Les civilisations du Paléolithique supérieur dans le site "La piana degli elefanti" contrée Tumazzo Palma di Montechiaro - SiciliaTraduzione integraleNelle zone scoscese delle colline di Palma di Montechiaro si sa che, nell'ultimo glaciale, il livello del mare era più basso di quello attuale.In Sicilia, durante il Paleolitico superiore, il clima era meno freddo che al Nord dell'Isola e ciò è testimoniato dalle numerose stazioni all'aperto di età paleolitica.La copertura vegetale, sicuramente più densa, si opponeva all'erosione.La maggior parte dei ripari si trova più in alto dell'attuale livello del Mediterraneo ed il Paleolitico superiore sedimenta fra gli enormi blocchi, a pendenza rientrante, crollati nei ripari sotto roccia dove i livelli riposano su di un substrato roccioso di calcare di base, dove le sabbie permeabili ed argillose, ricche di ciottoli, non sono quasi mai intaccate dall'erosione.Al di sopra, i terrazzamenti antichi sono ricoperti da sedimenti alluvionali che mostrano un ruscellamento torrenziale.Dopo gli scavi, il sito "La piana degli elefanti", ha rivelato una stratigrafia di grandissimo interesse e numerose manifestazioni d'arte mobiliare.Il Perigordiano antico non è stato mai ritrovato in Sicilia, l'Aurignaziano è estremamente raro (Fontana nuova di Marina di Ragusa) ma di età mal definita; il Perigordiano superiore e finale è stato considerato unitamente all'Epigravettiano (italico) e la stessa sorte è toccata all'Aziliano ed ai suoi equivalenti, erroneamente considerati come primo termine d'età mesolitica.Nei depositi di base, il Perigordiano antico si trova al di sopra dei livelli occupati dal Musteriano.Abbiamo un livello a tendenza Quina, Charentien orientale, sormontato da sedimenti fluviali.Verso la superficie si differenzia in un Musteriano a piccole punte e piccoli bifacciali, ancora ricco di coltelli a dorso del tipo Abri Audi e con strumenti del Paleolitico superiore. Ciò ha permesso di qualificare questo Musteriano come tardivo, a contatto diretto col Castelperroniano, che ha mostrato una stratigrafia la più bella di questo periodo culturale.In questi due livelli, un mantello di limo si era depositato unitamente a delle industrie a scheggiatura a volte levaloisiana.I livelli di età Wurmiana che contengono diversi strati di frequentazione, sono formati da materiale ciottoloso con delle sabbie e delle argille di decalcificazione che tengono legati degli utensili, delle ossa, ciottoli ed oggetti d'ornamento; le industri litiche sono molto ricche.I livelli del Perigordiano antico, a punte e coltelli di Chatelperron, sono interstratificati con dei livelli Aurignaziani e ciò sembra confermare la contemporaneità delle due industrie.La prima interstratificazione (Castelperroniano arcaico - Protoaurignaziano) ci fa riflettere per risalire alle origini dell'Aurignaziano e del Perigordiano.Non disponiamo per il momento, che di documentazioni generiche:- l'industria messa in relazione ad un Musteriano con scheggiatura a indice charentien, relativamente elevato, ha dato origine all'Aurignaziano?- Il Musteriano con abbondanza di lame, di coltelli a dorso naturale e di coltelli del tipo Abri Audi ha dato origine al Castelperroniano?Gli elementi musteriani, messi assieme sono un fattore di importante valore nelle fasi le più antiche; sono le caratteristiche tipologiche che, in effetti, permettono di distinguere le fasi primitive, cioè il Perigordiano antico o Castelperroniano e l'Aurignaziano antico. La contemporaneità di queste fasi è difficile a distinguersi nei suoli di occupazione; soltanto un metodo di scavo minuzioso ed un controllo della suddivisione orizzontale ha permesso la distinzione delle differenti occupazioni.Per ciò che riguarda le fasi primitive, abbiamo adottato la lista dei tipi per lo studio dell'Aurignaziano in Europa occidentale e mediterranea, completata da un'analisi degli attributi.Nella fase, la più antica, alcuni tipi di strumenti sono completamente assenti, come gli strumenti multipli, i bulini con troncatura e le lame troncate, al contrario i grattatoi carenati, a muso e su scheggia, rappresentano un'importante componente; sono altresì presenti un buon numero di pezzi scagliati e di lamelle Dufour.Tutti i tipi di utensili caratterizzanti I'Aurignaziano si riscontrano in quello medio; i grattatoi formano un terzo dell'industria e fra i bulini predominano quelli diedri su quelli a troncatura ritoccata; i bulini bousquès sono rappresentati da dei tipi con e senza encoche.Un certo afflusso di elementi gravettiani è tipico delle fasi più recenti.Per ciò che concerne gli stadi finali dell'Aurignaziano a punte in osso, a base biaisée, l'argomento principale sembra essere la sovrapposizione al livello noailliano, al momento dell' interstadio di Tursac.Stratigraficamente, un livello di transizione separa l'ultimo insieme dal precedente (Aurignaziano III-IV) per un livello d'inondazione.A proposito degli stadi gravettiani, certi Autori (Delporte, Leroi-Gourhan) considerano il Castelperroniano ed il Gravettiano come appartenenti a due gruppi culturali differenti.Al contrario, vi sono altri Autori (Bordes, Pradel) che sostengono che la transizione può essere rappresentata dagli utensili di certi livelli des Cottés.Altro argomento per la continuità culturale fra il Castelperroniano ed il Gravettiano a noi sembra essere fornita dalla presenza di qualche coltello che ricorda da vicino, quelli castelperroniani rinvenuto nel livello a bulini di noailles.Durante il Wurm III, il Gravettiano di tradizione noailliana si trasforma in gravettiano con ritocchi più coprenti e le vere gravettes cedono il posto alla microgravettes ed ai grattatoi corti, unguiformi.A partire dalla fine del Drias II, si incontrano resti di pasto con gusci di conchiglie marine (molluschi) e lumache terrestri.E' questo il periodo nel quale in Europa, il Maddaleniano classico si trasforma in Aziliano.Su questo fondo Romanelliano, l'Aziliano conserva, in Sicilia, la tradizione magdaleniana; attualmente, non può affermarsi che il Magdaleniano sia giunto nell'Isola, come espressione culturale autonoma, ma è più probabile, per l'invasione aziliana che conservava ancora questa tradizione.Si hanno, nel contesto, delle punte aziliane di diversi tipi, delle lame appuntite con dei ritocchi su uno o due bordi, delle lame ritoccate d'aspetto magdaleniano ed inoltre dei bulini a becco di pappagallo, dei raschiatoi, dei punteruoli, multipli en étoile, delle lame denticolate e dei piccoli grattatoi corti, unguiformi, rotondi e dei segmenti di cerchio.Si possono notare con indice laminare elevato, delle caratteristiche perigordiane ben marcate come la tecnica del dorso abbattuto su utensili microlitici.Alcune punte di Chatelperron sono molto difficili a riconoscersi in mezzo a quelle dell'Aziliano.Delle punte pedulcolate, molto vicine alle punte de la Font-Robert avevano fatto la loro apparizione assieme a bulini nucleiformi, ma soprattutto nei livelli a noailles, strati inferiori.Prima dei livelli del Perigordiano finale ricompare l'Aurignaziano a punte in osso a base sbiecata semplice; in questo livello non si riscontrano forme aurugnaziane come lame strozzate a (étranglement) e nemmeno le vere lamelle Dufour, ma grattatoi spessi, corti e denticolati oltre ad alcune lamelle a dorso marginale ma atipiche.Qual è la verità?;- è l'Aurignaziano finale che si sviluppa in forme che ricordano il Maddaleniano o il Perigordiano finale che è all'origine di un certo Maddaleniano superiore (V-VI)?:l'Aurignaco - Perigordiano, dopo una lunga interruzione riappare nel Wùrm IV?Durante il Drias III il livello del mare aumenta sensibilmente e la costa non doveva essere più lontana dell'attuale linea di riva.Gli strati superiori mostrano un miscuglio di caratteri aziliani molto attenuati e di caratteri mesolitici.Disgraziatamente gli altri livelli superiori sono molto rimaneggiati e non permettono di precisare il passaggio al Mesolitico.Verifichiamo ora se quanto, a suo tempo, comunicato a Bratislava trova o meno riscontro fra le industrie isolane recuperate nel passato ma purtroppo non correttamente segnalate e studiate ed i cui giacimenti sono stati, a dir poco, distrutti.Analizzando il tutto, oggi è facile constatare la scarsa conoscenza tipologica di quei tempi.Esiste comunque sempre la possibilità di riprendere in esame quei vecchi scavi ed osservarli almeno sotto il profilo tipologico ristudiandoli con moderni metodi di indagine analitica e statistici.Chiunque volesse intraprendere tale tipo di studio, si stupirebbe quanto abbondanti siano gli elementi diagnostici presenti, non correttamente valutati e che evidenziano fossili guida di inconfutabile valore, anche per l'identificazione delle culture più arcaiche del Paleolitico superiore.Un ulteriore riscontro è possibile con i dati forniti dai più significativi studi sui giacimenti fin qui pubblicati e che stanno alla base delle più accreditate interpretazioni in campo internazionale.La suddivisione delle cultureLe culture del Paleolitico superiore differiscono da quelle precedenti del Paleolitico medio, sia per le caratteristiche peculiari delle industrie litiche, sia per la lavorazione sistematica dell'osso, nonché per l'utilizzazione di oggetti naturali, usati come ornamenti, e per la realizzazione di quelli artistici.Il Paleolitico superiore si evolve per un lasso di tempo valutato in circa 30.000 anni e cioè, grossomodo, da 40.000 a 10.000 anni da oggi, abbracciando parte recente dell' interpleniglaciale, il secondo pleniglaciale Wurmiano ed il tardiglaciale.Il problema sulle origini del Paleolitico superiore ha impegnato diversi autori, soprattutto francesi, che ritengono ormai provata la derivazione del Paleolitico superiore antico, dell'Europa occidentale-atlantica, dalle industrie musteriane.Le industrie litiche del Paleolitico superiore si differenziano da quella del medio, come più volte detto, per le forme laminari leptolitiche; la nuova tecnica di distacco della materia prima dai nuclei, determinerà profondi cambiamenti sulla morfologia delle industrie litiche di questo periodo, permettendo lo sviluppo di vari tipi di bulino, realizzati su distacchi lamellari; i grattatoi carenati saranno trattati con ritocco sopraelevato, anch'esso lamellare, e verranno realizzati anche grattatoi frontali ed a muso su lama.Ulteriori strumenti quali punte, pezzi a dorso marginale e profondo, raschiatoi, becchi, troncature e denticolati verranno realizzati su lame e lamelle.La suddivisione del Paleolitico superiore si basa su caratteri quantitativi e qualitativi delle industrie litiche, sulla presenza di alcuni strumenti tipici così come sullo sviluppo di determinati strumenti, in osso, e sulle manifestazioni d'arte.Il Paleolitico superiore venne, a suo tempo distinto in due complessi principali: il Perigordiano e l'Aurignaziano; il Perigordiano fu caratterizzato per la tipologia degli strumenti di selce quali punte e coltelli di Chatelperron, elementi troncati, punte de la Gravette, punte di Font Robert, dorsi troncati, bulini di Noailles mentre l'Aurignaziano, oltre che per la tipica industria litica, suddiviso in diversi stadi, anche grazie alla presenza di zagaglie d'osso, evolutesi nel tempo, da quelle a base fenduta, a forme losangiche appiattite, a sezione ovalare, rotonda biconica e cilindro conica con base en biseau, presenti anche in Sicilia.Lo stesso Peyrony nel 1946 affermava come non fosse da escludere l'esistenza di giacimenti ove erano avvenute delle contaminazioni (scambi culturali) fra Perigordiano ed Aurignaziano, allorquando i due gruppi etnici fossero vissuti nella stessa regione per molto tempo ed è anche attestato, abitassero spesso gli stessi ripari e le stazioni all'aperto di uno stesso luogo, anche se in periodi diversi.Alla base del Perigordiano si trovano i complessi con punte a dorso, in Italia riferibili, come si afferma, al giacimento veneto di Veia (grotta A) ed in quello pugliese presso Uluzzo (Grotta del Cavallo).Nella serie stratigrafica del Riparo Mochi, il Castelperroniano si rinviene posto sotto ad un livello con industrie a lamelle a dorso marginale e all'Aurignaziano più antico ; più incerta appare la posizione stratigrafica delle industrie del Castelperroniano più evoluto.In questo periodo appaiono, come è stato constatato anche in Sicilia, oggetti ornamentali, costituiti da conchiglie forate, denti di mammiferi preparati per la sospensione, placchette litiche con tacche ed ocra a granuli, a volte a bastoncelli tozzi e corti.Per ciò che riguarda l'Aurignaziano, le industrie litiche di questo periodo, evidenziano una serie di strumenti caratteristici quali bulini poliedrici a ritocco d'arresto (bulini busqués), grattatoi carenati e carenati a muso, grattatoi frontali lunghi a ritocco laterale che formano grandi incavi; è poi presente il tipo di lamelle dette Dufour.L'Aurugnaziano viene di solito suddiviso in diverse fasi che iniziano con un livello detto Protoaurignaziano o Aurignaziano O, seguito dall'Aurignaziano I-II (detto antico), dall'Aurignaziano evoluto (III, IV) e chiuso dall' Aurignaziano V (detto finale).L'Aurignaziano antico presenta i seguenti fossili guida: grattatoi su lama a ritocco semplice scalariforme, a volte con grandi incavi (lame etranglée), grattatoi carenati a muso e frontali, bulini busqué, lame aurignaziane e punte in osso a base fenduta; i bulini che sono anche del tipo semplice e su frattura si riscontrano più numerosi di quelli su ritocco ed in numero inferiore ai grattatoi carenati.L'Aurignaziano antico in Italia è stato riscontrato nel Riparo Tagliente e nella Grotta del Fossellone dove venne denominato Circeiano.L'Aurignaziano evoluto presenta diminuzione dei grattatoi carenati ed aumento dei bulini.In Sicilia le punte di zagaglia a base fenduta sono progressivamente sostituite da quelle losangiche appiattite ed a sezione ovale e biconiche.L'Aurignaziano finale è costituito da un insieme di industrie litiche con strumenti tipologicamente vicini ai complessi precedenti ma con la presenza di punte in osso cilindrico coniche e a biseau semplice.L'Aurignaziano V si riscontra in posizione stratigrafica sovrastante il Gravettiano finale; ovviamente è possibile apprezzare tale posizione quando si effettuino meticolose suddivisioni stratigrafiche o quando questo livello esista, come in Sicilia.L'importanza di tale constatazione è che solo così è possibile ipotizzare uno sviluppo parallelo dell'Aurignaziano e del Gravettiano sensu lato.Con l'Aurignaziano compaiono le più antiche manifestazioni d'arte mobiliare che si esprimono con raffigurazione di simboli e di parti del corpo dell'animale, incisi sia pur in maniera sommaria; sarà con l'affermarsi dei complessi a punta a dorso, genericamente detti del Gravettiano, che l'arte mobiliare si esprimerà con rappresentazioni plastiche finemente eseguite.Sull'origine dei complessi gravettiani esistono diverse teorie.Una di queste è quella che vuol farlo derivare dal Castelperroniano (phylum Perigordiano di D. Peyrony).In effetti esistono affinità fra gli elementi caratterizzanti le due industrie litiche, per la presenza di punte di Chatelperron che si evolvono in quelle di les Cottés per poi trapassare in quelle de la Gravette; la seconda è quella che vorrebbe far derivare il Gravettiano dai complessi aurignacoidi con lamelle a ritocco erto, spesso accompagnate da forme protogravettiane.Comunque stiano le cose il Gravettiano è comunemente suddiviso in: tipico, superiore e finale.Il Gravettiano tipico presenta punte a dorso marginale continuo o parziale, di solito bilaterale, dette flechettes ; quello superiore annovera strumenti altamente specializzati quali dorsi e troncature su lama, bulini di noailles e punte di Font Robert, veri e propri fossili guida.Nel Gravettiano finale sono evidenti associazioni simili a quelle notate nel Gravettiano tipico, ma con sensibile riduzione di taglia delle punte a dorso.D. Peyrony chiamò Perigordiano superiore le culture dette del Gravettiano, sviluppatesi in un arco di tempo che abbraccia un periodo di 7.000-8.000 anni circa e cioè da 29.000-27.000 fino a 21.000-20.000 anni da oggi e quindi dallo spazio temporale occupato dall'oscillazione di Kesselt alla fase fredda che precede l'oscillazione di Laugerie.Sebbene diversi autori si siano impegnati sull'origine del Gravettiano, pochissimi risultano i siti che hanno restituito livelli contenenti strumenti tipologicamente più antichi (Abri Pataud, La Gravette, La Roque Saint-Christophe, L'Abri Vignaud); per questi giacimenti purtroppo o si tratta di industrie appartenenti a vecchi scavi o addirittura di collezioni tuttavia inedite.Per quanto ci è dato sapere nel sito di La Gravette sono stati segnalati due livelli dei quali l'inferiore risulta caratterizzato da flechettes e privo di gravettes, il superiore contiene poi gravettes di diverse taglie; nell'Abri Pataud, al contrario, lo strato V ha restituito, nella sua parte inferiore, maggiore frequenza di flechettes ed in quella superiore, maggiore frequenza di gravettes e quindi non esclusivamente un tipo di strumento per il livello.In effetti essendo, in questo secondo caso, il tutto contenuto nel medesimo strato potrebbe trattarsi di un livello cronologicamente superiore ai due riscontrati a la Gravette e quindi probabilmente più evoluto.Nei livelli del Gravettiano evoluto sembrerebbero rappresentare fossili guida le punte di Font Robert ed i bulini di noailles.Nell'Europa mediterranea il Gravettiano finale sembra posto all'origine dei complessi epigravettiani.In Italia l' Epigravattiano è stato collegato al Gravettiano superiore e finale del Riparo Mochi, l'Epigravettiano italico è stato suddiviso in antico ed evoluto: quello antico presenta livelli con punte a faccia piana e livelli con strumenti a cran; quello evoluto, oltre a livelli differenziati e livelli a lame a dorso e troncatura, presenta verso le fasi finali livelli a troncature, livelli a geometrici e grattatoi circolari (Romanelliano).Alcuni complessi dell'Epigravettiano finale si riferiscono alle così dette industrie post paleolitiche dell'Epipaleolitico e Mesolitico che si diffondono in periodi post glaciali e che indubbiamente si ricollegano a quella parte del Paleolitico superiore detto Maddaleniano che si ritiene tuttavia assente in Italia come anche il Solutreano.In effetti l'Aziliano compare già nel Maddaleniano VI, con elementi che ne caratterizzano l'industria litica, quali punte aziliane, grattatoi corti, segmenti e triangoli, ottenuti con la tecnica del microbulino.Questi dati sono stati indirettamente confermati anche dalle datazioni al C 14, a suo tempo ottenute dal laboratorio di Firenze in 13.760 ± 330, per la Grotta dell'Acqua Fitusa in territorio di S. Giovanni Gemini - Cammarata (AG).In Sicilia l'esistenza di un Aziliano classico, riteniamo possa, con i pur numerosi interrogativi emergenti sulla sua origine e diffusione, riaccendere nuovi interessi per un dettagliato studio di questo momento evolutivo delle fasi finali del Paleolitico superiore.GIACIMENTO A PALMA DI MONTECHIARO - PASSO FALCONE, CONTRADA TUMAZZO DETTA "LA PIANA DEGLI ELEFANTI".DATI: Inizio ricerche 1981, raggiungimento strato di base 1990Campagna di scavo dall aprile 1982 al febbraio 1991COMUNICAZIONI:1982 su "Il Quaternario in Sicilia"1987 XI Congresso U.I.S.P.P. MAINS 31 Agosto - 5 Settembre1991 XII Congresso U.I.S.P.P. Braslava 1 - SettembreIl vincolo più volte richiesto non è stato mai apposto sul giacimento che è rimasto indisturbato fino a tutto il 1991;dopo tale data veniva distrutta la sezione stratigrafica dello scavo, da clandestini sebbene su di essa fosse stata costruita una copertura per evitare danni dall'azione degli agenti atmosferici.