Al fine di comprendere meglio il significato del presente lavoro, oltre che parlare del mestiere dell'archeologo o del paletnologo, è quest'ultimo che in effetti compie le indagini più remote, illustreremo le tecniche più avanzate di ricerca che, fin dalla fase della prospezione sui terreni, necessitano delle presenze di assistenti, di tecnici, di specialisti oltre che di strutture molto sofisticate, contenute in laboratori specializzati.L'apparecchiatura scientifica non è però il "deus ex machina" che riesce a risolvere ogni problema perché rilevatori, analisi di laboratorio, metodi statistici, misure e diagrammi, dal punto di vista storico, non rappresentano altro che un aiuto per meglio conoscere il passato.L'Archeologo, il Paletnologo, il Paleontologo, sono sempre gli unici ricercatori in grado di coordinare elementi disparati per far rivivere il passato e cogliere quel quid che rappresenta il fattore umano.In definitiva, la storia non scritta potrà essere riscritta solo da loro.La funzione di certi utensili, le forme di insediamento, le organizzazioni sociali, i riti religiosi, un oggetto ritrovato, non dovranno prescindere, ad esempio, dalla ricerca sull'origine del prodotto grezzo, dalle grandi vie di comunicazione atte a facilitare le migrazioni e gli scambi per i quali passò l'ossidiana o la giadaite e più tardi i metalli rari come lo stagno.Tali oggetti di commercio rappresentarono un fatto sociale assai complesso, e con gli interscambi non si diffusero solo utensili o vasellame ma anche riti religiosi, legati ad esempio a certi idoletti litici o fittili anch'essi oggetto di scambio.L'introduzione della ceramica, fra gruppi etnici legati a vecchie tradizioni spintesi fino al Mesolitico, cambiò organizzazioni sociali perché proprio i portatori della ceramica furono quelli che introdussero l'agricoltura e la pastorizia, trasformando addirittura le forme di insediamento.Dal canto loro, alcune nuove tecniche di scheggiatura, per parlare delle fasi più arcaiche, stanno a testimoniare la diffusione di nuovi concetti, quali quelli dell'economia della materia prima su aree molto vaste, interessando società umane molto distanti fra loro.Se, durante il Paleolitico inferiore, da un arnione di selce o da un ciottolo si riusciva a recuperare una superficie tagliente di circa 20, o al massimo 25 cm. di lunghezza, tutta contenuta lungo i bordi di uno strumento finito, nel Paleolitico superiore, dallo stesso arnione, dallo stesso ciottolo, grazie ad una tecnica di scheggiatura nuova, sarà possibile ottenere un numero stragrande di oggetti diversi, con una lunghezza di taglio, che globalmente sarà enormemente aumentata.Questi stessi oggetti, divenuti "oggetti di scambio", permetteranno un baratto più vasto, privilegiando, fin da allora, la tecnologia, spingendo l'uomo sempre a meglio operare, perfezionando le tecniche e portandolo all'invenzione di uno strumentario più vasto e quindi più idoneo ai diversi usi richiesti.Tutto ciò non si sarebbe potuto effettuare se non fossero esistite un insieme di norme sociali, estetiche, funzionali, che costituirono le basi stesse della civiltà.La Preistoria rappresenta quindi l'Etnologia del passato, di un passato che non può essere racchiuso in schemi aridi ed anacronistici, se si vuole evitare di farlo divenire mummificato, e ciò perché il passato ed il presente sono sempre riconducibili l'uno all'altro.Intendiamo qui parlare di etnologia comparata per mezzo della quale un gruppo umano preistorico è paragonabile, per certe sue manifestazioni culturali, ad attuali popoli primitivi.Cosi a seconda del genere di vita, si parlerà di cacciatori nomadi o di agricoltori sedentari e della padronanza di attività svariate come l'allevamento del bestiame, l'agricoltura, il modo di foggiare ceramica o tessere; tutte queste attività ci rivelano di essere in presenza di uomini vissuti nel Neolitico, ed ancora la lavorazione dei metalli o i primi rudimenti di architettura ci spingeranno più avanti fino alle soglie della Protostoria.L'interpretazione dei dati, dettati dalle testimonianze dissepolte, ci porterà a comprendere che, dal più remoto periodo della comparsa dell'uomo sulla terra, all'uomo del Neolitico o della Protostoria sarà necessaria un'indagine etnologica approfondita che dovrà tener conto dell'organizzazione sociale che dovrà a sua volta tenere in grande considerazione le tecniche di fabbricazione.Come già detto in premessa, ancora alcuni decenni fa, la Preistoria si presentava come un settore chiuso e dai più veniva considerata come una branca delle Scienze naturali o della Geologia piuttosto che della Storia.La ricchezza delle scoperte archeologiche ne ha recentemente mutato il volto, nel senso che ogni oggetto, ogni traccia della vita e dell'attività degli uomini del passato, può diventare una testimonianza tanto valida quanto un documento scritto.Gli oggetti, nei quali il passato continua a vivere, costituiscono l'essenza stessa dell'Archeologia ed è proprio l'Archeologia che oggi dispone di una gamma vastissima di mezzi di investigazione, attraverso la problematica instauratasi con la Preistoria stessa.Il confine fra Storia e Preistoria diviene infatti progressivamente sempre meno definito perché vasti settori del passato, sotto la luce congiunta delle nuove tecniche e delle scienze umane, diventano intelligibili allo storico, anche in assenza di testi scritti.Si può addirittura affermare che, con l'indagine archeologica, spesso si riesce a rettificare ciò che la testimonianza umana, quella dei testi scritti, può avere di frammentario, di imperfetto o parziale.I metodi matematici (analisi statistiche) o fisici (datazioni assolute) apportano oggi infatti notevoli contributi alle nostre ricerche.Vediamo, quindi, come si effettua una ricerca.Il lavoro dell'archeologo si svolge in più tempi, tempi che corrispondono a diverse tappe metodologiche.Di solito si inizia col ricercare tutte le notizie esistenti in documentazioni raccolte da precedenti studiosi; viene perciò intrapreso uno studio critico e sistematico delle fonti esistenti, con particolare riguardo alle testimonianze scientifiche fornite da questi documenti.Al rigore scientifico si unisce sempre lo spirito di avventura che porta spesso il ricercatore nei luoghi più impensati, a volte estremamente pericolosi come grotte, zone impervie spesso completamente isolate, e da qui l'avventura può spostarsi, da un momento all'altro, nel più sofisticato dei laboratori di analisi o datazione, dove, l'attesa dei dati è altrettanto emozionante della ricerca stessa.Ormai il tempo in cui il caso presiedeva alle scoperte archeologiche, anche fra le più importanti, è molto lontano.La prospezione diretta, sistematica, è divenuta una regola quasi fissa ed è solo in funzione di un problema preciso che si affronta l'esplorazione di una zona archeologica, di un sito, di un giacimento; certamente ci sarà sempre un rinvenimento fortuito ed il fiuto dell'archeologo continuerà ad andare di pari passo con i rilevatori elettromagnetici.Un'indagine preliminare deve quindi sempre precedere la scelta del terreno di scavo.Questo studio si fonda, tra l'altro, sui dati geologici, sulla geografia fisica ed antropica che forniscono preziosissimi e significative indicazioni su di un habitat.Tralasciamo, per il momento, i procedimenti classici della prospezione sul terreno e vediamo quali sono i metodi tecnologici che vengono in aiuto ai ricercatori.Il metodo più spettacolare, più conosciuto è quello della fotografia aerea anche se spesso non ci si rende conto esattamente di ciò che gli archeologi si attendano da esso.Non approfondiremo qui tutte le sottigliezze del problema e perciò ci limiteremo a sottolineare soltanto che tutto ciò che non è ben visibile, in un ampio campo, dal punto di vista relativo alla nostra altezza, è sicura mente ben più visibile da un punto di osservazione posto più in alto, perché in condizioni di illuminazione particolare, come all'alba o al tramonto, in campo ampio, vengono amplificati i minimi rilievi di strutture non completamente sepolte o livellate.La foto aerea, infatti, registra i minimi particolari e quando il rilievo non ha lasciato tracce in superficie, è la vegetazione che le ristabilisce perché questa cresce più rigogliosa là dove la terra è stata smossa come in fossati, pozzi, cisterne, tombe sprofondate; per contro un muro di pietra, un lastricato, un fondo di capanna si trascrivono in zone più chiare, sul fondo delle colture.Le differenze di colorazione del suolo possono poi rivelare l'esistenza di vestigia contenute in profondità.Il colore del terreno può essere poi abbastanza modificato da materiali sgretolati o decomposti, da cocci e schegge, tornati in luce a seguito del lavoro dei campi; l'umidità accentuerà poi i contrasti fra il terreno naturale e le strutture sepolte in esso.Il colore della coltre vegetale varia poi anche con il mutare delle stagioni ed appare più ingiallita nei periodi secchi, proprio se si trova su opere in muratura, mentre si manterrà più verde làddove le radici possono più facilmente immergersi.Ritornando alla fotografia aerea, le cose sono anche più complicate perché certi fatti, in apparenza aberranti, richiedono, per essere esattamente interpretati, conoscenze tecniche precise; la lettura dei documenti aerei si effettua perciò a mezzo di stereoscopi, su serie di foto abbinate, perché la visione in rilievo evidenzia meglio l'oggetto della ricerca.Semplificando e filtrando l'immagine, ottenuta fotograficamente, si eseguono quindi dei lucidi e si realizzano così cartine fotografiche in modo da conservare solo il paesaggio storico; seguirà la prospezione e lo studio diretto del suolo.Ricerche sul terreno ed osservazioni aeree devono quindi essere sempre effettuate alternativamente, al fine di pervenire ad una elaborazione definitiva della survey archeologica.Ma, ai metodi di esplorazione tradizionale, cominciano ad affiancarsi tecniche fino ad oggi impiegate nel settore dalle scienze geografiche.Attualmente sono in corso diverse esperienze al fine di mettere a punto apparecchi che permettono di rilevare, con la massima esattezza, le variazioni del campo magnetico, dovute alla presenza di rovine sepolte nel terreno o immerse sott'acqua.Sono note, ad esempio, le ricerche effettuate dalla Fondazione Lerici di Milano che ha portato alla scoperta dell'antica città di Sibari, con l'aiuto di uno strumento chiamato magnetometro a rubidio che in particolare era stato realizzato per ricerche spaziali; con prospezioni elettriche del terreno sono state poi rilevate le necropoli di Cerveteri e Tarquinia.Ciò che si cerca di misurare, per mezzo di un generatore elettrico e di elettrodi piantati sul terreno, è la variazione di conducibilità e di resistenza dei diversi elementi, inclusi nel terreno stesso; si perviene cosi alla realizzazione di carte di resistività che rappresentano veri e propri rilevamenti della composizione del sottosuolo.Anche l'analisi chimica viene in aiuto alle ricerche archeologiche e per mezzo di essa si è riusciti a localizzare antichi habitat o addirittura a stimare la densità di popolazioni e la durata dell'insediamento, e ciò grazie alle sostanze organiche di rifiuto.Fra queste sostanze i fosfati si conservano tenacemente ed i suoli con il loro forte contenuto indicherebbero infatti habitat preistorici.Per ciò che fin qui si è illustrato, come è facile comprendere, molti sono i mezzi ed i metodi di ricerca che affiancano l'opera del ricercatore o dell'archeologo.Individuato un deposito archeologico, una zona da scavare, l'archeologo si trova di fronte a secoli, millenni di vita umana, a volte riposanti solo sotto pochi metri di terra.Tutta la storia dell'umanità si trova cosi inserita in fogli, l'uno sovrapposto all'altro, nel libro della terra, ed è perciò che la tecnica di scavo ha come primo scopo quello di assicurarne una lettura corretta.Il compito dell'archeologo consiste quindi nello sfogliare questo libro, avendo cura di non perdere nemmeno una parola, per evitare che il testo che ci si accinge a leggere possa divenire incomprensibile.Due sono le regole principali che presiedono al lavoro di scavo: registrare integralmente i resti riportati alla luce, stabilire con precisione il loro ordine di successione.Il lavoro procederà quindi per tagli, detti livelli o strati, che ritroveranno la loro corrispondenza lungo una sezione verticale che fornirà la cronologia.Lo strato più profondo, in condizioni regolari, è quello più antico. Questo metodo, detto stratigrafico, è stato impiegato fin dall'inizio, per la Preistoria, apprendendo l'Archeologo, tale metodo dal Geologo che situa i suoi fossili nella successione degli strati sovrapposti.Raccogliere alla rinfusa tutti gli oggetti sparsi su di uno di questi strati, è bene precisarlo, non ha senso, perché essi rimangono strettamente legati a tutto ciò che li circonda, e ciò perché il tutto fa parte di un insieme inscindibile, di una struttura nella quale bisogna tener conto del posto di ogni singolo rinvenimento e della sua funzione.Ogni reperto deve dunque essere definito sulla base di due ordini di relazioni: la prima relazione è quella che lo ricollega a tutti gli oggetti e strutture dello stesso strato (sincronia), l'altra è quella che lo riferisce agli oggetti ed alle strutture degli strati precedenti e successivi (diacronia).Prima di cominciare a scavare i depositi di una grotta o di una stazione all'aperto, l'Archeologo effettuerà una sorta di sondaggio che sarà in grado di fornirgli una prima successione dei livelli di occupazione, la loro durata nel tempo, l'importanza del sito.Questo sondaggio, se esattamente interpretato, troverà conferma nei risultati del successivo scavo, fornendo una specie di scala stratigrafica a cui sarà possibile riferirsi nella rimozione dei vari strati.Le operazioni di scavo e di rimozione non si effettuano quindi alla cieca e cosi, nel corso dei lavori, nuovi indizi guideranno correttamente i ricercatori.Lo studio degli strati di transizione, fornito dai sedimenti naturali o sterili, è molto importante perché indica che la frequentazione del luogo o è stata abbandonata o, al contrario, il luogo è stato distrutto da cause naturali o artificiali.Nello studio della Preistoria, l'Archeologo deve quindi unirsi al Geologo per la determinazione di una stratigrafia corretta; solo cosi potrà, a sua volta, determinare esattamente se la formazione di uno strato derivi da processi fisico-chimici o dall'apporto di detriti meccanici, dovuti a sedimentazione, soliflusso, slittamento, ecc.Una volta stabilito lo spessore di uno strato la sua rimozione si effettua con lenta ed attenta progressione, dall'alto verso il basso, e sulla totalità della superficie di scavo.Làddove esistano oggetti è importante che essi siano situati con massima esattezza ed il grado di precisione di questo lavoro varierà a seconda della scala del giacimento o del sito.Tale metodo di lavoro è infatti impossibile da applicare ad un grande complesso architettonico, perché una cosa è scavare pochi metri quadrati, altra intieri quartieri di una città.Ci si inganna poi, quando si ritiene di avere condotto un ottimo scavo, sol perché sono stati ritrovati reperti notevoli e numerosi, senza aver valutato attentamente tutto il contesto; una semplice colorazione del suolo può essere infatti la traccia di un antico insediamento di mura scomparse, di tratti di pali, di porte di legno disgregatesi; esistono infatti vestigia invisibili che non appaiono che alla luce polarizzata di un microscopio.L'Archeologo deve sempre reperire, addirittura prevedere, il più gran numero di testimonianze possibili perché, passando allo strato successivo, distruggerà fatalmente quello precedente.Altra operazione importante è quella che consiste nel registrare, prima della rimozione, tutto ciò che è contenuto in uno strato.Tutto il settore di scavo deve quindi essere suddiviso in quadrettature che possono arrivare fino a 10 cm di lato, comprese in quadrati di un metro, che permettono di localizzare, con la massima precisione, la totalità dei reperti, calcolando l'altezza, la larghezza e la lunghezza della posizione assunta da ciascuno di essi.Fotografie, diario di scavo, schede descrittive di ogni reperto, sono elementi indispensabili ad un corretto intervento di ricerca.La registrazione ideale deve permettere pertanto la ricostruzione integrale di uno strato archeologico che la prosecuzione in profondità costringerà alla distruzione.I diversi prelievi di materiale e la campionatura dei terreni saranno validi testimoni perché più tardi, studiati, classificati e sottoposti a prove di laboratorio, daranno risultati a volte inaspettati.Una spedizione archeologica oggi non può essere più intesa come la caccia ad oggetti integri perché un coccio, una scheggia possono essere più importanti di un oggetto intatto.