Le prime scoperte di resti di elefanti, in Sicilia , effettuate in alcune grotte dell'Isola risalgono al XVII° secolo.Appassionati ricercatori si erano avventurati " in antri bui ed umidi" scoprendo scheletri di pachidermi nelle zone del palermitano. Le ossa, allora raccolte, oggi sappiamo essere stati resti fossili di Ippopotami. Al tempo della loro scoperta si disse che quei resti altro non erano che ossa portati da arabi che amavano adornare le loro dimore con resti di animali portate dalle loro terre di origine.Dette ossa, dopo la morte dei loro proprietari, non volendo i loro eredi conservarli, furono sepolte in grotte. Nel 1929 sarà il Vaufrey ad interessarsi del problema ma sbaglierà nell'identificazione del filum di discendenza degli elefanti nani. Oggi la ricerca mira a conoscere da dove questi pachidermi sono emigrati e quali sono stati i loro progenitori.Oggi la presenza di tali tipi di fauna ci spinge a comprendere da dove essi siano pervenuti in Sicilia e quali siano stati i loro progenitori.Nel suo articolo: les mouvemente tectoniques recents eu sicilie - Hypothèses et problemes L. Trevisan, trattando dell'esistenza di comunicazioni terrestri fra l'isola di Malta e la Sicilia, durante quel periodo geologico detto del Siciliano , sottolinea essere documentata la presenza di faune quali: Elephas Melitensis , Hippopotamus Anphibius e più raro Pentlandi, Leithia Melitensis (ghiro) ecc. . Egli parla anche di probabili connessioni con l'Africa del Nord perché, come egli afferma, gli Elefanti Nani, contrariamente all'opinione del Vaufrey non rientrano affatto nel filum degli Elefanti antichi europei, ma piuttosto si connettono a delle specie dell'Africa del Nord ( Elephas Bambòli); egli continua affermando che l'esistenza, durante il Siciliano e la successiva scomparsa delle connessioni terrestri, fra la Sicilia e l'Africa e fra la Sicilia e Malta, non si esauriscono con i soli movimenti eustatici del mare. Il limite fra le unità della Sicilia centrale e l'unità della piattaforma siracusana è segnata da un grande sistema di faglie che si sono prodotte in più tempi , dal Miocene al quaternario incluso. Nel limite fra le due unità si sono succedute numerose manifestazioni vulcaniche, a più riprese , durante il Langhiano (Pliocene).Uno dei centri eruttivi più attivi è stato il monte Lauro. Su questa stessa linea più a Nord-Est si trova il più grande vulcano attivo d'Europa l'Etna. Ma non è anche da dimenticare che fra Capo Bon e la Sicilia insiste un notevole distretto vulcanico sottomarino. GLI ELEFANTII più antichi elefanti discendono da un ceppo di Mastodonti africani che nel pliocene erano già animali di grande statura (Loxodonte Mnaidriensis) . Esistono comunque in Africa (Congo) anche elefanti nani (Pigmi Elephants), Loxodonta Africana pumilio contemporanei ed elefanti di grande statura . Essi sono anche presenti nell'Africa del Nord: Loxodonta africana bambòli di taglia media e piccola.Gli elefanti siciliani non derivano assolutamente dall'Elephas meridionalis né dall'Elephas Namadicus ( forma fossile di tipo asiatico). Il filum più probabile è quindi quello connesso alle specie africane del nord.Risalendo dal Villafranchiano (Pleistocene inferiore) al Wurmiano (Pleistocene superiore) si ritrovano nelle isole mediterranee esemplari sempre più piccoli.Dal punto di vista fossile, in Sicilia, sono state riconosciute le seguenti razze: -Elephas palaeoloxdon Mnaidriensis Leith Adams più antico che raggiunge metri 2 di altezza;-Elephas palaeoloxdon Melitenesis Falconer meno antico che raggiunge metri 1,50 di altezza;-Elephas palaeoloxodon falconeri Busk più recente che raggiunge l'altezza di cm 80-90.Attraverso una pubblicazione di Emilio Stohr si ha notizia che su terrazzi pliocenici nei dintorni di Agrigento, a Porto Empedocle, lo stesso recuperò numerosi resti fossili appartenenti all'Elephas Anticuus Falconeri ed Elephas Africanus Blumb vissuti contemporaneamente verso la fine del Pliocene superiore. I più antichi elefanti sembra quindi derivino da un ceppo di Mastodonti africani che nel Pliocene erano già animali di grande statura. In Sicilia si conosce una fauna di mammiferi terrestri risalenti al Miocene superiore che sembra essersi estinta senza lasciare discendenza.La fauna del periodo compreso fra Pliocene inferiore e Pliocene superiore (villafranchiano) si ritiene essere assente nell'isola. Gli elefanti siciliani potrebbero essere imparentati con una specie, vissuta nel Cromeriano ( periodo caldo seguito al Villafranchiano e di durata piuttosto breve ) ma sicuramente con elephas anticuus presente nel Mindeliano che possedeva molari con corona molto più ristretta ed allungata di quella di Elephas meridionalis Nella grotta Spinagallo fra Siracusa e Canicattini Bagni nel periodo che va dal Pleistocene medio al superiore i terreni hanno restituito Elephas falconeri. E' da precisare che percorrendo il periodo che va dal Villafranchiano (Pleistocene inferiore) al Wurmiano (Pleistocene superiore) nelle isole mediterranee si ritrovano faune di Elephas sempre più piccole.In Italia peninsulare vi sono al contrario , elefanti di stature normali o maggiori (metri 4-5). Spesso si rinvengono specie di faune giganti come resti di un ghiro ( Laithia militensis, Leithia Adams) che risultano come taglia il doppio di quelle viventi attualmente. Ad essi sono mescolati resti fossili di Elephas falconeri (cm 80-90).Sempre nella grotta Spinagallo, i terreni datati glaciale Mindel o interglaciali Mindel - Riss (650-400 mila anni da oggi) nell'interno della panchina e nelle sacche di un paleosuolo continentale sottostante si riscontrano numerosi resti fluitati di Elephas Mnaidriensis (m.2 di altezza) ad un bel pezzo di omero destro. Nel glaciale Riss (400 -250 mila anni da oggi) veniva rimossa geologicamente parte della panchina e forse fatalmente vennero perdute ossa di Elephas Mnaidriensis, , Melitensis e forse anche Falconeri . Nell'interglaciale Riss - Wurm (250-150 mila anni da oggi) è stato dimostrato, da rinvenimenti anche sporadici, che gli elefanti non sopravvissero.Nel glaciale Wurm (150-18 mila anni da oggi) si ritrova in una deposizione di sabbie giallo-rossicce resti di Elephas Falconeri:-un cranio intatto e perfetto;-4 crani completi leggermente danneggiati e numerosi frammenti di cranio;-una decina di zanne complete ed una ventina frantumate;-335 denti;-47 atlanti;-44 epistrofei;-614 vertebre;-19 pezzi di osso sacro;-alcuni pezzi di scapole e bacino;-765 ossa lunghe (omero, femore, radio, ulma, perone)-858 ossa brevi delle zampe anteriori e posteriori. Le mandibole del giacimento Spinagallo sono molte simili a quelle di Elephas anticuus, il che conferma essere la specie diretta, progenitrice delle forme nane.Il fatto che nella grotta Spinagallo non si è potuta riconoscere la taglia intermedia di Elephas Melitensis (mt. 1.50) può derivare dal fatto che Elephas Melitensis non frequentò la grotta o che eventuali residui fossili furono asportati, durante il periodo glaciale Riss, quando venne rimossa parte della panchina. E' da precisare poi che l'Elephas Mnaidriensis è contemporaneo ad Elephas Anticuus, il che ci fa pensare trattarsi di un ramo collaterale. Nei giacimenti di Malta, Creta, Cipro e numerosi depositi siciliani quali: Luparello (Messina), nelle grotte del palermitano , del trapanese e siracusano sono state riscontrate le tre specie distinti a taglia ridotta, e cioè Mnaidriensis, Melitensis e Falconeri.Il fatto che l'Elefante più grande sia scomparso molto prima del più piccolo è testimoniato anche dalla natura dei terreni che lo contengono i quali sono anteriori ai depositi del Siciliano II° e ciò non solo in grotta ma in giacimenti all'aperto.L'Elephas Falconeri sembra essere più presente nell'ultimo interglaciale ed in grotta.In definitiva l'Elephas Mnaidriensis è quello che avrebbe dato origine alle forme nane, estintesi, a quanto sembra nelle fasi più fredde e finali del Wurm.Oltre alla grotta di Spinagallo (Siracusa) che negli anni 60 fornì numerosissimi resti di mammiferi fra i quali Elephas Falconeri (età 500 mila anni fa)ed il ghiro Leithia Melitensis esistono altri giacimenti importanti. Anche Alcamo (Trapani) ha restituito numerosi resti di elefanti nani ed anche il modello interno di una tartaruga terrestre gigante e le uova sempre come calchi interni.A Terrasini (Palermo) nella località Poggio Scinaldi è stato recuperato lo scheletro di un mustelide Lutra (Trinacriae).La grotta dei Puntali ( Carini -Palermo) ha restituito anch'essa un bel giacimento ad elefanti (Elephas Mnaidriensis) G.G Gemmellaro studiandoli affermò avere essi una stretta parentela con l'Elephas Anticuus.La grotta dei Puntali (Carini) ha poi restituito anche i resti di Bos primigenius siciliae (corna) associati a Elephas Mnaidriensis sempre con questo tipo di elefanti si ritrovano associati resti (corna) di Bisont Priscus siciliane ( forma ridotta rispetto alla specie continentale) .- Un cranio di Hippopotamus Pentlhandi (taglia ridotta) proviene dal giacimento Acquedolci Messina (Pliocene medio-finale)Ippopotami si ritrovano assieme ad altri tipi di grandi mammiferi quali elefanti, uro, cervo, bisonte, orso, leone, lupo, iena che si diffusero nel tardo Pleistocene in Sicilia.I fossili della grotta Luparello presentano forme ridotte che testimoniano una certa omogeneità dimensionale . Resti notevoli sono denti, parti di mandibole e difese di misure molto ridotte.La proposta di ritenere Elephas Melitensis ed Elephas Falconeri come appartenenti ad una unica specie perché le taglie diverse possano essere considerate espressione di dimorfismo sessuale, tanto da proporre l'eliminazione della specie Melitensis , non ha più motivo di essere perché recenti studi biometrici , sia sui denti che misurazioni sulle ossa lunghe hanno dimostrato il contrario.Nessun problema ha certamente contrastato l'esatta posizione dell'Elephas Mnaidriensis ben noto nel campo della variabilità dimensionali attribuita alla specie : Elephas (Palaeoloxdon) Mnaidriensis, ritrovato recentemente anche nel giacimento di Contrada Fusco (Siracusa) è datato a circa 146 mila anni di oggi.Esiste un legame di causa ed effetto fra insularità e nanismo.Per ciò che riguarda l'ippopotamo un caso noto, riguardo alla sua statura, è quello del Choeropsis liberiensis che si ritiene soggetto di specie rimasta primitiva, si tratta di un ramo evolutivo che si è staccato molto tempo fa da Ippopotami africani.Gli Ippopotami nani della Sicilia sono in effetti imparentati con Hippopotamus Amphibius, grande ippopotamo africano che nel pleistocene raggiunse anche l'Europa.E' certo che gli Ippopotami sono diventati nani in Sicilia dopo che si sono interrotti i collegamenti sia con l'Italia che con l'Africa così come è avvenuto per gli elefanti i cervi ed altri mammiferi nani.La presenza di questa forma insulare: Elefanti, cervi, Ippopotami ci dimostra la connessione fra Africa ed Europa. L'ippopotamo che è erbivoro non si spinge mai in alto mare dove non avrebbe sicuramente trovato cibo ma essi sono arrivati in Sicilia da altre via di penetrazione perchè è certo che gli ippopotami nani non hanno mai attraversato lo stretto di Messina .I grandi mammiferi terrestri arrivarono nelle isole in tempi in cui quest'ultimi furono collegate ai continenti ed in seguito, quando rimasero isolati, divennero razze nane.Nella nostra isola oltre ad elefanti ed ippopotami sono state segnalati, ma molto rari, orsi, una volpe ed una iena, un bue selvatico ed un bisonte. Quest'ultimi due anche se di taglia poco inferiore di quelli del Pliocene continentale.Le faune insulari in Sicilia appartengono al periodo compreso fra il Terziario superiore e a il Quatenario. Oscillazioni del livello marino in periodo glaciali e movimenti tellurici dovuti al vulcanismo, nel tratto di mare che separa la Sicilia dall'Africa, hanno prodotto durante il Quatenario variazioni di collegamento fra l'Isola e il continente africano.La causa principale delle modificazioni subite dalle specie insulari sembrano essere state la mancanza di pressione selettiva e ciò perché erano al tempo mancati animali predatori come i grandi carnivori.Individui portatori di mutazioni, che originano riduzione di statura, hanno potuto così sopravvivere e diffondere nella popolazione i geni mutandi.Anche l'endogamia cioè il solo reincrocio entro popolazioni ristrette, hanno sicuramente favorito l'affermarsi di mutazioni di tipo patologico . E' però da specificare che in un'isola piccola e povera di vegetazione la riduzione di statura rappresenta un vantaggio divenendo la cosi detta "variazione patologica" un carattere adattativo.Si è considerato che le mutazioni del clima da fasi glaciali a fasi interglaciali , durante il Quatenario abbiano anche loro contribuito a favorire la degenerazione dei grandi mammiferi.Questa ipotesi è valida principalmente per elefanti ed ippopotami che durante le fasi fredde si riparavano all'interno delle grotte, dove sono stati rinvenuti i loro resti.Ora possiamo pure affermare che nelle fasi avanzate del Pliocene superiore e nell'era Quaternaria in Sicilia e a Malta , che rimasero per lunghi periodi unite, fu l'uomo del Paleolitico inferiore a contribuire allo sterminio delle forme insulari e in tal senso c'è da chiedersi se la notevole ricchezza faunistica di alcune grotte della Sicilia non sia da imputare all'attività dell'uomo. Nella grotta Spinagallo al centro del giacimento è stato ritrovato infatti un blocco di ossa annerite che analizzate sono state riconosciute come ossa bruciate come se al momento in quel luogo fosse stato acceso un fuoco.Oggi sappiamo che ciò è vero, dopo la scoperta di industrie del Paleolitico inferiore a partire dalla Plebble culture, alla scoperta di resti di elefanti nel giacimento di Mandrascava associati a resti umani ed amigdale oltre alla scoperta in questo sito di un focolare acceso dall'uomo il cui diametro è di circa 80 cm.Le forme Pleistoceniche siciliane sono caratterizzate dalla presenza di alcune pecularietà endemiche insulari.L'unica associazione faunistica che non presenta caratteristiche endemiche è quella più recente che si manifesta nella parte del Pleistocene inferiore ad Equus hydruntinus. La sua presenza assieme a tre artiodattili non endemici: Sus scrofa, cervus elaphus e bos primigenius e attestata in diversi giacimenti antropici ad industrie del gravettiano ed epigravettiano. In alcuni casi in giacimenti prossimi a fiumi o terreni come quelli di piana degli elefanti (Sicilia) è stata segnalata anche la presenza di Bufo-Bufo.Nella grotta di San Teodoro (Acquedolci) Messina il Talus antistante la grotta ha evidenziato resti di Ippopotamo correlabili a quelli ritrovati nel talus antistante il riparo Maria posto a 40 metri di distanza. Davanti alla grotta il deposito è sottostante ad una breccia ossifera con abbondanti detriti ossei riferibili a Hyppotanus sperimentale.Per quanto fin qui esposto, date le nuove scoperte sia di industrie litiche del Paleolitico inferiore che di manifestazioni artistiche del Paleolitico superiore che ritraggono elementi di fauna a pachidermi e vista la connessione dell'Africa alla Sicilia nei tempi più antichi che videro l'uomo raggiungere l'Isola via terra, provenendo dall'Africa e ormai non più derogabile rivedere tutta la problematica legata alle faune insulari.Noi stessi abbiamo trovato nella grotta dei Puntali (Palermo) industrie della Pebble culture rimaste non riconosciute da coloro che vi eseguirono scavi per recuperare resti fossili di elefanti. ALTRI RESTI DI FAUNA INSULARE"Bovide Bos Primigenius siciliane nei depositi del Paleolitico superiore"Canidae Canis sp.Grotta Za Minica, località Tabuna (Ragusa)Canis lupus, Vulpes vulpesSicilia Orientale"Cervidae : Cervus elephus sicilianeSpecie endemica ridotta con dimensioni medie inferiore a quella dei cervidi continentali."Ctenodattiliadea : Pellegrinia Panormensis Grossi roditori da Montepellegrino (Palermo)"Equide : Equus caballus ed Equus hydrxxfinus Nei giacimenti del Paleolitico superiore"Felidae: Panther leo spelaeaPedadaggi (Siracusa)"Felis sylvestris Sicilia orientale negli strati epigravettiani."Gliridae :Scithia melintensis "Leithia carteiRitrovati ad Alcamo e S.Vito lo Capo (Trapani) e nella contrada Maccagnone e Fusco (Siracusa);"Maltamys WiedineitensisContrada Fusco (Siracusa)"Maltamys gallcheriMonte Pellegrino (Palermo)"Hyaenidae : Crocula crocula spelaca in alcuni depositi depositi dell'Isola in grotta;"Hystricidae Hystrice spNella grotta S. Teodoro (Acquedolci Messina)Nella grotticella di Villari Portopalo (Siracusa)"Leporidae : Lepus europaeus"Hypologus sp Monte Pellegrino (Palermo)"Muride Apodemus maximus, Monte Pellegrino (Palermo)"Mustelide: Musteleria arzillaMonte pellegrino (Palermo)- Lutre TrinacrieGrotta Spinagallo e contrada Fusco (Siracusa)"Sorcidae : Crocidura esuaeGrotta Spinagallo e grotta poggio Schimaldo, contrada Fusco e Montepellegrino"Suidae : Sus scrofaPresente negli ultimi stadi faunistici;"Ursidae : Ursus arctos (orso bruno continentale)Grotta spinagallo , Maccagnone e Contrada Fusco (Siracusa)