Trattare sullo sviluppo della tecnologia da parte dell'uomo preistorico porta fatalmente a considerare alcuni aspetti della psicologia che è in dinamica evoluzione rispetto alle acquisizioni tecnologiche.Attraverso un superficiale esame di oggetti che diciamo costruiti intenzionalmente, specie se estremamente primordiali, non è certamente facile cogliere il passaggio, da uno stadio tipicamente animalesco a quello umano; basta però soffermarsi con attenzione su uno strumento o più strumenti primitivi per riuscire a cogliere, attraverso la loro analisi, le prime manifestazioni di conoscenza tecnologica e, quindi, l'intelligenza del soggetto realizzatore.E proprio attraverso questa accurata analisi che in effetti si è in grado di scoprire se gli artefici di primitive industrie furono animali dotati di spirito di osservazione, determinandone così il loro grado di umanità.Certamente non sono strumenti veri e propri quelli di cui si servono intenzionalmente alcuni animali per arrivare al cibo, per difendersi, quali frammenti di rami, pietre od altri oggetti lanciati contro un ipotetico nemico; questi oggetti rappresentano solo mezzi extrasomatici atti alla difesa o a procurarsi del cibo.Vediamo quindi come si è pervenuti alla tecnologia.Supponiamo che un primate, avendo raccolto un sasso, di peso e di dimensioni accettabili, lo abbia scagliato e questo, urtando contro un corpo duro, si sia scheggiato, permettendogli di immagazzinare tale esperienza indiretta.Consideriamo ora lo stesso individuo che, non trovando accanto a sè o nei suoi pressi, un ciottolo delle dimensioni volute, si sia portato sul punto di caduta, per raccogliere una delle parti scheggiate, la più grossa, lanciandola a sua volta e allontanando cosi definitivamente il suo presunto aggressore; anche questa esperienza verrà immagazzinata proprio perché dimostratasi valida per la sopravvivenza.Ora se il nostro primate dovesse imbattersi in analoga situazione, egli cercherà nuovamente un sasso idoneo ad essere lanciato per esercitare una difesa, ormai ritenuta valida; se non dovesse trovare un oggetto atto allo scopo, perché molto grande o pesante, egli cercherà, molto probabilmente, di ridurlo di dimensioni, frantumandolo, perché sa ormai che una parte di esso potrà ben essere contenuta nella sua mano ed avrà il pesoottimale per essere lanciata ad una certa distanza oppure usata come arma di difesa.Questa piccola scoperta, grande dal punto di vista intellettivo, una volta diffusa nel branco, verrà trasmessa alle generazioni successive e qualche discendente, possiamo immaginarlo, associerà il concetto di frammento di sasso a quello di spigolo acuto, di bordo tagliente, di oggetto lacero contundente.Possiamo quindi arguire che da questo momento sarà generalizzato l'uso di rompere sassi prima di lanciarli.Ma siamo di fronte ad uno strumento o ancora manca qualche cosa per definirlo tale? Dobbiamo dire, con tutta franchezza, che se quel primate è indubbiamente dotato di conoscenza non sappiamo quanto lo sia di intelligenza. Egli ha però sicuramente superato il primo gradino di un'evoluzione tecnica irreversibile.Da questo esempio è facile capire perché gli studiosi di preistoria abbiano rivolto la loro attenzione ai manufatti litici.Vediamo ora cosa si sa sulle pietre scheggiate e quali conoscenze possono essere tratte attraverso il loro studio. L'analisi tipologicaUna prima domanda che il profano si pone sempre, di fronte a strumenti litici, è quella se essi siano stati realizzati intenzionalmente e quali siano le percentuali di sicurezza che ha il paleontologo nell'attribuirli ad azioni di volontà precisa a determinarli.Il primate o l'ominide ha foggiato i suoi primi strumenti litici distaccando delle schegge, mediante percussione, da nuclei più o meno grandi.Egli ha imparato a ben riconoscere la materia prima da usare, scegliendo strutture adatte, di tipo vetroso, quali tutti i diaspri, le pietre silicee o ricche di silice, i calcari duri, le quarziti microgranulari, i vetri vulcanici, alcuni tipi di lava ed arenarie.Prima di parlare di tecniche, a questo punto, vediamo cosa avviene eseguendo una scheggiatura.Se si esercita una pressione su di una pietra, mediante un colpo vibrato da un corpo duro, un altro ciottolo ad esempio, le linee di forza generate non si esplicano lungo un asse la cui direzione coincide con la direzione della pressione stessa, ma si propagano secondo la superficie di un cono, con il vertice posto nel punto in cui, sulla pietra stessa, si è esercitata la pressione; l'asse del cono coincide sempre con la direzione della pressione.Colpendo ora un nucleo con un corpo contundente (percussore), o battendolo contro un'incudine (percussore dormiente) le forze che si originano all'interno della pietra diventano vibrazioni che, quanto più profondamente si propagano, tanto più violento è stato portato il colpo. Tali vibrazioni, procedendo all'interno della pietra, tendono a smorzarsi ed il cono, perduta la sua forma regolare, tende ad addolcirsi, provocando a volte delle ondulazioni. Il nucleo, cioè il blocco di materia grezza, che nel frattempo si è spaccato, mostrerà, da una parte, la forma di detto cono, e dall'altra il suo negativo. Il rigonfiamento, presente sulla scheggia, prende il nome di bulbo di percussione; la porzione del blocco di materia grezza che riceve il colpo chiamasi piano di percussione ed il punto colpito punto di impatto. Il piano di percussione risulta a volte appositamente preparato mediante il distacco preliminare di una serie di piccole schegge.La porzione del piano di percussione che rimane sulla scheggia distaccata, dicesi tallone della scheggia e se il piano di percussione è stato preparato, anche nel tallone si noteranno le tracce della sfaccettatura, presentandosi essa ad angolo diedro o come un piano orizzontale sfaccettato.Del prodotto di scheggiatura chiameremo asse la linea immaginaria che prolunga la direzione del colpo di percussione e che passa per il punto di impatto. La scheggia sensu lato presenterà una faccia inferiore, ventrale o piana ed una faccia superiore o dorsale che è quella esterna e che può presentare porzioni di cortice del nucleo se questo è costituito da un ciottolo o da un blocco distaccatosi da tempo dalla matrice originale.Della parte distaccata, la parte più vicina al tallone dicesi prossimale e l'opposta distale.Il prodotto di scheggiatura dicesi lama se la sua lunghezza, misurata parallelamente all'asse, supera il doppio della sua larghezza; in caso contrario dicesi scheggia.