Gli antenati dell'uomoIl Ramapithecus: uomo o scimmia?Il Ramapithecus è un primate, i cui resti sono essenzialmente costituiti da frammenti di mascellare e da denti, scoperti in Turchia, India, Pakistan, Cina, Ungheria ed Africa orientale. Questi resti provengono da terreni datati da 12 a 6 milioni di anni fa.G. Edward Lewis, dell'Università di Yale, ne descrisse il primo mascellare, scoperto nella regione dei Siwaliks in India. Una trentina di anni più tardi, L. Leakey doveva scoprire a Fort Ternan, nel Kenia, il Kenyapithecus, un fossile assai simile al Ramapithecus, databile 14 milioni di anni fa.Gli studi di questi due fossili e di altri nel frattempo riesumati da vecchie collezioni e da quelli giacenti nei vari musei, hanno reso evidente il momento iniziale, prima accennato, del divergere delle due linee evolutive. il Ramapithecus sembra sia vissuto in foreste rade e molto probabilmente saliva sugli alberi in cerca di cibi duri ma nutrienti, quali noci e se mi, come è testimoniato dallo smalto dei suoi denti abbastanza spesso ed usurato all'altezza dei molari.Alcuni paleontologi considerano il Ramapithecus come appartenente alla famiglia degli ominidi, altri Io considerano al di là della linea evolutiva umana e lo vogliono imparentato con le grandi scimmie. Tutto ciò che può oggi affermarsi è che, verso la metà del Miocene, alcuni primati polimorfi si erano già distinti dai Pongidi.Il Ramapithecus sopravvisse almeno fino a 8 milioni di anni fa circa. Da questo periodo in poi e fino a 6 milioni di anni esiste una lacuna di conoscenza fino ad oggi incolmata. Proprio durante questo periodo dovevano prodursi mutamenti sorprendenti, di cui non abbiamo testimonianze per la completa assenza di ritrovamenti fossili. Il più antico ominide ha 6 milioni di anni.Il periodo che va da 6,5 a 3,7 milioni di anni fa ci restituisce resti fossili dai caratteri nettamente umanoidi. Questi resti appartengono agli Australopithecini, ora ritrovati sempre più numerosi, tanto da permetterne il raggruppamento in una sola specie, relativamente omogenea, detta dell'Australopithecus afarensis.Nel 1924, Raymond Dart, nell'Africa del Sud, rinveniva in una cassa di fossili raccolti nel giacimento di Taung a Bechuanaland, un cranio di fanciullo con ancora i denti da latte ed intuiva di aver trovato un individuo a mezzo fra l'uomo e la scimmia. Lo chiamava Australopithecus, ossia scimmia del sud.Nuovi ritrovamenti dovevano avvenire negli anni successivi ad opera dello stesso Dart, di Robert Broom, dei coniugi Leakey e del loro figlio Richard, di Camille Arambourg e di Clark Howel.E' tra le ultime scoperte il ritrovamento effettuato a Laetolil (Tanzania) da Mary Leakey, di migliaia di impronte di animali diversi e, tra queste, quelle dell'Australopithecus bipede. Recentemente il Prof. Ron Clark, a Sterkfontein scopre i resti di un ennesimo Australopithecus africanus. Recenti studi hanno dimostrato che per parecchi milioni di anni sono infatti coesistiti due tipi di australopithecini: un tipo raggiungeva la taglia di un moderno pigmeo e l'altro, detto anche Parantropo, molto più grande e robusto, possedeva mascelle possenti come quelle del gorilla, anche se corte e profonde. Questi due tipi di fossili presentano mascelle con grandi denti posteriori ed incisivi e canini piccoli, completamente umani; essi possedevano la stazione eretta. In particolare, il bacino, il femore e parte delle ossa del piede mostrano ancora delle differenze con quelle dell'uomo, ma queste sono anche notevoli con l'arto delle scimmie antropomorfe che, anche se possono camminare in posizione eretta, hanno piede piatto, alluce sporgente, non molto atto a spingere il corpo in avanti, ed articolazione del ginocchio ancora flessa. Le ossa del bacino, poi, larghe ed alte, appesantiscono enormemente la parte superiore del corpo.La stazione eretta ha ormai liberato totalmente gli arti superiori. Una accentuata ed accelerata evoluzione delle mani sarà la diretta responsabile della costruzione di cervelli più complessi.Prima di parlare più dettagliatamente della famiglia degli Australopithecimi, occorre ricordare che, nel ramo evolutivo dei Pongidi, in un periodo compreso fra il Pliocene superiore ed il Pleistocene medio, farà la sua comparsa un essere alto circa m. 3,65 che sarà detto Gigantopithecus.La scoperta si deve a G.H.R. von Koenigswald che, acquistando fossili nelle farmacie di Hong-Kong, doveva individuare, fra i cosidetti "denti di drago", un molare superiore molto voluminoso, appartenuto ad una scimmia antropomorfa denominata proprio Gigantopithecus blacki, in onore dell'uomo di Pechino.Dal 1956 al 1958, numerosi denti isolati e frammenti di tre mandibole dovevano essere scoperti dal Prof. Woo, in una grotta della Cina del Sud, ed altri nel 1969 da E. Simons, nei depositi dei Siwaliks, sempre appartenenti allo stesso tipo di pongide, che sarà denominato Gigantopithecus Bilaspurensis.Questo essere sembra essere stato contemporaneo all'uomo di Pechino. I più antichi Australopithecini.Verso la fine del Pleistocene, circa 6 milioni di anni fa, la famiglia degli ominidi ha già acquistato la stazione eretta. Profonde modificazioni si sono prodotte al livello del cranio, che ora è più voluminoso; la faccia si è ridotta, mentre i canini si sono rimpiccioliti ed i premolari inferiori hanno acquistato due tubercoli.I resti fossili più antichi fin qui ritrovati sono:"un molare inferiore scoperto nel 1973 nel sito di Lukeino in Kenya. La presenza di basalti nella formazione geologica permette di datarlo a 6 milioni di anni fa;"un frammento di mandibola, scoperto nel 1970 a sud-ovest del lago Turkana in Kenya, con ancora attaccato il primo molare e le radici degli altri due molari. Il contesto geologico permette di datarlo a circa 5 milioni di anni fa;"un osso temporale destro, rinvenuto a nord della Rift Valley del Kenya nei sedimenti del Chemeron. La sua età è stimata a circa 4 milioni di anni;"un frammento di omero, ritrovato a Kanapoi, a nord-est del Kenya. Tale frammento, scoperto nel 1965 nei sedimenti dell'estremità del lago Turkana, è datato 4 milioni di anni fa e testimonia la liberazione della schiavitù della deambulazione a quattro arti;"un frammento di mascellare ritrovato a Garusi (Tanzania) nel 1939, con tre denti, due premolari e tre molari.Tutti questi fossili, che appartengono in maniera inconfutabile al genere ominide, non permettono, per il loro numero esiguo, di poter loro attribuire un nome specifico.Diversa è la situazione, invece, per i fossili ritrovati nell'Africa dell'Est, datati da 3,7 a 3 milioni di anni fa. L'Australopithecus afarensisAd Hadar in Etiopia i terreni analizzati dal punto di vista biostratigrafico, radiometrico e magnetostratigrafico, sono interpretati come risalenti da 3,3 a 2,5 milioni di anni fa.Il Iocus A 1-333 ha restituito più di 200 resti ed il Iocus A 1-288 la ormai famosa Lucy.A Laetolil, a circa 40 Km. a sud della gola di Olduvai, nel 1978 per primo Paul AbelI segnalava le tracce di un ominide; Mary Leakey, dal 1978 al 1979 vi esegue scavi sistematici e ritrova: prima, alcune mandibole più o meno frantumate e dei denti isolati, e poi, frammenti di occipitale, di clavicole, femore e cubito di ominidi.Ma la scoperta più straordinaria è quella relativa al ritrovamento di numerose impronte lasciate su un livello a ceneri vulcaniche consolidatesi per cristallizzazione. Le impronte appartengono a giraffe, rinoceronti, elefanti, antilopi, iene, cavalli del genere hipparion, uccelli e felini. Su una pista di m. 1,50 circa di larghezza, sono riconoscibili numerose impronte di almeno tre ominidi, che rappresentano la più antica testimonianza di locomozione bipede fino ad oggi scoperta, dovuta ad individui di piccola taglia, di circa m. 1,10-1,30 di altezza, che vivevano in piccoli gruppi oltre 3 milioni di anni fa.I resti fossili in questione, permettono al paleontologo di raggrupparli in una specie unica che oggi viene definita dell'Australopithecus afarensis. Lo sviluppo delI'Australopithecus africanus e robustus, da tre a un milione di anniCirca tre milioni di anni fa, due specie di ominidi vivevano in Africa:"L'Australopithecus africanus o gracilis e l'Australopithecus robustus;"L'Australopithecus africanus aveva taglia più elevata (m. 1,30-1,40) dell'Australopithecus afarensis; "L 'Australopithecus robustus era ancora più alto (m. 1,50 circa) e di taglia più forte. Anche il cervello di questi ominidi era progressivamente aumentato di volume, passando da 300 a 400 e fino a 500-550 cm (cubici).Da quando Raymond Dart ebbe la fortuna di scoprire il fossile di Taung, imponendogli il nome di Scimmia dell'Africa australe, e Robert Broom e John Robinson, riesumando anche una importante collezione, ebbero l'opportunità di definire l'Australopithecus robustus quale cugino più specializzato di quello africano, numerose sono state le teorie scientifiche che hanno tentato di inserire l'Australopithecus nell'albero genealogico dell'uomo.Il mondo scientifico accolse quelle scoperte con molto scetticismo, ritenendo quei reperti appartenenti alla linea evolutiva dei gorilla e scimpanzé. Prima di trarre delle conclusioni ci sembra, a questo punto, utile dare notizia dei rinvenimenti più importanti relativi alle due specie, L'Australopithecus africanus o gracilis.Il bambino di Taung e gli ominidi di Sterkfontein e Makapansgat.- Il primo fossile di Australopithecus è stato scoperto da Raymond Dart a Buxton (Bechuanaland) inglobato in un grosso frammento di calcare dolomitico tirato fuori, da cavatori di pietra, da una grotta a Taung. Questo frammento proveniva da un livello posto a 15 metri di profondità dalla superficie, in una breccia composta da sabbia, selce ed argilla rosa. Anche se alcuni resti fossili di antilopi e babbuini sono stati ritrovati nel livello ed il tipo di fauna permette di datarlo al Pleistocene inferiore, la datazione del deposito risulta tuttavia difficile ad essere determinata.Il cranio del bimbo di Taung è essenzialmente costituito dallo splancnocranio, dal calco naturale endocranico e dalla dentatura completa, tipica degli ominidi, che permette di assegnargli l'età presunta di 6 anni. La porzione reliqua della mandibola è poi corta con sinfesi sfuggente e la capacità cranica, che è all'incirca di 500 centimetri cubici rapportata all'età adulta, potrebbe arrivare a 600 cm.Nel calco endocranico è possibile riscontrare le tracce delle vascolarizzazioni cerebrali che non sono dello stesso tipo di quelle dell'uomo; la posizione del foramen magnum conferma, poi, la sua specializzazione bipede.L'Australopithecus africanus, che viene anche definito gracilis, doveva pesare dai 20 ai 30 chilogrammi.-Il giacimento di Sterkfontein, situato nei pressi di Johannesburg, è costituito da una caverna scavata nel calcare dolomitico che presenta alla base un riempimento di travertini depositatisi in fase antica. Dopo l'apertura dell'antro, dovuta a cause naturali, materiali provenienti dall'esterno vi si sono depositati a formare una breccia stratigraficamente irregolare e molto dura. In tale breccia, erano contenuti numerosissimi frammenti di ossa fossili, fra i quali quelli dell'Australopithecus . L'eterogeneità del riempimento non ha consentito, anche in questo caso, una datazione facile che potrebbe essere compresa fra 2,5 a 2 milioni di anni fa e, quindi, appartenere alla fine del Pliocene.Un cranio quasi completo vi è stato scoperto (Plesianthropus transvaalensis) e numerosi frammenti di ossa e moltissimi denti di animali. Su questo cranio, appartenente ad una femmina, è presente un prognatismo accentuato; il neurocranio è ridotto, con porzione occipitale e volta arrotondate; la fronte ben sviluppata è sfuggente e la capacità cranica è di circa 500 centimetri cubici mentre la posizione del foramen magnum è posta, cosi come nel fossile di Taung, in condizioni anatomiche tali da consentire la deambulazione bipede.La mandibola ha poi dentatura ben conservata ma fortemente usurata ed evidenzia assenza di mento.- Cosi come a Sterkfontein anche a Makapansgat, i resti fossili sono stati liberati da un deposito di grotta e consistono in tre frammenti del neurocranio. Dopo la ricostruzione, la sua capacità cranica è stimata all'incirca di 435 centimetri cubici il giacimento ha, inoltre, liberato ossa del bacino e degli arti inferiori che confermano la bipedia. Altri rinvenimenti Il giacimento di Koobifora.Come prima ricordato, sempre a Sterkfontein, il Prof. Ron Clark, dopo aver trovato, nel suo laboratorio, alcune ossa dell'articolazione di un piede, effettuando nuove ricerche troverà il resto fossile più completo di un australopitheco fino ad oggi scopertoResti di altri Australopithecini sono stati rinvenuti nel 1960 anche nel la valle del Rift, posta nell'est dell'Africa, mentre nel 1967 una spedizione franco-americano-keniota doveva impegnarsi in ricerche interdisciplinari, stabilendo una valida cronologia della fauna africana, datando nel con tempo i resti di ominidi dissepolti. Tra i componenti la spedizione, sarà Richard Leakey che ritroverà il ricco giacimento, situato sulla riva est del lago Turkana (Kenya), quello di Koobi Fora. Grazie alle ricerche eseguite in questo sito ed in quello della valle dell'Omo, verso la prima metà del 1970, i paleontologi saranno finalmente in possesso di una valida documentazione per definire l'evoluzione degli ominidi nel corso del Pleistocene inferiore. L'Australopithecus robustus.Nel 1959, Mary Leakey scopriva nei livelli inferiori della famosa gola di Olduvai, in Tanzania, i resti di un cranio fossile, al quale doveva essere imposto il nome di Zinjanthropus boisei. Già nel 1938, R. Broom, nel giacimento di Kromdraai (Africa del Sud) aveva scoperto un australopithecus di taglia e morfologia robusta e lo aveva chiamato Paranthropus robustus. Qualche anno dopo, a Swartkrans, un altro fossile del genere doveva essere scoperto e chiamato Paranthropus crassidens. Con l'intensificarsi delle ricerche, altri reperti saranno ritrovati, oltre che ad Olduvaì, nell'Africa dell'Est, nella regione ad Est del Turkana (Kenya) e nella valle detta dell'Omo, in Etiopia. Il giacimento di KromdraaiLa grotta di Kromdraai è situata ad est di Sterkfontein ed è di natura calcarea dolomitica. I fossili ivi ritrovati sono relativi ad un mezzo cranio, al corpo mandibolare destro, con tre molari e quattro premolari, e ad un certo numero di frammenti ossei, fra i quali i resti scheletrici di un piede. Il giacimento di SwartkransLa grotta di Swartkrans, nei pressi di Sterkfontein, ha restituito anch'essa resti di Australopithecus frammisti ad ossa di antilopi e babbuini. Questo fossile è stato denominato Paranthropus crassidens. lI cranio SK 48 è massiccio, con capacità di circa 550 centimetri cubici ha fronte piatta ed una cresta sulla sommità del cranio che sembra abbia offerto l'attacco ad una potente muscolatura per sostenere e permettere l'articolazione della pesante mandibola. La faccia è robusta, alta e piatta, ma meno prognata di quella delI'Australopithecus africanus. Le orbite sono sormontate da un forte torus ed i molari voluminosi ma vicini alla forma umana. Questo fossile risale a circa 1,7 milioni di anni fa. Il giacimento di OlduvaiIn Tanzania, nel deposito della famosa gola di Olduvai, sono stati rinvenuti, dai coniugi Leakey, numerosi resti fossili attribuiti all'Australopithecus robustus. Nel livello posto a 7 metri al di sotto del livello sono stati ritrovati resti molto frammentati, ma un cranio abbastanza ben conservato sarà ritrovato da Mary Leakey nel 1959.Si tratta di un cranio molto robusto con faccia sviluppatissima e scatola cranica ridotta che ha capacità di circa 500 centimetri cubici. Questo reperto, come prima menzionato, ha una cresta sagittale ed un forte toro occipitale.La dentatura è costituita da incisivi e canini piccoli e da molari e premolari di grande taglia. Questo australopitheco, chiamato Zinjanthropus boisei, possedeva la stazione eretta . Il giacimento del Lago TurkanaIl giacimento del Turkana orientale ha restituito fossili di Australopithecus databili da 1,8 ad 1,5 milioni di anni fa. In particolare, il cranio ER 406, scoperto nel 1968, è molto simile a quello dello Zinjanthropus; la sua capacità cranica è di circa 500 centimetri cubici mostra prognatismo molto accentuato e possiede anch'esso una cresta sagittale. Il cranio ER 732 appartiene invece ad una femmina ed è privo di cresta sagittale; è meno spesso e voluminoso, ma la sua mandibola ha, al contrario, spessore considerevole, con molari e premolari grossi, canini ed incisivi piccoli. Le ossa degli arti inferiori ritrovati (femore e tibia) sono robuste e testimoniano la deambu lazione bipede. Il giacimento di ChesowanjaIl sito di Chesowanja, posto a nord della valle del Rift (Kenja) è costi tuito da un bacino fossilifero del Lago Boringo. Nel 1970 doveva esservi scoperto un frontale e la parte destra della faccia di un ominide che presenta affinità con l'Australopithecus robustus. La sua datazione è di circa 1,4 milioni di anni fa. I giacimenti della valle dell'OmoIn Etiopia, i giacimenti dell'Omo, a nord del Lago Turkana, hanno restituito anch'essi frammenti di cranio, qualche mandibola, numerosi denti ed un cubito attribuiti all'Australopithecus robustus . Considerazioni generali sull'AustralopithecusPer ciò che riguarda le due famiglie qui ricordate, è da precisare che il loro processo di ominazione è stato valutato in maniera differente dagli addetti ai lavori.L'antropogenesi è, infatti, per alcuni studiosi, un lento processo del divenire, e per altri, un cambiamento brusco che avviene in una "nicchia ecologica" per lo stabilizzarsi di certi caratteri ereditari insorti in comunità impossibilitate ad avere scambi di geni. Ciò è in parte vero, ma resta fermo però il fatto che l'uomo si è formato attraverso un processo naturale, attraverso mutazioni casuali e selezione naturale.Da un'origine umile, quale può essere anche quella della fase di Australopithecus, dalla competizione resa obbligatoria dalla pressione dell'ambiente, si sono effettuate invero quelle mutazioni cha hanno favorito alcuni, per emarginarne altri, provocandone addirittura l'estinzione. Non ci è dato fra l'altro di sapere molto, sia sulle cause dello sviluppo cerebrale di questi primati, né quali siano state con esattezza le cause dell'evoluzione che hanno condotto alla stazione eretta, propria degli ominidi più recenti. La parentela morfologica dei Primati dell'Africa australe con l'uomo non è certamente la sola e più importante scoperta di Dart e Broom.Sono importanti anche tutte le ipotesi di lavoro che da tali scoperte sono scaturite e che continuano ad impegnare, in maniera incessante, le menti dei ricercatori, spingendo nel contempo gli stessi ad approfondire le ricerche per trovare le soluzioni scientifiche delle varie teorie enunciate.C'è di certo che, al momento attuale, gli austrolopithecini possono essere suddivisi in due gruppi principali: uno di piccole dimensioni e l'altro di dimensioni maggiori. È oggi ormai accettato che i resti di Taung, Sterkfontein e Makapansgat appartengano tutti ad un'unica specie detta dell'Australopithecus africanus costituita da primati con piccolo cervello, di corporatura leggera ed agile ed in possesso della stazione eretta. Essi vivevano nelle caverne calcaree del Transvaal e nei loro dintorni. La loro alimentazione non doveva essere esclusivamente vegetariana, ma molto probabilmente era integrata da quella carnea. Tutto ciò indica che questi esseri dovevano esercitare anche qualche forma rudimentale di caccia e, quindi, servirsi di qualche arma od utensile.Gli Australopithecini più grandi di Swartkrans, Kromdraai ed Olduvai, sono anch'essi dei primati a cervello piccolo e denti eccezionalmente grandi. Noi non intendiamo, in questa sede, commentare se essi appartengano al genere detto Paranthropus o al genere Australopithecus, di certo resta solo il fatto che anch'essi rappresentano una fase preumana nell'evoluzione degli ominidi. Sarà il tempo e le future ricerche che potranno definitivamente chiarire quanta importanza essi abbiano avuto nella catena evolutiva e se effettivamente rappresentino uno degli anelli della nostra antropogenesi. L'Homo habilis (ora Australopithecus habilis)Nei giacimenti dell'Africa dell'Est, assieme ai resti dell'Australopithecus robustus, è stata rinvenuta in associazione un'industria su ciottolo. Quest'industria è stata per un certo tempo attribuita a questo ominide, finché la scoperta di un altro ominide, con capacità cranica più elevata, ha messo in dubbio tale ipotesi, facendo ritenere, al contrario, questo nuovo primate scoperto, il vero realizzatore di quegli strumenti primitivi. Proprio per questo motivo, al nuovo fossile ritrovato, sarà imposto il nome di Homo habilis.Esso rappresenta, in atto, la specie più antica del genere Homo. In possesso della stazione eretta e della bipedia, questo ominide ha già raggiunto una capacità cranica che va da 650 a 750 centimetri cubici Trasformazioni sensibili si sono effettuate nel frattempo sul suo cranio che ora possiede volta più alta, fronte bombata, occipitale più arrotondato. In esso sono già presenti elementi arcaici che si ritroveranno nel suo diretto discendente, cioè nell'Homo erectus. Questi caratteri sono fissati nella regione sopra orbitale, nella faccia alta e prognata, nei denti molto simili a quelli dell'uomo moderno. La prima scopertaNel 1959, nel livello I e Il di Olduvaì, datati un milione e 750 mila anni fa, Mary e L.S.B. Leakey scopriranno resti fossili difficilmente classificabili tra le specie conosciute.Nel 1960, alla sommità del livello I, verranno infine alla luce due frammenti di parietale, una mandibola con denti e qualche osso della mano, resti fossili tutti appartenenti ad un individuo di giovane età. Fu allora subito notato che la capacità cerebrale di questo individuo era di gran lunga più elevata di quella dell'Australopithecus e che i denti erano più piccoli, Il fatto di avere ritrovato, nel medesimo livello, numerosa industria litica, fece supporre che proprio quell'individuo poteva essere stato l'autore di quegli strumenti e che lo Zinjanthropus rinvenuto nello stesso livello poteva esserne stato la preda.Dopo tale scoperta altri fossili, attribuiti a questa nuova specie, saranno riconosciuti nei grandi giacimenti dell'Africa del Sud e dell'Est.I giacimentiI giacimenti che hanno restituito i fossili di Homo habilis sono:- Olduvai, che ha restituito il fossile OH 7, che comprende due parietali, la mandibola e qualche osso della mano. La capacità cranica di questo individuo è valutata a circa 650 cm. la sua forma, per la curvatura della scatola cranica, è molto vicina a quella dell'uomo. Anche la curvatura dell'arcata dentaria è molto vicina a quella dell'uomo ed i denti in particolare risultano di piccole dimensioni.Nel 1964, il rinvenimento delle ossa di un piede in connessione anatomica, doveva confermare la sua stazione eretta, la bipedia, nonché l'altezza, valutata all'incirca m. 1,40.Nel 1968, infine, veniva scoperto nel sito OK (livello 1), datato circa 2 milioni di anni fa, il cranio dell'Homo 24 di Olduvaì. La sua ricostruzione, dovuta a R.J. Clarke, evidenzia capacità cranica superiore a 600 centimetri cubici La faccia è meno prognata di quella dell'Australopithecus ed il torus supraorbitalis simile a quello dell'Homo erectus. Altre due calotte craniche, rispettivamente OH 13e OH 16, dovevano in seguito essere ritrovate in livelli superiori, datati tra 1,6 e 1,4 milioni di anni fa.- Koobi-Fora. Nel 1972, sul bordo del Lago Turkana, a Koobi-Fora, due altri crani, estremamente frantumati, dovevano infine venire alla luce ed essere indicati come KNM-ER 1470 e KNM-ER 1813 .La loro datazione è controversa, ma è stimata a circa un milione e 870 mila anni da oggi. Non è questo certamente l'unico caso in cui la datazione è ritenuta controversa e ciò perché i molti metodi adottati, a nostro giudizio, risultano ancora imprecisi ed occorre pertanto che siano ancor meglio perfezionati; solo i resti ritrovati in giacitura primaria possono, in effetti, indicarci l'epoca relativa alla loro presenza nel sito. Dal punto di vista anatomico, questi crani forniscono interessanti dati che sono: la volta cranica ormai arrotondata, la faccia alta, le orbite e le fosse nasali quasi umane, un torus supraorbitalis modesto ed un prognatismo marcato. La loro capacità cranica è stata stimata di circa 775 centimetri cubici. - La Valle dell'Omo. Qualche resto fossile, attribuibile all'Homo habilis è stato ritrovato anche in Etiopia, nella valle dell'Omo, proveniente dal livello G della formazione di Shungura. La sua datazione è compresa tra 1,8 e 2 milioni di anni fa. I resti comparabili con il reperto n, 24 di Olduvaì, sono costituiti da denti e qualche frammento del cranio. - Sterkfontein. Anche a Sterkfontein, il livello 5, datato da 1,5 a 2 milioni di anni fa, ha restituito molti resti fossili che possono essere considerati come appartenenti all'Homo habilis. Questi resti sono essenzialmente costituiti da denti e da frammenti di mascelle. Nel 1976, in questo giacimento veniva messo in luce anche un cranio completo: "STW 53". Questo fossile è malauguratamente deformato, ma molti paleontologi lo attribuiscono all'Homo habilis, cosi come altri resti ritrovati nel livello 1, datato da 1,5 a 2 milioni di anni fa.Oltre alle industrie, si attribuiscono all'Homo habilis, le prime strutture abitative, ritrovate nel sito DK 1 di Olduvaì, nel sito KBS ed in quello HAS; 2,5 milioni di anni fa, quindi, l'Homo habiis aveva attraversato la soglia dell'ominazione, incamminandosi verso il divenire del pensiero concettuale, proprio dell'Uomo. Secondo le più recenti valutazioni con l'Australopithecus habilis è stato incluso anche l'h