Considerazioni, modalità di scoperta e dati paleoantropologici sul cranio fossile umano MDS - AG 2840 di MandrascavaNel dare comunicazione del rinvenimento, in località Mandrascava, nei pressi di Agrigento, di alcuni frammenti di un cranio umano, inglobati e cementati fra le sabbie di una cava recentemente aperta, si forniscono anche i principali dati di rinvenimento.La maggior parte di detti frammenti sono stati estratti dopo aver operato un largo taglio che ha intaccato la parete venutasi a formare, sulla quale erano in parte visibili un frammento di mandibola ed uno del frontale .I frammenti recuperati sono i seguenti:- frammento di mandibola (lato destro comprendente il ramo mandibolare e porzione del corpo all'altezza del 2° molare con incapsulato M 3) che mostra sulla faccia interna la presenza di un piano alveolare, l'impronta pterigoidea è situata interamente verso la porzione del bordo inferiore interno che è completamente privo di prominenza e leggermente arrotondato. La disposizione, nella porzione reliqua, della linea obliqua interna, che dà attacco al muscolo milojojdeo, sembra molto differente da quella presente e nell'uomo attuale ed in quello neandertaliano e dovrebbe raccordarsi al margine terminale. Il ramo mandibolare è largo e la curva sigmoidea poco profonda;- sette frammenti del parietale destro e due del sinistro. Dopo la ricostruzione si notano, nella faccia endocranica, porzioni delle impronte arteriose meningee appena marcate ed il ramo bregmatico anteriore ridotto come in tutti i preneandertaliani;- temporale destro che presenta struttura più evoluta di quella del Sinantropo, sia per la morfologia della squama molto bassa che del timpanico e della roccapetrosa, in parte danneggiata. Il meato acustico esterno risulta poi posto in fuori, sullo stesso piano della mastoide. La sutura squamoso-mastoidea si arresta nettamente indietro al foro mastoideo come nei preneandertaliani. La piramide sviluppata rispetto alla squama allungata in avanti e l'apofisi mastoidea appiattita e poco prominente sono anch'essi tratti comuni con il temporale degli antichi Ominidi;- cinque frammenti dell'occipitale che dopo essere stato ricostruito, per la sua curvatura, per la morfologia interna ed esterna, per la disposizione dei seni della duramadre, le proporzioni delle fosse cerebrali e cerebellari, ricordano i tipi preneandertaliani. La sutura lambdoidea è poi più bassa ed obliqua all'attacco con il parietale destro che con il sinistro;- frammento del frontale spesso ed appiattito nella porzione laterale (angolo esterno sopraciliare destro, punto di attacco con lo zigomatico il cui processo risulta impercettibilmente smussato per piccole particelle ossee deteriorate da microfratture).La quasi totalità del contorno della fossa orbitale destra è ricostruibile grazie al recupero di:- due frammenti contigui del mascellare destro, costituenti il margine orbitale inferiore;- zigomatico destro piuttosto robusto con sviluppato processo marginale e largo processo fronto sfenoidale;- due denti, uno mandibolare (M3) ancora incapsulato ed uno mascellare (2° molare). Detti molari sia per la morfologia che per la taglia non differiscono molto da quelli dell'uomo moderno, tranne che per l'espansione della polpa dentaria. Recentemente, sul pianoro antistante la zona di scavo, è stato recuperato, in prossimità della sezione operata dai cavatori, e quindi in giacitura secondaria, un dente canino superiore (lato destro) che si ritiene possa appartenere allo stesso soggetto perché come i precedenti, presenta notevole espansione della polpa dentaria ed è femminile.Non esiste assolutamente alcuna possibilità che detti frammenti siano potuti pervenire al punto di rinvenimento, attraverso un piano di scorrimento obliquo o attraverso una saccatura, in quanto tutta la parete, stratigraficamente intatta superiormente e lungo tutto il fronte di abbattimento, non presenta, nelle sabbie, alcuna inclusione estranea.La giacitura dei frammenti del cranio è da considerare pertanto primaria in senso assoluto e la frammentazione avvenuta sulla formazione geologica del terreno stesso (Siciliano Il) ricoperto da strati successivi rimasti indisturbati.Dopo la ricostruzione di detti frammenti che nella loro totalità costituiscono il reperto fossile umano più completo, di epoca Mindeliana, fino ad oggi ritrovato in Italia, è stata messa in evidenza una scatola cranica di tipo dolico-platicefalo, appartenuta ad un'adolescente di sesso femminile.Vista dall'alto la calotta ha forma tendente al birsoide per il tipico restringimento retroorbitario del frontale, come in Sinantropo. La presenza di un modesto bourrelet-sus-orbitaire forma una visiera incurvata nella regione glabellare che gli conferisce un aspetto arcaico e che testimonia una certa ampiezza dei seni frontali.Nella ricomposizione, il cranio che anteriormente risulta lungo e stretto, con fronte bassa, non presenta tuttavia una notevole platicefalia dato che, a partire dal bordo della sutura coronale, visibile sul frammento del parietale destro, si è preferito dare alla calotta la massima curvatura consentita che potrebbe però essere moderatamente diminuita entro valori normali, ottenendo cosi una volta più bassa e sfuggente; ciò nono- stante, il suo profilo è abbastanza differente da quello Neandertaliano ed è tipico dell'Homo erectus o al massimo del Sapiens arcaico.La larghezza massima del cranio cade poi sulla cresta sopramastoi dea e cioè più in basso ed in avanti che nei neandertaliani classici, nei quali il massimo allargamento corrisponde alla sezione inferiore dell'osso parietale e cioè nella regione occipitale, al livello dell'asterion (punto di in- contro delle tre ossa: parietale, occipitale e temporale, come assai bene si nota nei craniogrammi relativi alla curva basion-bregma-asterion).Le suture, limbosa occipito-parietale, seghettata infraparietale ed armonica occipito-mastoidea e l'unione fronto-zigomatica, appaiono libere e ciò bene concorda con la mancata eruzione dell'ultimo molare (dette considerazioni acquistano anche valore per determinare l'età del soggetto).Le due porzioni virtuali dell'occipitale, la inferiore nucale e la superiore sopraoccipitale, risultano arrotondate come in Swanscombe ed in Steinheim; si nota inoltre la bassa posizione della sutura lambdoidea e l'assenza di una marcata protuberanza e cresta occipitale esterne; in definitiva la curva occipitale, sul piano mediano, è armonica.Il cranio è asimmetrico in quanto l'emisfero sinistro è più sviluppato del destro e ciò, oltre ad essere carattere di arcaicità, denota che il soggetto era destrimano.Nella ricostruzione, l'osso zigomatico risulta diretto alquanto obliquamente all'innanzi, denotando il mascellare superiore, una proiezione del viso; risultano poi evidenti le grandi dimensioni della faccia e la sua altezza, in confronto alla larghezza cranica cerebrale, per il notevole allontanamento dell'arco zigomatico, come è confermato dalla larghezza delle orbite, in relazione alla loro altezza, che è comunque posta in posizione più bassa che nei Neandertaliani; il ponte nasale dovrebbe quindi risultare largo e poco prominente cosi come ampie dovrebbero essere le fosse nasali.Tutti gli elementi dello splancnocranio, meno l'arcata sopraciliare destra, lo zigomatico destro e l'arco sotto orbitario destro (frammento del mascellare), sono ipotetici per quanto assolutamente presumibili. Dopo la ricostruzione la capacità cranica è valutabile fra i 1130 e 1150centimetri cubici.In base alle interpretazioni che scaturiscono dall'esame di detta ricostruzione, si può certamente ritenere che l'encefalo, mentre per il volume e la morfologia fondamentale delle circonvoluzioni (predominio dell'emisfero sinistro su quello destro) possiede le caratteristiche di quello degli ominidi, bene si discosta dalle attuali per un complesso di caratteri dei quali alcuni da considerare come conseguenti a particolari correlazioni meccaniche dovute al tipo cranico, mentre altre rappresentano un'evoluzione meno avanzata di tutte le attuali razze umane. Il cranio, infatti, visto nella sua norma superiore sta fra quelli del Sinantropo e del Pitecantropo neandertallano (il frontale è stato ricostruito a partire dal frammento laterale dell'orbitale destro che si attacca perfettamente con lo zigomatico, determinandone la posizione, e con i due frammenti del mascellare destro; il tutto ricostruisce perfettamente il contorno dell'orbita); nella sua norma laterale la regione occipitale è arrotondata e molto si avvicina ai crani femminili di Swanscombe e di Steinheim e per certi versi all'occipite di Vértesszòllòs; la regione frontale è poi più sfuggente che in Saccopastore e quasi come in Sinantropo. La volta, vista dalla norma posteriore, appare arcuata e non a tetto come in Sinantropo e tutto il profilo tende a restringersi verso l'alto, essendo la sua massima larghezza posta al di sopra delle apofisi mastoidee.Riassumendo, la particolare platicefalia, considerata sia nel suo valore assoluto che nel suo valore relativo, in funzione della sua larghezza e lunghezza, la fronte sfuggente ed appiattita che presenta un torus supraorbitalis (realizzato a partire dal calco del cranio di Steinheim) meno marcato che nei reperti maschili e forse anche per la giovane età del soggetto, il particolare rigonfiamento della regione occipitale postero inferiore, la faccia grande sia per le dimensioni assolute che relative al cranio cerebrale (neurocranio), evidenziano valori che risultano essere superiori a quelli di qualsiasi Homo sapiens e che lasciano considerare detto fossile come appartenente alla categoria dell'Homo erectus con rispettivo grado evolutivo compreso fra l'Homo di Vértesszòllòs e quelli di Swanscombe e Steinheim, derivante in definitiva dalla matrice originale di Heidelberg.La scoperta, in Sicilia, di un rappresentante della paleo-specie Homo erectus, fase strutturale iniziale (arcantropina) dell'Homo sapiens potrebbe assurgere a valida testimonianza che il centro primitivo di irradiamento sia effettivamente stato, per l'Europa, il continente africano (concezione relativa all'evoluzione più volte esposta da A. Thoma) e che tale ruolo, per un certo periodo di tempo, sia stato assunto dalla Sicilia e come nicchia ecologica e per la sua posizione geografica che ha però consentito anche un ritorno alle terre d'origine (G. Bianchini, 1972-1973).Tale ipotesi di lavoro, in realtà da noi seguita sin dal 1965 (a questo periodo data la prima scoperta di industrie della Pebble culture nell'Isola) ha portato, come si è esposto, al ritrovamento di sempre più valide prove atte a dimostrare che in alcuni periodi del Quaternario è esistita una connessione diretta fra Africa ed Europa, attraverso quell'estremo lembo di terra che è oggi la Sicilia (teoria del ponte siculo-tunisino, G. Bianchini, 1969).A quei tempi auspicavamo proprio il rinvenimento di resti fossili umani che meglio potessero comprovare tali spostamenti pur ammettendo, allo stato delle scoperte di allora, anche la prudente ipotesi che la tipologia delle nuove industrie litiche rinvenute, potesse derivare da convergenza di forme.Uno studio dettagliato del Quaternario dell'isola perciò si imponeva per poter verificare l'arcaicità di dette industrie; i risultati conseguiti, come abbiamo visto, hanno permesso di individuare e documentare la sequenza delle diverse fasi glaciali, portando alla determinazione di altrettante spiagge marine, contenenti, ciascuna per loro verso, fossili guida quali faune e flore in associazione a complessi industriali litici.Proprio in una di queste spiagge, chiamata superficie di Mandrascava, formatasi nell'interstadiale mindeliano, a quota m. 40 s.l.m. (Siciliano II) sono stati prima ritrovati resti di Elephas primigenius (det. C. Arambourg) grossi frammenti di tronchi di quercia silicizzati (det. J.C. Koeniguer) e due bifacciali abbastanza primitivi, ricavati da ciottoli, con percussore duro, oltre a varie schegge di lavorazione.Nel febbraio dei 1979, infine, a quota m. 35 circa s.I.m., frammenti di un cranio fossile umano (MDS - AG 2840) venivano liberati con grande difficoltà, data la loro fragilità, dallo strato di sabbie del livello inferiore che li aveva preservati. Al fossile, nel frattempo da noi ricostruito in laboratorio (lab. C.S.S.P.P.), abbiamo imposto, per le caratteristiche in esso riscontrate, il nome di Homo erectus palaeosiculus (Mandrascavanthropus o Protoanthropus mandrascavaensis). I frammenti giacevano ad un livello più basso dei precedenti reperti menzionati, in associazione ad un terzo protobifacciale ricavato anch'esso da un ciottolo di quarzite ed a diversi elementi della Pebble culture, alcuni dei quali contenuti fra le ceneri di due focolari.Sempre secondo le teorie di A. Thoma è un Arcantropino non robusto e poco differenziato che, provenendo dall'Africa, ha popolato l'Europa durante il Villafranchiano medio o verso la fine di esso; l'epoca è datata da utensili (Vallonet, Chilhac, Faro Rossello).In Sicilia le industrie si evolvono dalla superficie di Magaggiari (Calabriano) alle superfici di Macauda (Siciliano I ) e Mandrascava (Siciliano II ) fino allo stadio IV della Pebble culture che include già protobifacciali e protohachereaux; il passaggio da tali forme all'Acheuleano non tarderà molto a manifestarsi per l'influsso di nuove culture estranee all'isola, culture apportatrici di nuove tecniche e nuovi strumenti quali gli hachereaux tipici africani, ritrovati in diversi siti della Sicilia (G. Bianchini, 1972).Una delle vie di penetrazione ipotizzata da A. Thoma (1976) passa per il Bosphoro, tant'è che lo stesso ritrova affinità africane fra il fossile di Petralona, appartenuto ad un Arcantropino evoluto (Hemmer, 1972) di età probabilmente mindeliana, ed il cranio di Broken Hill che giustamente si dice essere più antico di quanto si pensi (W.W. Howells, 1974).Dal canto nostro diciamo che nel Quaternario antico altre vie di migrazione sono state possibili e queste sono: l'ispano-marocchina e la siculo-tunisina, se si tiene in giusto conto quell'importante fenomeno che è l'eustatismo non disgiunto dai fenomeni tettonici (G. Bianchini, 1969,1972-1973 - M.H. Alimen, 1975).Se per il fossile greco "la comparaison avec les plus proches contemporains - Mauer et Vértessz - n'est pas facile à cause de l'état fragmentaire de ces derniers et le manque de données détaillées sur Pétralona" (A. Thoma, 1976), il cranio di Mandrascava di dettagli ci sembra ne offra di più; infatti, per quanto riguarda l'Europa, come Mauer e Vértesszòllòs appartiene al ceppo degli Arcantropini gracili mostrando, nel contempo, un buon mosaico di caratteri arcaici ed evoluti.Nel frammento mandibolare noi infatti troviamo buone corrispondenze morfologiche con i resti umani preneandertaliani di Mauer, Montmaurin e le mandibole di Arago; per la regione orbitaria con Steinheim (e forse con Petralona); l'occipitale poi mostra affinità cm Steinheim, Swan scombe, Bilzingsleben (forma intermedia) e correlazioni morfologiche con Vértesszòllòs, dato che queste sono state dimostrate fra quest'ultimo e Swanscombe (A. Thoma, 1966). D'altro canto una industria del tutto simile a quella scoperta a Vértesszòllòs, chiamata Budien, da tempo è conosciuta in Sicilia e chiamata Smal Pebble culture (G. Bianchini, 1972).Per ciò che riguarda poi il continente africano ed il vicino Oriente, affinità sono innegabili in particolare con Broken Hill e Tabùn; se poi, come noi crediamo, Mandrascava è la forma ancestrale del tipo Skùl-Qafzeh, perché con questi presenta qualche punto in comune quali la volta cranica elevata, la regione occipitale a curvatura arrotondata, il bourrelet sus orbitaire non estremamente marcato, simile sviluppo del temporale, e se Qafzeh che "à un héritage venu d'Homo erectus" (Vandermeersch, 1978) è forma ideale tanto per i Cromagnon del Paleolitico superiore europeo che per i Cromagnonoidi dell'Africa del nord che hanno affinità neandertaliane (A. Thoma, 1978), noi diciamo che Mandrascava ha potuto innescare quel processo di ominazione che ha condotto all'Homo sapiens europeo, portandone in se insiti i germi di tale evoluzione.Per tutte queste considerazioni noi riteniamo che la popolazione preneandertaliana d'Europa sia stata piuttosto politipica che polimorfa e ciò proprio per la possibilità di più vie di migrazione, una delle quali ha addirittura introdotto l'Acheuleano ad hachereaux in Sicilia (concetto policentrico dell'origine dell'uomo moderno).Per concludere diremo che il rinvenimento siciliano ci sembra consenta oggi di trattare più ampiamente sull'origine e sul destino dei preneandertaliani e dei presapiens d'Europa le cui prove più importanti ci sembrano ancor oggi esser costituite dalla struttura a mosaico di Arago e dai tipi Qafzeh-Skul che in qualità di paleoantropini non neandertaliani rappresentano "l'avant-garde en marche vers la conquète de l'Europe", per non parlare di una revisione degli studi che si impone dopo la scoperta del fanciullo del Lago Turkana di 1,6 milioni di anni fa: l'Homo Ergaster che ha popolato il mondo.