Per ciò che fin qui è stato esposto, nell'isola sono state ritrovatequelle che comunemente sono considerate le testimonianze delle più antiche industrie umane.Un notevole numero di manufatti su ciottolo è infatti presente in Sicilia e nelle fasi più arcaiche, detti strumenti risultano estremamente semplici: i manufatti di tecnica unidirezionale sono ovviamente quelli che compaiono per primi, data la loro semplicità concettuale. Dal punto di vista statistico sono già presenti sulla superficie di Magaggiari (Calabriano), oltre a choppers, anche chopping-tools, ricavati essenzialmente con scheggiatura operata esclusivamente su di un bordo laterale del ciottolo, ottenendo, in base alla tecnica di lavorazione, trancianti sinuosi e margini frastagliati.A partire dalla superficie di Macauda (Siciliano I) i bordi diventano meno sinuosi e la scheggiatura viene effettuata non più esclusivamente su di un margine laterale, ma prevalentemente sul margine distale del ciottolo: compaiono intanto i primi poliedri.In livelli superiori la scheggiatura invade anche i due bordi laterali del ciottolo e sin da questo momento si svilupperanno le due tendenze evolutive di questo periodo che porteranno alla realizzazione di una punta (proto-bifacciale) o di un tranciante più robusto (proto-hachereau su ciottolo).Qui si chiarisce che per hachereaux su ciottolo si intendono quegli strumenti, a tranciante terminale, che assolvono principalmente alla funzione di asce a mano; essi presentano vistose porzioni di cortice sulle due facce e nel contempo risultano equilibrati con distacchi operati sui bordi laterali del ciottolo. Detti strumenti non sono contemplati nella nomenclatura classica; per noi la sola differenza è da ricercare nel tipo di materia prima usata ed è per questo che i tipi classici sono stati da noi definiti hachereaux su scheggia.Sul livello di Mandrascava (Siciliano II) sono già presenti bifacciali su ciottolo con porzioni di cortice più o meno riservate ed è qui, a nostro avviso, che può essere colto il passaggio sensu latu dalla Pebble culture all'Acheuleano antico.La Small pebble culture, a partire dall'interstadiale mindeliano, si diffonderà in tutta l'isola, e ciò sta chiaramente a testimoniare della presenza di comunità attaccate a vecchie forme ed a vecchie tradizioni come a Choukoutien o a Vértesszòllòs.Dalla Small pebble culture deriveranno poi quelle industrie che utilizzeranno esclusivamente piccoli ciottoli, ridotti in spicchi o calotte, (Pontiniano).Questo complesso litico siciliano, nei primordi, presenta analogie impressionanti con le industrie ungheresi descritte da Vertes e, nel suo ulteriore sviluppo, col citato Pontiniano che, come facies del Musteriano, è bene ricordarlo, non è esclusivo dell'agro pontino, ma egualmente presente lungo le coste della Penisola.Tali industrie potrebbero pertanto trarre origine da un substrato comune, cioè quello della Small pebble culture.Il Musteriano ampiamente documentato nell'isola, anche nelle forme più classiche, ha ormai colmato quella grossa lacuna che ancora rimaneva fra il Paleolitico superiore e quello inferiore.Nei giacimenti musteriani da noi ritrovati la tecnica levallois porterà a forme più raffinate ma sostanzialmente identiche a quelle riscontrate nelle fasi finali della citata Small pebble culture.Per concludere diremo che se sicuramente è esistita in Sicilia, nel Paleolitico antico, una industria appartenente al filone privo di bifacciali, mantenendosi intatta almeno fino all'interstadiale mindeliano, durante il glaciale Riss o verso la fine di esso, influssi culturali esterni, provenienti dall'Africa e forse anche dalla Penisola, hanno instaurato una dicotomia delle industrie, a partire dall'Acheuleano medio-superiore.A questo punto ci sembra doveroso sottolineare che, fino ad oggi, non sono state ritrovate industrie di tipo africano (stricto sensu) in tutta la penisola italiana, per non citare il resto dell'Europa, eccezione fatta per la Spagna.Per ciò che attiene a tale periodo, le migrazioni si sono conseguentemente effettuate e attraverso il canale di Sicilia (ponte siculo-tunisino) e attraverso lo stretto di Gibilterra (ponte ispano-africano), ma le prime si sono fermate in Sicilia e le seconde non hanno che timidamente valicato i Pirenei, attraversando la Francia, ma mai pervenendo in Italia.Hacheraeaux su cheggia sono molto rari o completamente assenti nel Acheuleano classico (Somme, Seine, Charente); essi compaiono nell'acheuleano del sud ovest. Un hachereau molto tipico e' stato ritrovato nelle alluvioni dell'Isle (Les Grands Rois), si tratta pero', sfortunatamente di un pezzo isolato; altri da Pendus, da Conte - Lauette nel Bergeracois dal livello 9 di Pech de l'Azé II (Riss I) nel Sarlandais o da Bidart-Plage (Riss II) sono meno tipici così come quelli recentemente venuti in luce in alcuni siti della Francia, come ci è stato possibile constatare di persona. Hachereaux su scheggia sono stati riconosciuti nei livelli musteriani; i siti più settentrionali sono noti in Dordogna. Un esemplare proviene dal giacimento di Conte-Chapelle-Huat (Musteriano di tradizione acheuleana); altri sono stati ritrovati a Sauveterre-La-Lémance (Lot et Garonne); Hachereaux sono presenti nei paesi baschi francesi (Riparo Olha) nella Spagna Camdabrica (livello alfa del Castillo). Qui intendiamo chiarire, perchè ciò sembra non essere stato da tutti ben compreso, che gli hachereaux non hanno niente a che fare con le prime penetrazioni africane verso l'Eurasia, ma che testimoniano della persistenza di una via di migrazione. Le ricerche in SiciliaSe rileggiamo i giornali di scavo o gli articoli dei primi studiosi della Preistoria siciliana, ci rendiamo immediatamente conto che la forma esteriore dei manufatti spesso influenzò la loro valutazione e determinazione tipologica a causa di una scarsa conoscenza della materia trattata. Paolo Orsi, ad esempio, comunicava sul Bollettino di Paletnologia Umana del 1907, di aver rinvenuto nel Vallone "Zig-Zag" presso la stazione di Alcamo-Calatafimi, in provincia di Trapani, "un coup de poing di vero carattere paleolitico (tipo Chelles)".Forse fu questo il solo ed unico reperto, fra quelli attribuiti al Paleolitico inferiore, ad essere stato mostrato al Vaufrey e da questi giustamente riconosciuto come caratteristico della litotecnica campignana. Dopo le sue drastiche conclusioni, nessuno si curò perciò di prendere in esame la collezione del farmacista Vetri da Castrogiovanni (ora al Museo di Siracusa), nella quale figuravano, come ci riferisce Ippolito Cafici "tre asce paleolitiche" ed in eguale misura nessun interesse suscitò un vero bifacciale che allora era in vendita presso un antiquario di Trapani, il quale giurava essere stato dallo stesso ritrovato in quella provincia; eguale sorte doveva toccare all'amigdala donata, all'incirca verso il 1930, dal barone Tulumello di Racalmuto all'istituendo Museo Civico agrigentino e segnalata come proveniente da Realmonte. Le recenti ricerche ed i risultati conseguitiNel corso di ricerche effettuate a Realmonte, in seguito all'identificazione dell'amigdala prima citata, al fine di individuare i possibili livelli da cui potesse provenire, nella primavera del 1968 veniva scoperto a Faro Rossello un primo giacimento a Pebble culture; numerosi siti dovevano da allora essere individuati in quasi tutta la Sicilia.Il Paleolitico inferiore e medio è infatti copiosamente presente oltre che in provincia di Agrigento (Bianchini, 1965-1976), anche in provincia di Trapani, ad Aquila, fra i fiumi Delia e Mazzarò; in provincia di Palermo, a Villaurea, fra i fiumi Torto e l'Imera settentrionale ed inoltre a Poggio Reale, fra Gibellina e S. Margherita Belice ed in provincia di Messina, a Torretta, sul golfo di Milazzo e ad Alimena, in provincia di Caltanissetta (Bianchini, 1972-1976).Presunte industrie della Pebble culture sono state segnalate anche in provincia di Catania (Baldini, Cassataro, Longo e Recami 1976); recatici a visitare i giacimenti in compagnia dei Prof. Mascle e dei Sig. Di Stefano che ci aveva invitati, abbiamo raccolto, in superficie, alcune grosse schegge clactoniane e protolevalloisiane (Bianchini, 1976). Purtroppo nessuno scavo fino ad oggi è stato intrapreso nei giacimenti individuati; durante la visita sono però state effettuate le prime prospezioni geologiche ed in particolare otto terrazzi sono stati individuati sul Simeto. Quelli su cui abbiamo raccolto le industrie prima citate sembrerebbero appartenere al Wùrm antico (Bianchini - Mascle, 1976).Fra il notevole numero di giacimenti fin qui individuati, ci limiteremo ad illustrarne solo alcuni, ed in particolare quelli presenti in provincia di Agrigento perché su di essi si è elaborato il primo quadro di sintesi sull'evoluzione del Quaternario dell'isola che, partendo dalla cronologia classica europea, mette in confronto la formazione delle spiagge marine, fossili della Sicilia meridionale con quelle del Marocco atlantico.I giacimenti che prenderemo rapidamente in esame appartengono in parte anche al Villafranchiano superiore ed a formazioni continentali più recenti.Per le industrie appartenenti al gruppo della pebble culture è stato ricavato, attraverso un'analisi delle percentuali statistiche, anche un quadro evolutivo che ha tenuto conto dello sviluppo del taglio da unidirezionale a bidirezionale a multidirezionale, a partire dalle superfici di Magaggiari e Macauda. I giacimenti della superficie di MagaggiariUn primo giacimento riconosciuto sulla superficie di Magaggiari, si ricorderà, è stato quello di Faro Rossello; la sua massima altezza è posta a quota m. 111 s.l.m. ed ha restituito, a questa quota, solo pochi manufatti, in situ, essendo stata la maggior parte di essi evidentemente staccata dalla loro giacitura primaria da una intensa attività erosiva operata su quei livelli, I primi strumenti ritrovati sono stati raccolti infatti lungo i calanchi che discendono dagli antichi livelli verso il mare; saggi effettuati però a quote superiori comprese fra m. 111 e m. 75 s.l.m. dovevano in seguito restituirci una bella e ricca industria in posto. Gli strumenti risultarono accompagnati da numerose schegge di lavorazione, a tallone liscio e fortemente inclinato.Appartengono inoltre al Calabriano i giacimenti di contrada Pergole (punto settentrionale), di Torre di Monterosso, di Monte Grande e Punta Bianca (punto orientale). I giacimenti della superficie di MacaudaAltro giacimento tipo è quello di Casa Biondi (superficie di Macauda); una campagna di scavi vi è stata effettuata nell'aprile del 1969, unita mente all'l.I.P.P., ed una prima trincea è stata aperta lungo il margine del terrazzo che guarda verso Realmonte. Tale scavo ha restituito industrie della Pebble culture, in situ, su di un livello sabbioso-ciottoloso di un'antica spiaggia marina che noi abbiamo riconosciuto come appartenente al Siciliano I. Le varie schegge e gli strumenti si presentarono fortemente incrostati di sabbie tenacemente cementate; una seconda trincea aperta lungo il margine del terrazzo prospiciente il mare, mise in evidenza un conglomerato marino ricoperto da un deposito terroso-sabbioso di circa m. 1,80 di spessore, contenente industria scheggioide attribuita ad un probabile orizzonte del Clactoniano evoluto-tayaciano.Nel mese di agosto dello stesso anno,per incarico della locale Soprintendenza, nel giacimento di Punta Bianca, veniva eseguito un ulteriore scavo, aprendo una larga trincea nella parte centrale del terrazzo.La stratigrafia dello scavo, nel quale diverse volte siamo intervenuti, nei mesi successivi, allargandone l'area, ha evidenziato, in un livello inferiore D, una spiaggia marina di età Siciliano I, con ciottoli tenacemente cementati in una matrice sabbioso-calcarea, ed industrie della pebble culture, facies macrolitica, perfettamente in posto, associate a schegge di ti- po clactoniano.Lo strato superiore C, costituito da sabbie a stratificazione obliqua, ha restituito invece un'industria, a partire dallo strato C6 e fino allo strato C15, caratterizzata, dal basso in alto, dalla presenza di piccoli ciottoli lavorati sotto forma di choppers e chopping-tools associati a schegge di tipo schiettamente tayaciano; in particolare lo strato C8 diede una bella punta di tayac, mentre gli strati C10 e C12 contenevano oltre a qualche punta, strumenti di tipo quinson, strumenti a faccia inferiore diedra. A Casa Biondi ed a Punta Bianca (punto occidentale) sono stati recuperati anche strumenti della Plebbe culture inglobati nei conglomerati, vi sibili lungo le falesie.Oltre a questi appena citati, appartengono al Siciliano I i giacimenti di Punta Grande e Contrada Chianetta.