Le nuove scoperte sul periodo detto Mesolitico in SiciliaPrima di trattare della nuova scoperta del villaggio mesolitico di Punta Bianca, in provincia di Agrigento, riteniamo opportuno fornire, in un quadro riepilogativo, i dati relativi ai principali siti fin qui scoperti, per i quali sono state effettuate datazioni assolute col metodo del C 14.La tavola che segue permetterà di mettere in relazione i vari periodi di diffusione delle culture dei popoli cacciatori-raccoglitori e di quelli agricoltori-allevatori irradiatisi nel bacino del Mediterraneo durante il Neolitico.Tavola riepilogativa dei principali giacimenti italiani relativi al Leptolitico e Neolitico Leptolitico13760 ± 330 (11810a.C.) G. Acqua Fitusa10370 ± 100( 8420 a.C.)G. Uzzo (trincea G,focolare)10330 ± 95 ( 8380 a.C.) G. Arene Candide (strato prof.)9694±( 7744a.C.)G. Caladei Genovesi9580 ± l00( 7630 a.C.)G. Uzzo (trincea C, taglio 7)9450 ± 110( 7500a.C.)G. Uzzo (trincea A,taglio7)9300 ± 100 ( 7350a.C.) G. Uzzo (trincea A, taglio 7)8736 ± 300( 6786 a.C.)G. Praia a Mare (taglio 43)8619 ± 200 ( 6669a.C.) G. La Porta8570 ± 90 ( 6620a.C.) G. Uzzo (trincea FTI 16-18)8565± 80( 6615a.C.)R.Blanc8360 ± 130( 6410a.C.)V. Punta Bianca (livello inf.)7950 ±( 6000a.C.) R.Vatte e Romagnano lll7800 ± 100 ( 5850a.C.) G. Arma dello Stefanin Neolitico8130± 80(6180a.C.) G.Uzzo (trincea FTI 13-14)8070 ± 150 (6120 a.C.) V.Punta Bianca (livello sup.)6940± 70 (4990a.C.) G. Uzzo (trincea F TI 7,8,9)6580± 75 (4630 a.C.)V. Maddalena di Muccia6578 ± 135 (4628a.C.) R.Leopardi6247 ± 130 (4297a.C.) G.Piccioni di Bolognano6220± 55 (4270a.C.) G. Arene Candide (livello sup.)La prima datazione espressa nella tavola è quella relativa al giacimento dell'Acqua Fitusa, che apre un'importante discussione circa il precoce processo di mesolitizzazione, ormai ampiamente dimostrato nell'isola.Questo dato che contrasta apparentemente con il quadro cronologico italiano deve indurre a rivedere alcune teorie, ormai considerate sorpassate, circa lo sviluppo e la diffusione dei vari complessi leptolitici, ed è in ciò che, a nostro avviso, sta l'importanza della datazione, a suo tempo effettuata, dall'Azzi, Direttore del Laboratorio del C 14 dell'Istituto di Antropologia dell'Università di Firenze, perché questo dato, alla luce delle nuove scoperte, consente oggi di piazzare, ancora una volta, la Sicilia al centro di quei processi culturali che produrranno profonde modifiche in tutta l'Europa, e ciò, attraverso la Penisola italiana perché la nostra Isola si è sempre trovata in posizione tale da essere "trait-d'union" per il diffondersi delle principali innovazioni, esplose nei vari focolai del bacino del Mediterraneo.È quindi molto probabile che i complessi epigravettiani, lentamente diluitisi in quelli epipaleolitici, abbiano effettuato le loro mutazioni per influssi culturali, come si è già detto, provenienti dall'Africa, e determinati prima, dalle culture lbero-Maurusiane e poi da quelle Capsiane che, si sa, sì suddividono nel Capsiano tipico, contemporaneo alle culture dette del Mesolitico e nel Capsiano superiore e Neolitico di tradizione capsiana.In una fase successiva, come giustamente affermato dal Bernabò Brea, e cioè nel periodo detto della civiltà di Stentinello, che è bene qui sottolinearlo non segna l'inizio del Neolitico inferiore in Sicilia, nuovi influssi culturali saranno dettati probabilmente anche da genti nuove provenienti dalla Siria settentrionale (Ugarit, lndeideh, Biblos, ChagarBazar, Arpachigah, ecc.) e dal sud dell'Anatolia (Sakce, Gòzù e Mersin) e le cui imbarcazioni approderanno sicuramente lungo tutte le coste del Mediterraneo.La ceramica, presente nei livelli più antichi dell'isola è quindi relativa ad una prima ondata di migrazioni e tracce in tal senso si ritrovano nei giacimenti della grotta Corruggi e nel riparo sotto roccia della Sperlinga di S. Basilio dove livelli contenenti industrie leptolitiche hanno anche restituito grossolani frammenti, ceramici di impasto mal depurato, a volte presentanti semplici impressioni effettuate sull'argilla, prima di essere cotta, come quelle praticate con il bordo dentato del cardium o con semplici linee incise, realizzate con lame litiche ed altro materiale, o ancora espresse con pizzicato e con i cosiddetti segni ungueali o a tremulo.Anche nella grotta Maiorana, presso Paceco, scavata dalla Marconi Bovio od in quelle dette della Cala dei Genovesi a Levanzo, nella grotta Geraci, dei Ciaravelli a S. Vito Lo Capo ed in quella dell'Uzzo o dei Puntali presso Carini, sono presenti elementi ceramici arcaici che testimoniano inconfutabilmente questi primi contatti.Nel livello inferiore di Punta Bianca una prima capanna scavata non ha invece restituito la benché minima traccia di ceramiche ed, a nostro avviso, ciò sta a testimoniare, ed in maniera inconfutabile, che 6410 anni a.C. esistevano ancora gruppi indigeni allo stato mesolitico puro; questi però non tarderanno molto ad essere investiti dalla rivoluzione del Neolitico, cosi come dimostrato dal livello superiore che, è bene ricordarlo, è quello relativo ad una capanna, ben differente perciò da un deposito in grotta, che pertanto non può essere molto più tardo di quello inferiore, cosa che si evince da un facile calcolo effettuabile con le percentuali di scarto delle datazioni ottenute.Ma ritorniamo alla tavola riepilogativa; da una sua attenta analisi ci si rende conto che le datazioni assolute, riferibili al Mesolitico prima ed al Neolitico italico dopo, sono quelle offerte dal livello più antico delle Arene Candide, datato 10.330 ± 95 (8380 anni a.C.) che segna l'epoca più remota dei primi indizi del processo di mesolitizzazione nella Penisola.Detta datazione è più recente di 3430 anni rispetto a quella del deposito siciliano dell'Acqua Fitusa.Lo stesso deposito del Finalese offre poi, come datazione più recente, relativa al Neolitico, l'età di 4270 anni a.C.; in Liguria quindi la ceramica appare 4110 anni dopo la presenza dei popoli leptolitici nella stessa zona.I primi indizi di un processo neolitico, sempre nella Penisola, sono poi documentati nei depositi del Villaggio di Maddalena di Muccia, nel territorio delle Marche, ed essi risalirebbero a 4630 anni a.C. con una differenza di circa 1500 anni rispetto al livello superiore della capanna di Punta Bianca che è datato 6120 anni a.C. e che oltre a resti di ceramiche del Neolitico antico, ha anche restituito macine, pestelii, ascettine grossolanamente levigate, testimoniando il tutto, in maniera certa, un rapporto estrinsecatosi con genti nuove, arrivate via mare a diffondere l'agricoltura e l'allevamento del bestiame.E quindi verosimile che tale prima penetrazione, di popolazioni prestentinelliane, si sia effettuata a partire dalle coste africane cosi come quelle che le precedettero e che diffusero nell'isola le culture litiche di tipo sauveterroide prima e tardenoide dopo, che nelle fasi finali mostreranno impressionanti analogie tipologiche con i complessi litici del Neolitico di tradizione Capsiana che si erano già enormemente diffusi in tutto il Maghreb e destinati a raggiungere non solo le coste siciliane ma anche quelle spagnole.Per ciò che riguarda le coste africane non potremmo chiudere questa nostra breve nota senza ricordare le stazioni a ceramica impressa, datate al 6° millennio, presenti nei giacimenti di Hoggar, Acacus, Ennedi che rappresentano chiara testimonianza sia del periodo detto venatorio che di quello pastorale.