoli acidi; praterie a carice sempre verde (Carex sempervirens) e sesleria cerulea (Sesleria coerulea) su suoli basici prevalente mente calcarei. Frequenti esempi di vegetazione rupicola e periglaciale.