Tale formazione è anche conosciuta sotto il nome di Narbone della formazione Ribera (Marchetti 1960).Il Pliocene medio-superiore si presenta in Sicilia con facies identiche, costituite da argille blu che si caricano, nei livelli superiori, più o meno di sabbie e con intercalazioni di colate fangose che variano lo spessore di detta serie (Ogniben 1954).A detti Olistostromi sono da imputare i rimaneggiamenti di tutti i terreni precedenti ivi compresa la formazione dei Trubi e ciò a conferma della persistenza delle zone positive, principalmente responsabili dei rilievi tormentati del bacino pliocene.Una stratigrafia tipo è stata individuata a Realmonte (Bianchini e Mascle 1969) ed essa risulta eguale a quella riscontrata nei monti Sicani.La microfauna è stata studiata daJ. Magné e la macrofauna da D. Mongin (1972).La serie inizia con i Trubi e i primi livelli sono costituiti da marne stratificate di colore grigio pallido con alternanze di letti più o meno scuri.Il loro spessore è valutabile sui m 10; seguono marne grigie e blu che non mostrano netta stratigrafia ed il loro spessore è di circa m 80.La serie pliocenica termina con m 65 di marne grigio-sabbiose che verso l'alto evidenziano alternanza di sabbie grigie e letti marnosi grigi; il tutto risulta coronato dal Calabriano.Nel dominio pliocenico sono state individuate le zone a Globorotalia crassula ed inflata (livello 20316) oltre a Turritella spirata, Linopsis aurica e Natica sp.Nel livello 20322 è già presente una macrofauna calabriana anche se la microfauna è ancora terziaria, non presentando caratteri spiccatamente quaternari.Il Pliocene medio-superiore è presente nella depressione di Sambuca con facies marnose, ed argillo marnose,formandone il substrato. Tale facies si estende da Portella Misilbesi a Portella d'Origano e le bordure di tale dominio sono costituite a N.O. e ad O. dalla placca calabriana di S. Margherita Belice e a N. e a N.0. dal monte Genuardo. A N.0. ed al centro tale formazione comunica con la depressione del Belice. Ad E. il suo limite risulta segnato da monte Lucerto e a S. dai monti di Sambuca; a S.E. infine viene ad essere instaurata una connessione con il piccolo bacino di Burgio.Nel limite tra i monti di Sambuca e la relativa depressione si osserva la tragressione del Pliocene medio-superiore che è particolarmente netta in due punti e cioè a Casa Scoma e sul fianco orientale di monte Cammanta.Sono qui evidenti delle perforazioni dovute a litofagi e le perforazioni risultano riempite da marne sabbiose contenenti frammenti di ostriche ed una microfauna del Pliocene medio (det. J. Magné).In più punti di questa piccola catena si riscontrano poi ciottoli calcarei perforati da litofagi e resti di conchiglie del genere ostrica, com'è il caso di contrada Cammantella, ai piedi del monte Gibilmisi, a Casa Mongiovì ai piedi del monte Gargalupo e a contrada Pasqualetto a N. della base del M. Cirami.Prelevate dette marne, a Portella di Gioia, è stata riconosciuta una microfauna del Pliocene inferiore medio (det. M.D. Courme - Rault).Il Pliocene medio-superiore affiora poi nella depressione del Belice, ma solo nella zona a S. di detto dominio, mentre gli affioramenti più settentrionali risultano effettuati sulla cima di Pizzo Gallo e si estendono fino a Poggioreale, interessando l'alveo del fiume Belice e fino alla bordura della zona detta di Magaggiari, dove il Pliocene medio-superiore è sormontato dal Calabriano che presenta qui pendenza verso S.Altri tre bacini interessati sono quelli di Burgio, di Piano Licauli e Vallone Cottonaro, tutti allineati nel senso E .0. sulle parallele del Paese.In detta zona sono visibili marne blu poco sabbiose, con presenza di Ostriche, Dentalium e numerosi microfossili quali le Orbuline, le Globigerine e la Globorotalia crassula. Resta da considerare la zona situata fra Ribera e Sciacca e la zona ad 0. di Sciacca.La prima presenta marne blu, a volte sabbiose che sormontano in continuità i Trubi, coronati a loro volta, dal Calabriano e gli affioramenti sono visibili sui fianco N. di Contrada Tranchina e a Contrada S. Giorgio, con evidenti smottamenti di terre ed inoltre sotto le placche calabriane di Ribera, Calamonaci e a Poggio Diana.La zona ad O. di Sciacca infine rappresenta un vasto affioramento di marne blu sempre del Pliocene medio-superiore, con presenza di alcune placche calabriane e piccole zone affioranti di Trubi.L'attività erosiva attuale o recente interessa le zone marnose formando un paesaggio tormentato che si estende da Sciacca a Menfi e fino a Portella Misilbesi.La sedimentazione cessa a N. con la costituzione di serie più sabbiose che appaiono abbastanza precoci (Trevisan 1955).Ciò testimonia ampiamente la tendenza della migrazione della subsidenza verso S.La zona di Sciacca appare delimitata nei tre massicci principali: ad O. la fascia di Montevago, al centro i monti di Sambuca e a S. il M. Kronio.Per ciò che concerne la fascia di Montevago trattasi di un massiccio sub- tubolare che ci indica un'anticlinale fagliata a lieve curvatura d'età post Calabriana.I monti di Sambuca formano, a loro volta, una vasta antiforme ondulata e fagliata di età calabriana.Alcune strutture anteriori sono in particolare visibili sul fianco meridionale di questa unità ed è qui evidente un accavallamento dei calcari liassici su delle serie che vanno dal Tortoniano al Pliocene inferiore.Nella regione di Caltabellotta si rileva nettamente la sovrapposizione di più fasi di cui le più recenti costituiscono la formazione di una sinclinale d'età calabriana, visibile nel Vallone Cottonaro a N. di Caltabellotta.Alla fine del Pliocene inferiore viene a formarsi la doppia faglia di Caltabellotta con evidente accavallamento dei Trubi.Nel Tortoniano si era già prodotto l'accavallamento di un lembo della zona di Campofiorito, rappresentato dalle dolomie di Caltabellotta, attribuite al Lias, come la barra calcarea oligocenica a Lepidocicline della zona "Pizzu" e dei calcari siliciferi del Giurassico superiore, attribuiti da diversi autori al flysch cretaceo superiore.Prima del Tortoniano la regione era poi stata fagliata ed erosa, il che ha messo in evidenza l'Oligo-Miocene inferiore.Il Miocene inferiore (grossomodo Aquitaniano e Burdigaliano) della regione di Sciacca è stato studia to da Checchia Rispoli (1918). da Ruggeri (1959) e recentemente da Broquet, Caire, Mascle (1966) e da Bianchini (1980).Una serie costituita da qualche metro di calcari a microbreccia, con rari granuli di quarzo e glauconite è presente alla base di M. Kronio: la serie, in leggera discordanza, continua con marne sabbiose e banchi calcarei a microbreccia ed ooliti. Qui i calcari testimoniano deposizione biostromale avvenuta in ambiente litorale con acque basse e contengono numerose Lepidocicline, Amphistegine. Heterostegine. Ruggeri (1959) cita in piu Miogypsinoidi SP.Dal canto suo Rispoli (1918) riscontrava dei Foraminiferi Lepidocicline: Eulepidina e Nephrolepidina, Operculina complanata, Heierostegina reticulata, Amphistegina niasi e degli Echinodermi Cyathocidatis avenionensis, Fibularia stellata e denti di Carcharodon megalodon oltre al famoso dente di Mastodon aungustidens di cui alfine fu identificato lo strato di provenienza.Ad E di R. Nadore è presente una cava aperta nei calcari a Balamne; detti calcari trapassano a gres calcarei con grossi noduli fosfatici mescolati a marne ed è qui presente limonite e glauconite riscontrabile anche sulle superfici di alcuni resti fossili (Conus, Pecten, Cardium) e su denti di Carcharodon auriculatus, Oxyrhina desori ed hastalis. Odontaspis conturdidens, Hemipristis serra.Ad O di R. Nadore la serie di Serra Lunga è stata studiata da Campisi (1968) che vi ha individuato, alla base, il Miocene inferiore costituito da Calcari a Lepidocicline.A Rocca Porcaria l'oligocene è sormontato, in continuità, da Calcareniti ed alle Lepidocicline si sommano Miogypsinidi.Fra Caltabellotta e Rocca Porcaria la zona è segnata da una serie di rocce verticali o a forte pendenza ed il tutto risulta impiantato alquanto disordinatamente sul Miocene marnoso (Helveziano-Tortoniano).Fra il Numidiano ed il Miocene marnoso si intercala, a volte, una formazione di gres calcarei glauconitici (Broquet 1967-1968) dallo stesso datati come Burdigaliano ed il Miocene marnoso, che sormonta detta formazione, è al suo limite Burdigaliano-Helveziano; le rare faune riscontrare mostrano Globorotalia mayeri, Globigerinoidi trilobus ed Orbulina suturalis.La serie numidiana esterna risulta quindi compresa fra l'Oligocene terminale e la sommità del Miocene inferiore.La formazione glauconitica, quasi mai antigena ma di facies neritica si presenta sotto due aspetti: in concordanza con il sottostante Oligocene o in lieve discordanza, come cartografato da alcuni autori ed i terreni situati a sud di detta discordanza sono generalmente del Cretaceo.Eocene ma a volte del Lias o dell'Oligocene.I dati batimetrici della formazione glauconitica sono tuttavia incerti ed alcuni autori li situano fra i m. 30 e i m. 700.La serie calcarenitica è anch'essa leggermente discordante ed a volte marcata angolarmente. Gli elementi rimaneggiati sono costituiti dal Lias inferiore, dall'Eocene e dal Cretaceo superiore come ad esempio nei livelli glauconitici riscontrabili a R. Nadore.Il limite fra le due facies è di difficile precisazione specie nella zona di Sciacca mentre nella zona di Burgio è nettamente visibile un dominio più calcareo.A M. Genuardo sono presenti fosfati e glauconiti e ciò testimonia che la deposizione è avvenuta a profondità modeste, comprese fra 50 a m. 100, profondità tipiche delle piattaforme.AN. e NE si registra assenza di formazioni glauconitiche.Monte Kronio è anch'esso una struttura recente sovrapposta ad un sistema di faglie inverse, risalenti alla fine del Pliocene inferiore.Deformazioni antiche si sono prodotte nella zona di Sciacca ed in particolare nel corso del Miocene inferiore che è leggermente discordante, nel Cretaceo terminale, alla base del Cretaceo superiore, anch'esso leggermente discordante ed infine nel Giurassico medio (tettonica in distensione).La regione situata a N. di Sciacca ed a S. dei monti di Sambuca rappresenta il limite del bacino centro-siciliano o di Caltanissetta.Cosi come nel piccolo bacino fra Caltabellotta e Burgio, la zona in esame mostra una struttura sinclinale a faglie, e più a monte un'anticlinale. Tali grandiose strutture sono nettamente visibili sulla carta di Behrman.Le vaste sinclinali, disposte assialmente nel senso N.E.-S.0. nella zona di Butera, a Sciacca sono orientate in maniera sensibile E .0., mostrando nel loro interno livelli calabriani piegati.A Realmonte è stato possibile precisare che la fase di deformazione, responsabile di tale struttura, è la risedimentazione che è anteriore alle superfici di erosioni antiche, dove i sedimenti contengono industrie della "Pebble culture''.Nella zona di Sciacca, meteriale si è risedimentato durante il Tortoniano, il Messiniano ed il Pliocene inferiore incluso; il tutto risulta suggellato dal Pliocene medio.A Caltabellotta, la zona di Campofiorito ricopre poi differenti termini di quella di Sciacca. Tutto ciò ci porta ad ammettere l'esistenza di diverse superfici d'erosione che a loro volta inquadrano fasi tettoniche.Sempre nella zona in esame si osserva poi una netta differenza negli strati delle pieghe che tagliano il Pliocene medio-superiore ed il Calabriano da una parte e l'insieme Messiniano-Pliocene inferiore dall'altra.Ciò è dovuto al fatto che quest'ultimo insieme ha subito una prima fase, quasi omoassiale, della prima formazione ad O. e ciò alla fine del Pliocene inferiore.Il fenomeno della risedimentazione riveste pertanto diversi aspetti e la risedimenrazione di elementi minuti, quali ciottoli, microfauna, è causa di errate attribuzioni stratigrafiche.Anche durante il Pliocene ed il Quaternario si sono prodotte tali fenomenologie ed i terreni geologici appartengono pertanto a vari distretti.Nell'insieme si distinguono elementi plastici costituiti essenzialmente da lembi di argille scagliose o altri flyschs o elementi rigidi (calcari mesòzoici e gres numidiani), mentre numerosi blocchi di diversa origine risultano mescolati.Detti blocchi presentano a volte pareti corrose per l'attività di organismi litofagi e delle fessurazioni risultano riempite da materiali in esse spesso incastrati, quali ciottoli calcarei anch'essi perforati da litofagi o frammenti di ostriche, come è il caso dei terreni ai piedi del M. Gibilmisi, del M. Gargalupo e a N. del M. Cirami, come in precedenza ricordato.A Portella di Gioia le marne mostrano una microfauna del Pliocene inferiore-medio (det. M . D. Courme-Rault).La trasgressione del Pliocene medio-superiore, si è visto, è testimoniata, in due punti a Casa Scoma, a due Km. a S.O. di Sambuca e sul fianco orientale di M. Cammanta, dove si osservano superfici perforate da litofagi, a volte leggermente fosfatiche con rari inclusi ferruginosi. Altri punti sono facilmente individuabili nel Vallone Cottonaro a N. di Caltabellotta, a N. di Monte Ficuzza e di Monte Cirami.Le perforazioni sono qui riempite da marne sabbiose contenenti resti e frammenti di ostriche ed una microfauna del Pliocene medio. A Casa Scoma questa superficie è costituita da calcari a Lepidocycline e a M. Cammanta da calcari liassici.Per ciò che concerne la risedimentazione, questa sembra essere stata anche favorita dall'instabilità legata alla tettogenesi che qui presenta polarità S. e dall'orogenesi, ma anche dal fatto che le argille sono a dominante montmorillonitica e quindi estramamente plastiche ed instabili.Tutto ciò lascia considerare un tipo di schema dove il ruolo essenziale è giocato dalle deformazioni della bordura N. di un bacino o avan-fossa subsidente che emigra verso S. ; ciascuna risedimentazione interviene quindi allorquando si rompe un equilibrio.La migrazione verso S. di un'ondata di deformazione comporta infatti un certo numero di acme prodottesi per l'impostazione di colate di fango o di blocchi compatti, durante il Pliocene inferiore, come ad esempio nella zona di Campofiorito.L'attuale morfologia è quella tipica del paese mediterraneo, dove i rilievi sono generalmente vivi e caratterizzati da ripide pareti presenti nei massicci calcarei e da bad-lands nelle argille. Anche se l'erosione è viva, la giovane età dei rilievi, la complessità delle strutture e delle serie inglobate non lascia no possibilità di estese superfici appiattite.Le antiche cause sono quindi molteplici e fra l'altro sono anche testimoniati periodi umidi ed è esistita una morfologia carsica nei calcari massivi del Lias inferiore della zona di Sciacca, come a Montevago.I periodi più umidi sembrano essere stati posteriori allo stabilirsi dell'ultima grande superficie d'età Villafranchiana.Le sabbie ed i ciottoli sparsi su questa superficie sono rimaneggiati in seno a terre rosse azoiche.In atto esiste attività carsica solo nel Messiniano, tanto che le superfici più recenti non sono visibili che in esigui distretti.Nella zona in esame uno di questi distretti corrisponde ad una superficie oggi deformata, per la quale il Pliocene medio discordante è venuto a depositarsi nella zona con superfici in parte riprese e che a loro volta, d'altra parte, riprendono, e visibilmente, una superficie anteriore, dato che il Pliocene inferiore è localmente intrappolato a causa del carsismo.Si è anche visto che il Pliocene medio è anch'esso sede di fenomeni di risedimentazione, ciò che implica l'esistenza di una zona in disequilibrio.Si è pertanto portati a vedere in tale zona dei domini emergenti in preda all'erosione e a N. di un dominio a subsidenza attiva.La sommità di detta struttura è quasi piatta e corrisponde ad una superficie d'erosione post-Pliocene inferiore.Il rinvenimento di fossili attribuiti ad ominidi è intimamente levato a tale fenomenologia prodottasi prevalentemente dalla fine del Miocene al corso del Pliocene, dato che i resti sono stati riscontrati inglobati in tali elementi litologici.La natura paleontologica dei reperti sembra confermare l'età presunta degli elementi geologici presenti nella zona, compresi da cinque a tre milioni e mezzo di anni fa e tale datazione risulta attribuita alla maggior parte dei fossili rinvenuti in Africa che presentano analoghe caratteristiche.Per ciò che riguarda il problema, dal punto di vista Paleogeografico. accurati studi sono stati condotti nel bacino del Mediterraneo dalla Glornar Challenger e si è visto come e perché è avvenuto il prosciugamento del Mediterraneo e l'istaurarsi di corsi d'acqua e di laghi per apporti d'acqua dolce pervenuti e dal Mar Nero e dal Nilo, il cui alveo è tuttora riscontrabile nelle profondità marine.Qual è quindi la vera età di penetrazione di tale forma ominide nell'Isola? Non bisogna, a tal riguardo, dimenticare c e al i resti rinvenuti in Africa sono datati a 6 milioni di anni fa (Lukeino( Orrorin) ed a 5,5 milioni di anni fa Lothagam). 4 milioni di anni fa (Kanapoi) , (Ardipithecus).