Alle soglie dell'attuale umanitàDa 40.000 a 35.000 anni fa, nel corso dell'ultimo periodo glaciale (Wurm), farà la sua repentina comparsa, sulla scena dell'evoluzione, un altro tipo di Homo la cui fronte è ormai diritta, la faccia pressappoco piatta, ed il mento ben sviluppato; la sua altezza ha già raggiunto in media i m. 1,60 e la sua capacità cranica i 1.400 centimetri cubici.Oggi si ritiene che detti soggetti, dopo avere subito drastiche estinsioni dovute a selezioni legate agli eventi succedutisi nel nostro pianeta e che li hanno portati alla quasi totale scomparsa, siano sopravvissuti nel Sud Africa e da quì siano emigrati a ripopolare, in una seconda ondata, il mondo, circa 150.000 anni fa.I loro resti sono stati ritrovati in una grotta nei pressi del fiume Klassiens in una grotta posta quasi in riva al mare. E' satat questa la seconda migrazione, simile a quella precedentemente intrapresa dall'Homo ergaster. Pervenendo alla Rift Valley e spingendosi sempre piu a nord hanno invaso l'Eurasia attraverso quei lempi di terra che ancora e per la seconda volta, univano l'Africa all'Europa, passando anche attraverso il ponte Siculo-Tunisino.Fra breve saranno fissate stabilmente le diverse attuali razze che trarranno origine, in periodi e zone differenti, da due grandi aree: la prima compresa fra le rive africane atlantiche e le isole della Melanesia, e la seconda che coincide con l'Eurasia.Si potranno cosi distinguere 4 gruppi originari e cioè:- l'Equatoriale che comprende Australoidi e Negroidi;- la Boreale che comprende Mongolidi ed Europeidi;- la Sub-Equatoriale che comprende Paleoindidi ed Etiopidi;- quella dell'Oceano Pacifico e del Continente Americano che comprende Polinesidi ed Americanidi. L'Homo Sapiens-sapiens in SiciliaGià da tempo sono conosciute le industrie del Paleolitico superiore siciliano ed alcune notizie sul loro rinvenimento sono state già fornite nel contesto della storia delle ricerche effettuate nell'isola.Ben pochi risultano invece gli studi di natura paleoantropologica che si sono interessati di questi nostri più vicini progenitori.Fra i resti scheletrici siciliani meglio studiati, possiamo infatti solo citare quelli rinvenuti nell'ormai famosa grotta di S. Teodoro, presso Acquedolci a Messina.Nel 1938, dopo che saggi esplorativi erano stati effettuati dal Vaufrey (1926), R. Fabiani, doveva rinvenire nel lato sinistro della grotta, a due metri di profondità, un primo scheletro umano, in buono stato di conservazione. L'anno successivo C Maviglia, visitando la grotta, nei frattempo frequentata da clandestini, recuperava un cranio umano. Altro materiale, nel frattempo raccolto, assieme ai resti precedentemente menzionati, veniva in seguito consegnato, per lo studio, a P. Graziosi dell'istituto di Paleontologia Umana di Firenze.Nel 1940 infine, ritornato il Maviglia a visitare il giacimento, vi rinveniva una mandibola, parte di un mascellare superiore e frammenti di un ennesimo cranio umano.È a questo punto che le autorità costituite decideranno finalmente di effettuare un regolare scavo e cosi un'équipe formata da P. Graziosi, C. Maviglia e L. Bernabò Brea, iniziati i lavori, rinvenirà poco tempo dopo uno scheletro intero, un ennesimo cranio e varie ossa umane.Numeroso materiale litico sarà nel contempo recuperato tra gli strati sconvolti. Per gli strati intatti, o presunti tali, saranno nei contempo precisate notizie sulla successione stratigrafica.La scoperta fu giustamente considerata importante e ciò se si tiene conto che in Italia, quali rappresentanti del Paleolitico superiore, erano conosciuti a quel tempo solo gli scheletri dei Balzi Rossi e delle Arene Candide.Solo nei 1947 P. Graziosi preparerà una minuziosa monografia su detti resti scheletrici, dimostrandone l'omogeneità.Si tratta, in particolare, di un tipo umano dolicomorfo, dal cranio di media altezza e dalla faccia larga e corta che presenta zigomi salienti ed orbite simili a quelle dei tipo detto di Cro-Magnon.La grotta restituirà, oltre ad industrie litiche, ai resti umani ed una fauna banale, anche una ricca fauna a pachidermi che uno strato a terre rosse divideva dalle sepolture.Recenti prospezioni, effettuate in alcune grotte della Sicilia dal C.S.S.P.P., hanno permesso di constatare che lo strato a pachidermi non è sterile di industrie umane, come in precedenza affermato, ma che tale fauna risulta sempre associata, con evidenza inconfutabile, a manufatti del gruppo della Pebble culture, sicuramente prima non identificate per una scarsa conoscenza di questo tipo di complessi industriali. I principali resti di Homo Sapiens-sapiens rinvenuti in Italia.I resti scheletrici umani assegnati al Paleolitico superiore italiano so no:- quelli del riparo Romito, comune di Papasidero, a 128 Km. da Cosenza; nel livello romanelliano sono state individuate quattro sepolture con resti scheletrici di tipo mediterraneo ma con qualche carattere croma gnonoide, riscontrabile, ad esempio, nelle orbite; la datazione del C 14 èdi 10.960±350;- quelli della grotta Paglicci a 18 Km. da San Severo, comune di Rignano Garganico, provenienti dal livello Il che ha restituito industrie dell'Epigravettiano finale a geometrici, oltre a fauna costituita da Bos, Cervus, Sus, Equus, Pytymys e molluschi terrestri; i resti umani sono costituiti da una sepoltura parziale. A partire dai livelli VI e VII, contenenti industrie del Gravettiano finale e fauna costituita da Equus, Capra Ibex, Microtus Agrestis ed lncertus, sono presenti resti umani sporadici. Una sepoltura con ricco corredo è stata rinvenuta tra l'VIII e il IX livello; la datazione del C 14 è di 24.100± 400 anni da oggi;- quelli della grotta-riparo di Meritza in Abruzzo che nel livello Xl ha restituito lo scheletro di un bambino e nel X quello di un adulto datato al mesolitico o alla fine di esso;- quello dei Balzi Rossi, in provincia di Imperia, con i famosi resti del deposito del Paleolitico superiore che ha restituito 6 scheletri della razza di CroMagnon in livelli differenti alla Barma Grande ed altri nella grotta del Caviglione e due in quella dei fanciulli: la cosiddetta sepoltura dei Negroidi che conteneva gli scheletri di una vecchia e di un giovane posti l'una accanto all'altro ;- quelli delle Arene Candide a Finale Ligure, in provincia di Savona, che nei livelli paleolitici dell'Aurignaciano superiore ha restituito, sotto il V focolare, uno scheletro di individuo giovane con ricco corredo formato da cuffie di nasse, ornamenti ai polsi ed alle ginocchia ed inoltre quattro bastoni di comando ed una lama di selce, oltre ai resti di circa 10 individui, con abbondante corredo, posto alla base dei livelli epipaleolitici;- quelli del Riparo Tagliente, a 10 Km. da Verona, che ha restituito uno scheletro deposto in posizione supina e parzialmente coperto da pietre nel livello Epigravettiano, dove sono stati anche ritrovati ciottoli graffiti di stile naturalistico e geometrico. L'Homo Sapiens-sapiens in EuropaLa prima comparsa dell'Homo Sapiens-sapiens in Europa risale alla seconda parte dell'ultimo glaciale.Nel 1823 sarà infatti Buckland a scoprire per primo i resti di uno scheletro umano nella caverna di Paviland, nel Galles, quello che poi sarà chiamato la Dame Rouge ed in effetti appartenente ad un uomo.Quarantatre anni dopo, nel 1866, saranno recuperati a Solutrè nume rose ossa umane e nel 1868 cinque scheletri in Dordogna, a Cromagnon.Da quest'anno e fino al 1914 le scoperte si succederanno sempre più numerose e gli antropologi saranno finalmente in grado di precisare almeno tre tipi diversi che saranno chiamati di Combecapelle, di Cromagnon e Chancelade, dal nome dei siti scavati.Poiché le sempre più numerose scoperte fin qui effettuate non consentono una completa elencazione di tutti i fossili umani ritrovati ci limiteremo a fornire i caratteri distintivi delle tre razze prima citate, appartenenti tutte al Paleolitico superiore. Gli uomini di Combe-CapelleIl primo resto fossile che dà nome a questa razza fu ritrovato nel 1909 da O. Hausera Combe-Capelle (Dordogna).Lo scheletro oggi irrimediabilmente perduto, era ornato di conchiglie e presso la sua mano destra trovavasi un bifacciale di tipo acheuleano.Il cranio di questo soggetto era di grandi dimensioni, molto allungato con elevata capacità cranica, le arcate sopraciliari sviluppate ma prive di torus supraorbitalis e la fronte sfuggente ed alta cosi come le orbite; il mento era poi prominente e le ossa dello scheletro poco robuste. La sua statura fu valutata di circa m. 1,63. Gli uomini di Cro-MagnonIl giacimento situato nei pressi del comune di Tayac in Dordogna, ha restituito 5 scheletri i cui crani sono allungati ed hanno capacità di 1 .600 centimetri cubici la loro fronte è alta cosi come la volta cranica, la faccia è bassa, piatta e larga, le orbite poi risultano di forma rettangolare e gli zigomi sporgenti cosi come le ossa nasali; la mandibola è robusta con mento prominente e le ossa del corpo massicce. L'altezza è stimata in m.1,80.Alla stessa razza appartengono i resti umani detti di Grimaldi. Il primo di essi è stato scoperto in Liguria nel 1872 dal Riviere nella grotta detta del Caviglione; si tratta di resti di un uomo inumato su di un fianco, in posizione semirannicchiata.Dal 1874 al 1875 altri due scheletri saranno ritrovati nella grotta detta poi dei fanciulli ed altri quattro negli anni successivi. Tutti questi resti, studiati da Verneau, saranno riconosciuti come appartenenti alla razza di Cromagnon. Gli uomini di ChanceladeNel 1888 Hardy e Féaux ritroveranno nel giacimento di Raymonden, nel comune di Chancelade (Dordogna), uno scheletro della capacità cranica di 1.710 cm cubici, con fronte larga ed alta, faccia proporzionata alla volta cranica ed orbite larghe e poste a media altezza che delimitano l'ampio setto nasale. La mandibola è forte ed il mento ben sviluppato. Le ossa lunghe e robuste, denotano un individuo dell'altezza di m. 1,60 circa.Gli uomini di Chancelade potrebbero essere dei discendenti di quelli detti di Combe-Capelle.