La più bassa delle superfici litorali riconosciute nella Sicilia meridionale è costituita da una sottile frangia costiera che corrisponde a delle piattaforme di abrasione marina, come è confermato dalla natura dei loro depositi di spiaggia e dalla presenza, nel loro substrato, di perforazioni dovute all'attività di litofagi.Le sabbie provengono dalle calcareniti dorate del Calabriano o dal rimaneggiamento di sabbie appartenenti a superfici successive; possono sovente esservi distinti due livelli anch'essi imprigionati, il più alto posto a m. 2 s.l.m. (Misita IV) che dovrebbe corrispondere ad una delle fasi della regressione post tirreniana 2a parte (lnterwùrm II-III), il più basso costituente l'attuale spiaggia che poggia al limite delle marne del Pliocene medio superiore e Calabriano.Al di sopra di tali livelli fra i 5 ed i 10 m. si riscontra, a volte, un altro livello a Purpura haemastoma che è stato identificato come Neotirreniano (Misita III); seguono, a quota 18-20 e 25-30 m., ulteriori due livelli che hanno liberato esemplari di Strombus bubonius (EMK) e nel talus di raccordo numerosi frammenti di ossa, molari e zanne di Hippopotamus Pendiandi. Dette superfici corrispondono rispettivamente all'Eutirreniano ed al Paleotirreniano (Misita Il e Misita I). Una trasgressione minore è stata recentemente individuata a quota m. 22 s.l.m. e dovrebbe corrispondere alla trasgressione minore interrissiana.Questi livelli sono stati anche riconosciuti nelle foci dei grandi fiumi e nella regione di Mazara del Vallo.Un ulteriore livello, ben netto, è stato individuato nella regione di Agrigento (G. Bianchini e G. Mascle, 1971) ed è stato chiamato Superficie di Mandrascava; la sua quota, nelle vicinanze del mare, è posta a circa 40 m. di altezza.Su tale livello, datato al Mindel III (regressione mindeliana Il parte) sono stati raccolti dei tronchi silicizzati di Quercus sp. specie mediterranea ed un molare di Mammuth (Elephas primigenius Blumenbach) ed alcune amigdale. In uno strato posto inferiormente e corrispondente alla trasgressione minore intermindeliana, suddiviso da quello precedente da una formazione di sabbie a stratificazione obliqua, di notevole compattezza e spessore, abbiamo rinvenuto un cranio umano frammentato del genere Homo erectus in assoluta giacitura primaria, con associate industrie del gruppo della Pebble culture o cultura su ciottolo (stadio IV) e due focolari con ceneri e strumenti a cortice patinato in bruno perché bruciati.Ciò testimonia inconfutabilmente che l'uomo in Sicilia nell'intermindel II-III non solo era in grado di utilizzare il fuoco ma anche di riprodurlo.Questo livello che corrisponde al Siciliano II è detto superficie di Mandrascava ed è riscontrabile anche ad Est di Sciacca in località Torre del Barone e Mollinelle, poste a m. 35 s.l.m.Sempre nella regione di Agrigento, sono stati individuati da Realmonte a Montegrande diversi giacimenti che hanno restituito quelle che sono giustamente ritenute fra le più antiche industrie dell'Europa (Pebble Culture).Detti strumenti sono stati ritrovati e sulla superficie di Macauda, che corrisponde al Siciliano I, la cui quota si sviluppa, nelle vicinanze del mare, da 65 a 75 m., livello che ha liberato numerosi resti di Elephas antiquus (Falconer e Cautley) e sul livello detto di Magaggiari, posto a quota m. 111 s.l.m. La superficie di Macauda trae tale nome da quella che si sviluppa più ad Est (Torre di Macauda) e che risulta costituita da cordoni di ciottoli cementati, ricoperti da marne sabbiose.Nel 1889 Di Stefano descrisse una bella e ricca fauna proveniente da quei giacimenti e Gignoux nel 1913 la attribuì al Siciliano; Trevisan e Di Napoli nel 1937 citarono ugualmente delle ricche faune siciliane provenienti da due giacimenti posti più ad Est e precisamente: il primo riscontrato nella Valle del Belice ed il secondo nella Valle del Nadione (regione fra Selinunte e Mazara del Vallo). A San Giorgio del Gorgo, infine dovevamo recuperare, nel talus di raccordo di questa superficie, (G. Bianchini e G. Mascle, 1971) numerosi resti di Elephas antiquus (Falconer e Cautley). Tutto ciò conferma l'attribuzione di questa superficie al Siciliano I.La Superficie di Magaggiari corrisponde invece ad una superficie strutturale, rimaneggiata per erosione, che taglia dei livelli di età variante dal Calabriano al Lias inferiore.Essa trae tale nome (Mascle 1968) da quella che si sviluppa nella regione compresa tra Menfi e Montevago; si tratta, in particolare, di un deposito continentale di tipo pediment (cioè di una regione arida che si forma fra aree montuose o bacinali) ricoperto da un mantello discontinuo di sabbie fulve, azoiche e da ciottoli a patina rossa, ben rotolati, costituiti prevalentemente da quarzite fine che alla frattura mostra un colore bruno o verde, tipico della base del Numidiano esterno.Lo svilupparsi di una crosta pedologica calcarea trasformerà i vari livelli in calcareniti o in conglomerati molto compatti.L'origine settentrionale di detti ciottoli, la loro patina ed il colore fulvo delle sabbie, prive di fossili, a cui sono mescolati, nonché la forma piatta della stessa superficie, lasciano considerare tale livello come un deposito continentale Villafranchiano.li suo limite a Nord-Est corrisponde, grosso modo, a quota m. 400 ed a Sud a quota m. 111 s.l.m.Detta superficie si presenta in questa zona fortemente smantellata dalle valli formate dai fiumi Belice e Carboi; a Sud raramente rispetta un possibile raccordo con una piattaforma marina, meno che a Castellazzo di Ribera, dove sormonta una seconda superficie (Siciliano I).I depositi che la ricoprono si presentano qui costituiti da sabbie bianche o giallicce che riempiono delle cavità che si mostrano sotto forma di tubolari od utricoli, dovuti all'attività di anellidi e molluschi marini, nel substrato dei trubi.Ed Est di Sciacca, la superficie di Magaggiari la si ritrova nei pressi di Ribera e di Calamonaci formando, fra le altre, la piana di Magone.Alcune tracce sono state inoltre individuate più a Nord sulle crete di Poggioreale fino a Santa Ninfa; detta superficie forma poi la vasta piana di Misilfurme, a Nord di Sciacca e del Carboi.Più ad Est questo livello è ben testimoniato a Pergole, sempre in territorio di Realmonte, e qui si raccorda alla superficie di regressione centro-siciliana, interpretata come la traccia della regressione del mare che, iniziata a Nord, nel corso del Pliocene superiore di Enna e Leonforte va a toccare a Sud i depositi dei Calabriano, evidenziando il ritirarsi del mare; l'erosione continentale, dal canto suo, rimaneggia e riprende in parte detta superficie, già piana, di età compresa tra il Siciliano I, la cui piattaforma è situata in un livello inferiore, e la fine del Calabriano, che da essa è tagliato, ivi compreso a Sud l'olistostroma, anch'esso calabriano, presente a Capo Rossello (Realmonte).A Pergole cosi come a Castellazzo di Ribera è pertanto, e per la prima volta, ben evidenziata la tanto ricercata relazione fra il Villafranchiano continentale ed il Calabriano marino.Esposte le principali determinazioni geologiche che hanno permesso di individuare ben sette spiagge marine fossili e dopo avere nel contempo indicato i rinvenimenti paleontologici più importanti, legati ai vari livelli rinvenuti, è ormai tempo di valutare attentamente il rinvenimento del cranio MDS - AG 2840 di Mandrascava. TERRENI EMERGENTI DURANTE IL PILOCENE IN SICILIADopo l'assestamento Messiniano, il mare durante il Pliocene si riimmise nel nel bacino del Mediterraneo prosciugato.Questo mare si installò su di un paesaggio a morfologia contrastata e non su di un demanio uniformemente piatto.I demai mediterranei, ed in particolare la Sicilia, si trovano, in quest'epoca, in corso di deformazione a causa dell'avvicinamento tra Africa ed Europa, il che ha provocato mutamenti nella morfologia.Le serie del Pliocene inferiore sono, in Sicilia, generalmente molto omogenee e presentano la facies detta "Trubi", fase pelagica, relativamente profonda; ciò nonostante, in diversi livelli, esistono indici di facies costiere.Si riscontrano elementi provenienti da organismi viventi in acque più profonde, quali Alghe e formazioni Coralline; si notano inoltre elementi detritici ammassati ad aree emergenti.Tali facies sono ben conosciute a Lascari e sono presenti egualmente a nord dei Monti Sicani, nella regione di Poggio Reale ed a sud di Sciacca.Nella regione di Sambuca e di Burgio, conglomerati indicano la distruzione di rilievi o affioramenti di serie Mesozoiche.I rilievi corrispondono ai Monti Sicani Centrali (Catena dei Monti Genuardo, Barracù, Columbra, Rose, Lucerto, Pietra Fucile) e ai Monti Sicani meridionali (P.Telegrafo).Alla fine del Pliocene inferiore e nel Pliocene Medio i Monti Sicani meridionali formeranno un'isola o un insieme di isole, in prossimità di un ampio demanio emergente che ricopre metà della Sicilia (Monti Peloritani, Nebrodi, Madonie, Sicani).Le tracce di riva sono segnate intorno ai Monti Sicani meridionali