Non potremmo chiudere questo nostro lavoro senza parlare anche di quelle che comunemente vengono definite manifestazioni artistiche che sono state realizzate sicuramente da artigiani-stregoni, in possesso di uno spiccato senso estetico e di osservazione attenta del mondo circostante.Le manifestazioni artistiche siciliane, dovute prima ai popoli cacciatori e poi a quelli raccoglitori, dischiudono nuovi orizzonti non sempre facilmente interpretabili perché essenzialmente legati a simbolismi magico- religiosi, mentre, dal punto di vista artistico, un certo schematismo comincerà a manifestarsi a partire dal periodo detto Mesolitico.Dal punto di vista formale, due poi sono gli aspetti dell'arte paleomesolitica siciliana e cioè: quella parietale e quella mobiliare.Fra le pure manifestazioni d'arte mobiliare, ritrovate nell'isola, sono da annoverare innanzitutto i ciottoli dipinti con fasce di linee a bande parallele, due dei quali provenienti dalla grotta di Levanzo, nell'arcipelago delle Egadi dove, per la prima volta, nel 1950 fu anche scoperto un importante complesso di incisioni realizzate nello stile detto naturalistico. Detti ciottoli dipinti sono stati ritrovati fra il materiale rimaneggiato dell'Epipaleolitico e giustamente considerati come appartenenti agli orizzonti preneolitici della grotta.Alcuni di detti ciottoli sono stati recentemente ritrovati anche nel giacimento mesolitico di Punta Bianca.Sono poi da ricordare, sempre come manifestazioni d'arte mobiliare, le varie incisioni su liste di pietra della Grotta Giovanna, nei pressi di Siracusa, scoperte dal Cardini fra il 1967 e il 1968.Tali oggetti provengono dai livelli datati all'Epigravettiano finale e sono in prevalenza costituiti da blocchetti di calcare che portano tracciate incisioni lineari consistenti in gruppi di segni formanti fasce di linee subparallele, a volte molto ravvicinate fra di loro.Fra questi è stata anche rinvenuta una lista di pietra, di forma trapezoidale, su cui risulta inciso un toro mancante della testa, per antica frattura, eseguito nello stile detto mediterraneo, di tipo naturalistico: l'animale ha torace possente, esili e corte zampe e lunga coda.Altra figura di bovide è stata ritrovata, incisa su di un blocco di pietra, nel deposito epipaleolitico della grotta di Levanzo.Quest'ultimo reperto potrebbe però essere un frammento distaccatosi dalla parete della grotta stessa.Per ultimo altri due esemplari d'arte mobiliare sono stati recuperati dal Centro; il primo consiste in una scheggia silicea sul cui cortice risultano incise una serie di linee, in alcuni punti intersecantesi. Questo reperto, proveniente dal giacimento della grotta dell'Acqua Fitusa, è stato ritrovato attaccato alla parete di destra.La seconda manifestazione d'arte mobiliare consiste invece in un bellissimo cervide inciso su di una lista di calcare, recuperata a S. Stefano di Quisquina in una località posta vicino alla Diga del Leone, località detta proprio Valle del Cervo.Il singolare pezzo è stato ritrovato in un riparo sotto roccia e consegnato al Centro che recentemente ha effettuato una prospezione sul luogo del rinvenimento, recuperandovi frammenti di ossa e resti di corna di cervo, oltre ad alcune punte a dorso abbattuto ed una placchetta con incisi alcuni segni lineari di difficile interpretazione. Il cervide è raffigurato in movimento, con vivo stile naturalistico ed è stilisticamente paragonabile con le più nobili manifestazioni artistiche presenti nella grotta di Levanzo.Altre testimonianze d'arte figurativa, attribuibili al Paleo-epipaleolitico, come è noto, sono state ritrovate oltre che nell'isola di Levanzo, nelle grotte dette dell'Addaura I e Il, nella grotta di Niscemi, sul Monte Pellegrino ed in quelle dette dei Puntali, Zà Minica, oltre che in quelle dell'isulidda e nella grotta Racchio, presso Trapani.Le difficoltà che si incontrano per determinare cronologicamente tutte queste manifestazioni artistiche parietali, sono le stesse di quelle riscontrate per le incisioni e pitture franco-cantabriche; esse sono comunque da assegnare a momenti diversi dello sviluppo dell'arte mediterranea.Prima di parlare più dettagliatamente di tali opere d'arte, ci sembra anche opportuno soffermarci su di un tipo di manifestazioni grafiche che solo da pochi anni, sempre più numerose, vengono ad essere scoperte anche in Sicilia.Si tratta di segni, più o meno profondamente incisi e più o meno intensamente raggruppati, la cui area di distribuzione è stata individuata estendersi dalle Alpi alla Sicilia.Intendiamo qui parlare di alcuni segni lineari che possono o sovrapporsi a figure realizzate in stile naturalistico, come nella grotticella detta della Zà Minica, dove segni profondi verticali incidono la figura di un cervo realizzata con tratto più sottile.In Sicilia la scoperta di tali manifestazioni grafiche si deve alla paziente e tenace ricerca di G. Mannino che, oltre a quelle prima citate, rinvenute nella grotta della Zà Minica, ne ha scoperto numerose altre fra le quali le più importanti sono quelle ubicate nella grotta di Pizzo Muletta a Capaci, nel Riparo Armetta (Palermo), nella grotta della Montagnola di S. Rosalia (Palermo), nelle grotte della Salinella, di Racchio e Giglio (Trapani), in quelle delle Giumente (Cefalù), di Miceli (Scurati) e di S. Teodoro (Messina).Dette incisioni, è da precisare, sono presenti anche nel Nord Africa e definite col termine di traits capsien.LE MANIFESTAZIONI D'ARTE PARIETALE DELLA GROTTA GENOVESI NELL'ISOLA DI LEVANZO.Le incisioni della grotta di Levarizo sono state ritrovate sull'omonima isoletta dell'arcipelago delle Egadi, che dista oggi pochissimo dalla terra ferma, ma che fu certamente unita alla Sicilia nell'ultimo glaciale.La grotta si apre a circa 30 metri di altezza dall'attuale livello marino, in una piccola cala detta dei Genovesi.Essa è distinta in due parti: una camera esterna normalmente illuminata, che ha restituito un deposito datato al Paleolitico superiore finale, sormontato da livelli Neo-Eneolitici ed una retrogrotta, completamente al buio, accessibile attraverso uno stretto cunicolo, che presenta sulle pareti e le incisioni paleolitiche e le pitture in nero datate al neo-eneolitico.Le incisioni paleolitiche sono state effettuate, in massima parte, con tratto sottile che è pertanto difficilmente rilevabile, se non illuminato a luce radente; altre incisioni sono state al contrario effettuate con tratto marcato e quindi facilmente riscontrabili.Le figure, che rappresentano quasi tutte soggetti zoomorfi, sono realizzate con stile schiettamente naturalistico, di tipo mediterraneo con la quasi totale assenza di particolari incisi all'interno della linea di contorno che traccia il profilo delle figure stesse, eccezion fatta, in alcuni casi, dove delle linee delimitano gli occhi o segnano le narici.Vi si nota una rappresentazione costante del profilo delle corna dei bovidi che risultano rivolte sempre in avanti e spesso indicate con un solo tratto; nel caso in cui vengano indicate tutte e due le corna, esse risultano ampiamente estese, con profilo aperto all'apice.Fra le incisioni di bovidi sono maggiormente da ricordare la figura di un toro in corsa, dal corpo massiccio, al di sopra del quale è incisa la testa di una mucca, vista di fronte, a contorno continuo, con corna aperte ed orecchie orizzontali e quella di un toro che segue una vacca, tenendo la lingua all'infuori, cosi come una grande testa di toro e parziale piccola figura umana in atteggiamento di corsa incisa al di sotto.Le figure di equidi, che riproducono verosimilmente l'Equus asinus hidruntinus, sono anch'esse numerose come numerose sono anche le figure di cervidi e fra queste quella di un cerbiatto che volge la testa e che spicca fra le altre incisioni per bellezza ed armonia di forme.Le figure di animali ammontano in totale a 29, mentre altre 3 sono relative ad altrettante figure umane riunite ad eseguire probabilmente una danza; in tale composizione la figura posta a destra è tracciata in posizione frontale, con braccia ad arco, piegate verso il basso e con segnate le dita della mano sinistra; le gambe risultano poi leggermente divaricate e la testa sembra essere ornata da un copricapo o maschera, dal quale scendono due linee nastriformi, mentre quattro bracciali risultano segnati sull'arto superiore sinistro; la figura centrale è poi raffigurata con barba fluente o ornamento della maschera che sovrasta una sorta di scudo dal quale fuoriescono solo gli arti inferiori, con segnate, nel piede sinistro, le dita. Sia la maschera che lo scudo risultano ornate da tacche laterali che potrebbero rappresentare anche punti di sutura se gli elementi si considerano costituiti da pelli o da fibre vegetali intrecciate.La figura posta a sinistra sembra poi rappresentare, ma molto più schematicamente, un orante o un danzatore, a braccia alzate, con maschera a testa di uccello; in detta figurina non risultano però incisi gli arti inferiori; tutta la scena è sormontata da una serie di linee parallele interrotte, poste al di sopra e trasversalmente alle figure stesse e che potrebbero voler rappresentare un corso d'acqua.Questo complesso figurativo è facilmente riconducibile all'arte antropomorfa franco - cantabrica, anche se mostra caratteri spiccatamente propri.Fra le manifestazioni pittoriche presenti nella grotta è inoltre da ricordare anche un'unica figurina umana dipinta in rosso, rappresentante un soggetto in posizione semidistesa con testa forse anch'essa coperta da maschera o cappuccio dal quale discendono, anche qui elementi nastriformi. E proprio il particolare della testa, a forma di cuneo, che suggerisce la contemporaneità di questo soggetto con le figurine graffite, prima illustrate. La grotta dell'Addaura.Ubicata sul Monte Pellegrino la grotticella detta dell'Addaura si apre su di una parete a strapiombo volta verso il mare; l'interno è, per il suo ampio ingresso, completamente illuminato dalla luce del sole.Anche questa grotta, come le altre fin qui scoperte, risultò svuotata del suo contenuto.Le incisioni che vi sono state scoperte suscitano particolare interesse perché sono costituite prevalentemente da figure umane, incise a formare una composizione che può considerarsi unica nel suo genere sia per la provincia mediterranea che per quella franco-cantabrica.I pochi animali raffigurati si trovano al di fuori di una scena centrale che è la più importante; essi sono rappresentati da un cervide posto in basso e che sfiora obliquamente la scena che a sua volta è delimitata da equidi e bovidi posti ancora più in basso e dei quali uno risulta spostato a sinistra ed in alto.La scena centrale è costituita da undici o dodici personaggi (il dodicesimo è incompleto e realizzato a tratto sottile) rappresentati la maggior parte di profilo e quasi tutti all'impiedi; solo due figurine risultano appoggiate a terra con il corpo arcuato e gambe fortemente flesse all'indietro; di queste due incisioni, la figura posta più in alto ha le braccia poggiate in avanti, mentre le caviglie sembrano legate da una corda che passa parallelamente alla spina dorsale ma che in realtà risulta non attaccarsi a nessun'altra parte del corpo; un profondo solco segna poi il torace della figurina posta in alto, mentre due incisioni lineari più sottili indicano il perizoma dei due soggetti, legato ai fianchi.Sottostante alla figura precedente si scorge quella dell'altro personaggio,pressappoco nella stessa posizione innaturale con la sola variante che le braccia, questa volta, sono ripiegate su se stesse e le mani poste dietro la nuca; anche in questo caso una linea incisa corre parallelamente alla spina dorsale. Tutti e due i soggetti sembrano essere barbuti ed il sesso o gli astucci penici risultano in ambedue fortemente marcati; dei due soggetti poi uno ha capigliatura folta, l'altro sembra esserne privo.Fra le figure poste all'intorno, quelle in alto formano un gruppo di tre e sono costituite da due personaggi raffigurati di profilo, mentre quello centrale è l'unico ad essere posto di fronte, con braccia alzate, cosi come la figura di destra; dei tre personaggi almeno due sembrano poi portare una maschera di uccello ed il terzo o una maschera di altro animale o una folta capigliatura.Altro gruppo di tre personaggi risulta poi posto in basso e trasversalmente; il primo di essi indossa chiaramente una maschera di uccello e regge una lunga asta, quello centrale è poi rappresentato in posizione flessa come per voler osservare più da vicino la scena centrale, mentre quello posto all'estrema destra sembra atteggiare ad un movimento di danza cosi come potrebbe farlo anche il precedente.Fra i due gruppi, superiore ed inferiore, altre tre figure risultano poste rispettivamente due a sinistra ed una a destra dei corpi giacenti. Le incisioni eseguite a sinistra raffigurano in particolare due personaggi, l'uno di fronte all'altro, uno maschile con folti capelli, l'altro femminile con capelli fluenti sulle spalle.Il personaggio posto a destra sembra invece tenere anch'esso una lunga asta nella mano sinistra, cosi come il primo dei personaggi posti in basso.Fra il cervide e gli equidi, che non fanno certamente parte della scena, sono poi raffigurate altre quattro figure umane di cui tre che si sposta no verso sinistra; in particolare una di esse sembra rappresentare una donna gravida che porta un grosso fardello sulle spalle, mentre l'altro soggetto, maschile, tiene appoggiate sulle spalle o una fascina di legna o delle aste; la terza poi sembra seguire il cervide e la quarta, posta al di fuori della composizione, un bovide che però risulta tracciato in stile diverso.Cosa stia a significare la scena centrale è problematico a dirsi.Ad essa sono stati attribuiti diversi significati, fra i quali quello di un rito di iniziazione, quello della rappresentazione di giuochi acrobatici, eseguiti da gruppi rivali, e ciò per la diversa acconciatura dei soggetti od, infine, quello relativo alla rappresentazione di un sacrificio per autostrangolamento, e ciò in base alle linee segnate parallelamente alla spina dorsale interpretate come delle corde atte a formare un cappio.In tutto il complesso analizzato sembra che gli animali e le figurine umane, ad essi più o meno legate, appartengano ad un periodo diverso della composizione centrale; tuttavia, una parte delle incisioni, anche se segnate con tratto più sottile, risultano eseguite con lo stesso stile verista e dinamico, riconosciuto alle figure antropomorfe; in particolare i cervidi (relativamente ad uno di essi è stata tracciata la sola testa che risulta realizzata a tratto sottile e sottoposta alla figura umana posta più in alto e a destra), e gli equidi, mostrano evidenti rassomiglianze stilistiche con le incisioni riscontrate nelle pareti della grotta di Levanzo.Le due figure di bovidi sono al contrario da ritenere realizzate sicuramente in un periodo posteriore, anche se cronologicamente non molto lontano, perché trattati in maniera meno naturalistica e più schematica, mente nella grotta detta dell'Addaura II, posta alla sinistra della precedente, sono state scoperte altre incisioni, fra le quali spiccano per bellezza due figure di bovidi, incise nello stesso stile schematico dei precedenti. La grotta Niscemi e le ulteriori incisioni scoperte.Sempre sul Monte Pellegrino, ma nel versante opposto che guarda Palermo, è stata scoperta neI 1954 un'altra grotticella dove sono state ritrovate alcune incisioni che rappresentano tre tori e due equidi che risultano stilisticamente assimilabili alle incisioni dell'Addaura e di Levanzo, rientrando cosi nello stile naturalistico mediterraneo.Ulteriori incisioni sono state, in questi ultimi anni, scoperte, come già detto, ad opera di Giovanni Mannino. Le più importanti, oltre a quelle lineari, sono state rinvenute nella grotta Racchio, dove si riscontrano incise figure di cervidi, cosi come nella grotticella detta della Zà Minica dove sono state individuate anche delle figure dipinte di età post-paleolitica.Una coppia di equidi, unitamente a quella di un probabile cervide incompleto, è stata segnalata nella grotta dei Puntali presso Palermo.