Per quanto ci è dato sapere, si deve al botanico Padre Cupani la prima notizia del rinvenimento, in una grotta vicino Palermo, di alcune selci lavorate; nel suo Pamphiton Siculus del 1713 egli infatti riprodusse un manufatto litico che definì sylex durior subniger vitri nitore.Nessuno indubbiamente fu allora interessato a tale importante scoperta se è vero che le prime ricerche risalgono in Sicilia alla seconda metà dell'800; l'esplorazione sistematica delle numerose caverne litorali iniziò infatti nel 1859 ad opera del Falconer che, venuto in Sicilia, intendeva perfezionare i suoi studi di paletnologia. Sfortunatamente, però, la maggior parte delle grotte era stata allora svuotata del loro contenuto per recuperare delle ossa il cui commercio era assai fiorente perché destinate alla fabbricazione del nero animale; si ha infatti notizia che ben 400 quintali ne furono spediti in Inghilterra ed a Marsiglia, ma che non vennero mai pagati perché le ossa risultavano fossilizzate e quindi inutilizzabili.Il Falconer riuscì perciò a prelevare, in alcune di queste grotte, fra residui di brecce ossifere rimaste attaccate alle pareti, solamente alcuni manufatti litici che riconobbe però come caratteristici del Paleolitico superiore.Oggi purtroppo non possediamo più quegli strumenti ma qualche tavola relativa ai loro disegni.La meritoria opera di ricerca dei Falconer veniva affiancata da quella del barone Francesco Anca (1859-1860) e continuata da Gaetano G. Gemellaro (1866), dal barone Guido dalla Rosa (1870) che esplorò le caverne dei litorale di Trapani e quelle della vicina isoletta di Favignana, e da Saverio Ciofalo che eseguì nel contempo le sue ricerche nella zona di Termini Imerese.Il primo quadro della preistoria siciliana, si deve però al barone Francesco von Andrian (1878).Le scoperte di questo periodo sembrò avessero allora acceso un interesse particolare allo studio dei problemi del Paleolitico siciliano ma, dopo un primo entusiasmo, l'impegno degli studiosi si spostò purtroppo verso altro genere di ricerche e, soprattutto, ad opera del Senatore Paolo Orsi, verso le culture del Neolitico e dell'Età dei metalli; quei pochi che continuarono a dedicarsi allo studio delle industrie litiche furono però negativamente influenzati dalle teorie di allora che tanto credito suscitarono nel nostro ambiente paletnologico, causando enorme ed irreparabile ritardo al prosieguo degli studi.Ippolito Cafici, che lavorò assieme al fratello Corrado e che fu fra i massimi rappresentanti di coloro che si interessarono nell'isola di paletnologia, doveva infatti scrivere nel 1919 un articolo: "Continuazione delle civiltà paleolitiche nelle néolitiche della Sicilia" completamente improntato alle teorie pigoriniane del 1902; altri studiosi, e fra questi Giuseppe Angelo Colini, non fecero, in seguito, altro che confermare quelle errate opinioni ed infine l'lnstitut de Paléontologie Humaine di Parigi (1924-1926), con allora direttore Marcellin Boule, completava l'opera inviando in Sicilia Raymond Vaufrey per compilare un dettagliato quadro del Paleolitico.Nella primavera del 1925 il giovane Vaufrey iniziava le sue ricerche eseguendo limitati scavi stratigrafici nella grotta Mangiapane presso il villaggio di Scurati, in provincia di Trapani e nella grotta Luparello, in provincia di Palermo, oltre a saggi esplorativi in altre di minore importanza.I suoi studi dovevano portarlo alle ben note conclusioni e cosi da un canto fu negata l'esistenza del Paleolitico inferiore e medio nell'isola e dall'altro esclusa completamente una possibile connessione fra Sicilia ed Africa in tutto l'arco del Quaternario.Le sue conclusioni fecero allora molto scalpore, ma non pochi furono coloro che lo accusarono di aver espresso affrettate tesi e cosi il Rellini (1928) trovò prematura l'esclusione del Musteriano nell'Isola ed Ippolito Cafici (1944-1945) lo tacciò di leggerezza per aver limitato le scoperte del Paleolitico superiore alle sole coste settentrionali, giudicando le rimanenti stazioni da lui scoperte e dai fratello Corrado, nonché quelle segnalate dall'Orsi, come appartenenti a culture neolitiche ed eneolitiche, senza peraltro aver promosso ricerche nelle zone sud orientali ed occidentali della Sicilia.Il danno era ormai irreparabile e da allora nessuno osò azzardare nemmeno l'ipotesi che potessero essere presenti nell'isola quelle industrie più antiche, appartenenti al Paleolitico inferiore e medio; solo in seguito Maviglia e Graziosi eseguiranno ricerche nella grotta di S. Teodoro, presso Messina, ricerche che il Vaufrey non aveva potuto compiutamente eseguire nel 1926, per un divieto del Ministero della Guerra, limitandosi, suo malgrado, ad effettuare un piccolo saggio a pochi metri dall'ingresso della grotta. Saranno cosi ritrovati i primi resti scheletrici degli uomini del Paleolitico superiore siciliano.Non citeremo in questa sede tutte le rimanenti ed importanti scoperte effettuate nel campo della preistoria siciliana, ma diremo solo che le successive ricerche ed i successivi studi intrapresi, furono limitati alle industrie litiche del Paleolitico superioreI complessi leptolitici, che fino a quindici anni fa erano stati oggetto di attenzione, anche da parte di eminenti studiosi e specialisti italiani e stranieri, risultarono costituiti o da recuperi relativi a vecchi scavi, con strumenti tipo altamente selezionati, o da un insieme di industrie, a volte scarsamente rappresentate, e che quindi niente di nuovo potevano significare a chi non aveva personalmente partecipato alle ricerche e che non aveva mai eseguito scavi in Sicilia.Una certa perplessità, anche se non apertamente manifesta, si intravede infatti in alcuni lavori, relativamente alla presenza di manufatti appartenenti, come spesso viene detto, a probabili facies precedenti.Erano queste le conoscenze sul Paleolitico dell'Isola, quando nel 1958 iniziammo le nostre ricerche; le industrie fino ad allora individuate, provenienti dai giacimenti delle coste settentrionali (Termini Imerese, Trapani) e da Messina (grotta di S. Teodoro), nonché dalle zone sud orientali (Siracusa, Marina di Ragusa), erano date come esclusive del Paleolitico superiore.