Avendo trattato sullo sviluppo della tecnologia delle industrie litiche siciliane, illustreremo ora le manifestazioni artistiche di questo periodo, ricercando, come sempre, riferimenti nel mondo del Paleolitico.L'uomo del Paleolitico superiore che ha ormai raggiunto, dal punto di vista tecnologico, livelli mai toccati nel taglio della pietra, egli non si dedicherà esclusivamente alla realizzazione di alcuni strumenti altamente specializzati per una esclusiva necessità di vita quotidiana, ma il suo interesse verrà anche rivolto alle esigenze spirituali che si manifesteranno con lo sviluppo nascente dell'arte.Se la realizzazione dei cosiddetti perforatori testimonia, in maniera indiretta, l'utilizzo delle pelli per foggiarne vestiario, tenute insieme con sottili strisce dello stesso materiale, oppure per confezionare rudimentali sacche, il perfezionarsi dei bulini, raschiatoi ed altri strumenti offrirà migliori possibilità per la lavorazione dell'osso e dell'avorio o per effettuare incisioni, più o meno sottili su pietra.L'invenzione degli aghi in osso, è ragionevole immaginare, permise di eseguire cuciture più fitte, utilizzando fibre vegetali lavorate ed assottigliate o budella di animali essiccate; con lo stesso strumento vennero anche realizzate collane ornamentali, riunendo conchiglie e denti di animali preparati per la sospensione o per attaccarli su supporti realizzati come copricapi ed altri elementi per proteggere alcune parti del corpo.Questo materiale di raccolta veniva già utilizzato nelle fasi più arcaiche ed è in questo periodo che possono essere intravisti i primi bagliori dello sviluppo del gusto estetico ed artistico.Quando le punte a dorso abbattuto, sottili e a bordi quasi paralleli, verranno immanicate, così come le flechettes (Gravettiano) sebbene fossero state realizzate zagaglie in osso in tutto il periodo culturale detto dell' Aurignaziano, si farà un passo ancora in avanti, per lo sviluppo degli strumenti di caccia, utilizzando anche l'arco.E' proprio durante il Gravettiano, che si perfezioneranno ancor più le tecniche dell'incisione scultorea e quelle pittoriche.L'arte parietale e mobiliare esploderanno quali irrefrenabili necessità legate all'anima ed ai concetti religiosi che prepotentemente inonderanno l'Io profondo.Se è più difficile datare le manifestazioni artistiche parietali, tranne che in casi eccezionali, più facile risulta la catalogazione dell'arte mobiliare perché intimamente legata alla stratigrafia di un dato sito; come se ciò non bastasse saranno proprio questo tipo di manifestazioni artistiche che, a loro volta assurgeranno a veri e propri fossili guida per meglio puntualizzare le varie fasi di sviluppo di questo periodo.In tutto il mondo preistorico si assisterà all'evoluzione stilistica e dell'arte parietale e di quella mobiliare che, nelle fasi finali, raggiungerà modelli evolutivi segnati dalla stilizzazione.Durante il Perigordiano o Castelperroniano pochi risultano i graffiti e le incisioni operate sui grandi blocchi, mentre la materia prima prevalentemente usata sarà costituita da ciottoli di piccola e media grandezza o da liste di pietra su cui verranno tracciati segni interpretati o come rappresentazioni sessuali, prevalentemente femminili, o come parti del corpo di animali.Blocchi lavorati in eguale maniera sono stati rinvenuti in strati assegnati anche all'Aurignaziano arcaico come ad Abri Cellier o a Leussel e a Le Poisson.Simboli vulvari sono presenti a La Ferrassie (Aurignaziano Il) e ad Abri Cellier (Aurignaziano I).A 32.000 anni sono datati i simboli vulvari di Abri Castonet e di Abri Blanchard; da 31.000 a 30.000 anni quelli presenti all'Abri Cellier; da 30.000 a 29.000 anni quelli riscontrati a Laussel , e le vulve intagliate su pietra tenera o incise, presenti anche a Kostjenki (Russia) e datate sempre all'Aurignaziano I, così come il corno palmato del deposito di Pair-non Pair; a 27.000 anni infine daterebbe il simbolo vulvare riscontrato a Brno e a 26.000 quelli di La Ferrassie.Altre datazioni più recenti non si conoscono e sembrerebbe quindi che da 32.000 a 26.000 anni fa l'uomo esprimesse tale simbolo sessuale in maniera estremamente semplice; detta simbologia era probabilmente legata oltre che alla sessualità anche alla fecondità.Come interpretare poi le rappresentazioni plastiche di animali, realizzate in avorio, osso, argilla mista a polvere di ossa e materiale litico?Questi simboli è probabile siano stati legati alla magia per eseguire riti venatori propiziatori.Di questi, pochi esemplari sono stati assegnati all'Aurignaziano I e II (29.000-27.000 anni da oggi) come quelli ritrovati a Vogelherd in Germania che rappresentano plastiche di animali decorate con fossette piatte e scanalature.La stragrande maggioranza di esse sono però attribuite al Gravettiano e segnalate a Avdejevo ed a Kostjenki, in Russia.Il numero più rilevante si riscontra in Cecoslovacchia a Dolnì Vestonice, a Predmosti e a Pavlov.Alcune figurine di animali sono poi ricavate da piccoli ciottoli, a volte leggermente modificati nella loro forma originale, ed incisi per sottolinearne particolari anatomici.Quale significato infine può darsi alle cosiddette "Veneri" realizzate o a basso rilievo o più frequentemente a tutto tondo? Queste ultime sono state rinvenute a Maltà, ad Avdejevo a Kostjenki, a Jelisejevici e a Gagarino in Russia; a Predmosti, a Domi Vestonice, a Petrkovice e nella Grotta di Pekàrna in Cecoslovacchia; a Willendorf in Austria; a Laussel, Lespugue, Sireuil, Tursac e quella a rilievò dell 'Abri Cellier, assegnate all'Aurignaziano francese.In Italia sono note: quella realizzata in steatite, rinvenuta nella Grotta dei Balzi Rossi o di Grimaldi e quelle più piccole in roccia steatitosa; la Venere di Savignano (Modena), quella di stile paleolitico, detta Venere di Chiozza (Reggio Emilia) realizzata in arenaria ed infine le due Veneri di Parabita (Lecce), scolpite in osso, ma prive di un contesto stratigrafico che avrebbe potuto farle attribuire ad un periodo certo.Per ultima ricorderemo la statuetta del Trasimeno anch'essa casualmente ritrovata; tale idoletto è stato ricavato da un piccolo ciottolo le cui forme naturali o leggermente rettificate sono messe in evidenza nelle zone laterali e posteriori con incisioni che, per come sono state operate, permettono di interpretarlo sia in posizione eretta che capovolta.L'arte mobiliare si manifesta anche con incisioni sottili, a volte più marcate, operate con bulino su liste di pietra, su schegge corticate, su blocchi calcarei di piccola e media taglia, ma soprattutto su ciottoli levigati naturalmente.Queste manifestazioni artistiche si riscontrano in tutto il Paleolitico superiore ed in quasi tutti i giacimenti scoperti.Non potremmo certamente elencarle tutte e pertanto ci limiteremo a ricordare i più significativi esemplari scoperti in Italia.Esse si suddividono in quelle realizzate su materiale litico e quelle, sempre graffite, incise su frammenti ossei; le prime si riscontrano in vari giacimenti, ma non sempre in giacitura primaria.Ricordiamo quelle provenienti dal Riparo Tagliente (Verona), realizzate su ciottoli calcarei e che recano incise parte del corpo di uno stambecco, altri mammiferi ed un bisonte (strato Epigravettiano); quelle provenienti dalla Grotta Polesini (Tivoli), realizzate su di un ciottolo che mostrano teste di bovidi, un lupo, cavalli e cinghiali. A volte lo stesso ciottolo reca incisioni sulle due facce, come quello in cui sono stati realizzati una figura antropomorfa su di un lato e quella di un animale sull'altro.Nello stesso giacimento sono state inoltre rinvenute liste di pietra con inciso retrotreno di cervide e la testa di un cavallo; una testa di lepre è poi incisa su di una scheggia corticata.Quelle della Grotta Romanelli (Otranto) sono costituite da ciottoli che recano incisi un toro, dei ruminanti ed un probabile cerbiatto; su una lista di calcare è poi tracciato un felino sottoposto ad incisioni a raggiera e, su un frammento di ciottolo, un cinghiale.Quelle provenienti dalla Grotta Paglicci (Foggia) mostrano arti di animali incisi sul cortice di un frammento di selce (livello Epigravettiano).Nella Grotta di Vado all'Arancio (Grosseto) la testa di un uomo barbuto, risulta incisa su lista di pietra,Nella Grotta La Porta (Positano) un ciottolo reca poi, graffita, la testa probabilmente di un equide.Nella Grotta delle Mura (Bari) sulle due facce di uno stesso ciottolo risultano incise, nella superiore la testa di un bovide ed in quella inferiore alcuni cavalli.La Grotta della Barma Grande (Balzi Rossi) ha consentito il rinvenimento di un bel ciottolo ovalare che lascia intravedere , fra numerose incisioni, la testa di un bovide.Anche in Sicilia la Grotta di Levanzo ha custodito la figura di un bovide tracciata su di un blocco calcareo e la Grotta Giovanna (Siracusa) quella di un toro acefalo, inciso su pietra.Anche a S.Stefano di Quisquina un cervide, inciso su lista di calcare, è stato recuperato in un riparo sotto roccia.Numerosi oggetti d'arte mobiliare sono stati raccolti nei pressi di un riparo sotto roccia in località S. Giovanni (Menfi), che contiene parecchie incisioni lineari sulle pareti e rappresentazioni vulvari sul calcare di base, il tutto da noi presentato all'XI Congresso Internazionale tenutosi a Mainz nel 1987.Gli oggetti d'arte mobiliare più significativi sono costituiti da: ciottolo ovalare con incise numerose raffigurazioni di animali fra cui spiccano un cavallo ed un uro; lista di selce con incisa sul cortice la testa di un cervide; ciottolo piatto di calcare con incisioni di bovidi; ciottolo con inciso un cinghiale in corsa; piccola lista di selce che reca inciso sul cortice un orso ferito che vomita sangue, con una piccola freccia visibile nella zona sotto il collo; piccolo ciottolo con incisa una lepre.Unitamente ad altri elementi d'arte mobiliare di più difficile interpretazione ed all'industria litica recuperata, è in preparazione un ulteriore lavoro in corso di stampa.Solo pochi oggetti realizzati durante il Paleolitico superiore risultano incisi su supporto osseo.Questi elementi d'arte mobiliare sono presenti nella Grotta Polesini e rappresentano cervidi ed una testa di lepre.Anche la Grotta Paglicci ha restituito, in un livello gravettiano, un frammento di osso con incise una serie di "chevrons" che mostrano, fra l'intessitura, il profilo di uno stambecco.Le incisioni operate sulle due facce del frammento di un osso iliaco di cavallo rappresentano poi, in un lato teste di bovidie nell'altro cavalli e cervidi colpiti da frecce impennate (livello Epigravettiano).Infine la Grotta di Vado all'Arancio ha permesso il recupero di alcune teste di bovidi tracciate su tre frammenti ossei.