Il riparo sotto roccia Passo Falcone, contrada Tumazzo, detto "La piana degli elefanti" (Palma di Montechiaro) ha restitùito le seguenti manifestazioni d'arte mobiliare:- Venere in osso, realizzata a tutto tondo, che evidenzia una frattura "ab antiquo" sull'estremità della testa, lato sinistro; porzione d'osso, in forma di lunghe e sottili scaglie, risultano mancanti nella parte posteriore ed interessano parte destra della testa, le spalle, il gluteo sinistro, ivi compresa la porzione posteriore della coscia e parte del gluteo destro, la testa è leggermente inclinata in avanti ed adornata con piccoli semicerchi, realizzati con sottili incisioni, che ricoprono la porzione reliqua e che manifestamente rappresentano l'acconciatura dei capelli, una specie di cuffia per contenere i capelli.L'attaccatura della testa alle spalle risulta ampia e le parti omerali, nelle loro zone terminali leggermente arrotondate, si continuano negli avambracci; le braccia risultano aderenti al busto mentre le mani si appoggiano sui seni.L'addome che è prominente porta a considerare tale soggetto obeso, sporgendo le masse adipose sull'attaccatura con le cosce. A media altezza dal pube è segnato l'ombelico che risulta realizzato con una delicata fossetta allungata orizzontalmente.Il pube è leggermente rigonfio e la parte posta fra la rima delle cosce, che risultano saldate sia anteriormente che posteriormente, è da esse delimitata.Le gambe sono poi, quella sinistra più lunga della destra, ma di solo pochi millimetri, ed entrambe si arrestano all'altezza delle ginocchia.La statuetta è pertanto priva dei piedi e sembrerebbe esserlo stata da sempre, cosa peraltro comune a quasi tutte le Veneri paleolitiche.Solo le Veneri di Avdeyeyevo hanno arti inferiori lunghi e realizzati quasi fino alle caviglie, divaricate e non, e solo alcune di esse mostrano appena accennati i piedi; una di esse reca, nell'estremità distale uno spazio, all'altezza delle caviglie, forse realizzato per permetterne la sospensione, a testa in giù.Anche alcune Veneri in avorio come quella di Lespugue e quelle di Maltà, queste ultime molto più stilizzate, mostrano arti inferiori allungati.Tutto ciò constatato, si può asserire che lo stile di realizzazione della statuetta ossea di Palma di Montechiaro è analogo alle più significative Veneri paleolitiche ed in particolar modo, a quella di Willerndorf, sia per la posizione della testa e l'acconciatura dei capelli che delle braccia e delle mani poste sui seni; il reperto siciliano sembrerebbe rappresentare una donna sicuramente obesa, visto che tale condizione di floridezza sembra sia stata apprezzata fra gli uomini del Paleolitico superiore che vollero immortalare, nelle loro rappresentazioni plastiche, uno stato di ottimo nutrimento e salute.Nulla esclude comunque che possa anche indicarci un simbolo di fecondità.- Ciottolo di arenaria, naturalmente levigato e forse in parte rettificato nei suoi volumi naturali così come la Venere del Trasimeno.Detto ciottolo bene si presta per rappresentare una Venere in posizione genuflessa come quelle di Sireuil e Tursac.La divisione delle cosce è sottolineata da incisioni operate a bulino a forma di Y che delimitano superiormente la zona pubica.L'addome appare ampio e dà l'impressione di essere prominente per un arco di cerchio, anch'esso inciso, che lo delimita inferiormente; una piccola fossetta, operata a media altezza sul ventre, segna la posizione dell'ombelico.Al di sopra dei due grossi seni sono poste l'ampio collo e la piccola testa che sembra attaccata alle spalle e contornata anteriormente da sottili incisioni.Così come vuole la forma naturale del ciottolo, le braccia risultano aderenti al busto e le mani sembrano poste sui seni, quando attentamente si analizza il ciottolo che lascia intravedere sottilissime incisioni in tal senso operate.Uno dei glutei risulta naturalmente sporgente e diviso dall'altro, meno prominente, da incisioni a bulino.Le due Veneri, appena descritte, provengono: la prima dal livello "E" e la seconda dal livello C5.Plastiche di animali realizzate su ciottoli di calcare ed arenaria feldspatica provengono poi dai livelli E1 e D1 dei quali solo alcuni riprodotti fotograficamente. Inoltre dal livello C6 provengono:un frammento osseo che reca incisi due elefanti, di cui uno adulto e l'altro di giovane età ed un ulteriore frammento di costola di animale adoperato per realizzarvi la figurina di un felino finemente inciso.Le espressioni d'arte mobiliare presenti nei diversi livelli del giacimento di "La piana degli elefanti" appartengono, in massima parte, alle diverse fasi dell'Aurignaziano antico e medio, in effetti riscontrato in Italia solo in pochissimi giacimenti, dove tale tipo di manifestazioni artistiche sono difficili da riconoscere per il tipo di supporto usato.Al Perigordiano inferiore evoluto, che tende al Gravettiano ed al Perigordiano superiore o Gravettiano, appartengono le due Veneri e le incisioni su osso.In particolare la Venere su ciottolo sembra seguire il filum delle ultime fasi dell'Aurignaziano medio (influssi culturali) che ancora utilizza come materia prima, per realizzare opere artistiche, ciottoli naturali in parte rettificati ed in parte incisi per mettere in evidenza la forma del soggetto scelto. Oltre a dette statuette altre due dipinte su ciottoli sono state ritrovate nel livello C1, elementi di collane (ricostruite) provengono poi dal livello C5 superiore appartenente al livello gravettiano a Noailles.Chiudiamo, a questo punto, il presente lavoro con la speranza di avere riacceso nuovi interessi per le ricerche e lo studio del Paleolitico superiore siciliano che crediamo possa impegnare fattivamente altri studiosi interessati all'argomento, anche in campo internazionale e che potranno quindi promuovere nuove ricerche nell' Isola.